lunedì 30 settembre 2013

ARRIVO A PAVIA E NON MI FERMO UN ATTIMO

 


Sto scrivendo da un computer che non è mio. Si sta rivelando molto più complicato di quello che pensassi; per capire anche solo come respirare con Linux ci vuole  tempo.

Io non ne ho.
 
Sono le nove e mezza. Per le dodici e trenta dovrò recarmi (vestito elegante) in un locale - non bene precisato - 'ove si svolgerà la festa di laurea di una ragazza che non ho mai visto (e viceversa),  nella quale reciterò il ruolo di "postino", come in quell'orrido programma condotto dal marito di Costanzo  "C'è posta per te" (e per la maijiala della tu ma').  

Dovrò pantomimare una scenetta simpatica - perché gli universitari sono simpatici - di fronte ad amici e parenti di una persona non amica e non parente.

Lo faccio per amici di amici.

Qui a Pavia funziona tutto così. 

Esci di casa, ti reci in un locale.
Fai cose, conosci gente.
Finito di fare\conoscere le nuove conoscenze vieni invitato a casa loro, oppure ad andare con loro a casa di loro amici - che non sono amici tuoi, però che conoscerai e, forse, diventeranno tuoi amici e non saranno più soltanto amici di cononscenze (che  magari nel frattempo  sono diventati amici, il che li eleva dal rango di "semplici conoscenze" ad "amici".

Finito di fare e conoscere gli amici delle conoscenze può capitare che alcuni di questi perpetuino la catena di Sant'Antonio, invitandoti ad andare con loro a casa di amici di secondo e terzo grado.

E via.

Intanto, cosa succede?

Ti ritrovi a cibarti di patatine, noccioline, pizzettine, tutti cibi "ini" che, seppur siano di piccole dimensioni, a livello psico-gastro-intestinale rappresentano una minaccia paragonabile all'agente arancio usato dagli americani per portare la loro Democrazia in Vietnam.

Sono arrivato a Pavia questo venerdì alle 15; solo stamattina sono riuscito a fare la cacca. Ciò la dice lunga su come questo pulcino di 29 anni si senta un po' sperduto, in terra semi straniera, e con lo sfintere contratto (a tempo indeterminato).

Sommateci un'alimentazione non proprio macrobiotica ed eccomi: sono un silos pieno di merda che va in giro a stringere la mano alla gente.

Ricordassi metà dei nomi delle persone che mi sono state presentate\alle quali mi sono presentato, penso che dovrei comprarmi un hard disk cerebrale esterno per non andare in sovraccarico, perché nella mia testa ci sono giga di dati, di facce, di nomi, di voci, di associazioni. Tutti mischiati

E' tutto incasinato.

Presto registrerò il mio disco, farò concerti, interviste radiofoniche, parteciperò a raccolte fondi per sostenere la mia etichetta discografica, la "Red Plastic Label".

E stringerò la mano a tanta altra gente. 
Alla quale leggerò il proprio tema natale.

E' divertente; un ottima tattica per conoscere le donne senza sentirmi in colpa.
Non so se sapete cos'è il Tema natale; col cazzo che sto qui a spiegarvelo.

Posso solo dirvi che è collegato all' astrologia e - si sa - le donne sono attratte dal cielo, dall'Aria, dall'Oroscopo, da tutto ciò che riguarda i cazzi degli altri (non è un gioco di parole brutto; inteso come "fatti altrui").

Immaginatevi questa scena.
Arrivo in un posto (ovviamente) pieno di gente dove non conosco nessuno.
Come faccio ad attaccare bottone?
Utilizzo questo strumento; non riesco a fare altrimenti.
E C'è anche il lato comico:

 PROTOTIPO DI CONVERSAZIONE

- Ciao, sono Andrea.
- Piacere, (Nome  [che non ascolto mai, perché sono un fottuto narcisista]).
- Ti ricordi a che ora sei nata?
- Mi sembria... alle (ore:minuti)... perchè?
- Voglio vedere il tuo tema natale.
- Cos'è?
- Un modo campato in aria per conoscerti  dettagliatamente, così, invece di perder tempo parlando di cazzate noiose  (dalle quali [forse] otterrò  materiale per formularmi una idea grossolanamente approssimativa su chi sei) potrò inquadrarti nel tuo intimo, e nel frattempo raccontarti cose di te stessa che (forse) ti aiuteranno a capire come stai messa di cervello, che strategie dovrai utilizzare per non continuare a cadere nei soliti tranelli che tu stessa escogiti per farti scacco matto da sola
-Be', anche se sono appena arrivata, devo assolutamente scappare lontano da 'sta gabbia di matti.

Il finale è un pochino ironico e gonfiato; non escludo che (almeno) un paio di persone possano averlo pensato sul serio.
E li capisco. 
Anche se non li perdonerò mai.

All'università non sono mai andato; oggi mi rendo conto che questo stile di vita è impegnativo.

Nel senso: 

1) Ma quando cazzo si mangia qualcosa di decente, stando seduti e non in piedi come dei cazzo di bersaglieri (perché se volevo fare il bersagliere mi arruolavo da quegli stronzi coi calzoncini e la trombetta) ?

2) Quand'è che ci si ferma cinque minuti e si resta senza fare\dire niente?

3) Quand'è che arriva un attimo di silenzio da contemplare?

4) Miei cari giovani universitari, sapete che esiste una condizione di statica quiete chiamata "pace"?

Se sì, 

5) sapete che la si raggiunge anche senza ingurgitare caramelle psicotrope o ettolitri di alcoolici dell'Eurospin\Lidl\In's e altri discount per disperati?

Certo, se mi ostinerò a chiedere i propri dati personali a perfetti sconosciuti  (manco fossi uno della Digos) sarà difficile ottenere la condizione di cui si è parlato nei punti 3 e 4.
Tutto dipende da me.
Intanto... foste interessati... ricordate a che ora siete nati?
Potrei leggervi il tema natale; così, tanto pe' sparà due cazzate in compagnia senza essere obbligati a mangiare pizzette semi surgelate








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