lunedì 30 settembre 2013

ARRIVO A PAVIA E NON MI FERMO UN ATTIMO

 


Sto scrivendo da un computer che non è mio. Si sta rivelando molto più complicato di quello che pensassi; per capire anche solo come respirare con Linux ci vuole  tempo.

Io non ne ho.
 
Sono le nove e mezza. Per le dodici e trenta dovrò recarmi (vestito elegante) in un locale - non bene precisato - 'ove si svolgerà la festa di laurea di una ragazza che non ho mai visto (e viceversa),  nella quale reciterò il ruolo di "postino", come in quell'orrido programma condotto dal marito di Costanzo  "C'è posta per te" (e per la maijiala della tu ma').  

Dovrò pantomimare una scenetta simpatica - perché gli universitari sono simpatici - di fronte ad amici e parenti di una persona non amica e non parente.

Lo faccio per amici di amici.

Qui a Pavia funziona tutto così. 

Esci di casa, ti reci in un locale.
Fai cose, conosci gente.
Finito di fare\conoscere le nuove conoscenze vieni invitato a casa loro, oppure ad andare con loro a casa di loro amici - che non sono amici tuoi, però che conoscerai e, forse, diventeranno tuoi amici e non saranno più soltanto amici di cononscenze (che  magari nel frattempo  sono diventati amici, il che li eleva dal rango di "semplici conoscenze" ad "amici".

Finito di fare e conoscere gli amici delle conoscenze può capitare che alcuni di questi perpetuino la catena di Sant'Antonio, invitandoti ad andare con loro a casa di amici di secondo e terzo grado.

E via.

Intanto, cosa succede?

Ti ritrovi a cibarti di patatine, noccioline, pizzettine, tutti cibi "ini" che, seppur siano di piccole dimensioni, a livello psico-gastro-intestinale rappresentano una minaccia paragonabile all'agente arancio usato dagli americani per portare la loro Democrazia in Vietnam.

Sono arrivato a Pavia questo venerdì alle 15; solo stamattina sono riuscito a fare la cacca. Ciò la dice lunga su come questo pulcino di 29 anni si senta un po' sperduto, in terra semi straniera, e con lo sfintere contratto (a tempo indeterminato).

Sommateci un'alimentazione non proprio macrobiotica ed eccomi: sono un silos pieno di merda che va in giro a stringere la mano alla gente.

Ricordassi metà dei nomi delle persone che mi sono state presentate\alle quali mi sono presentato, penso che dovrei comprarmi un hard disk cerebrale esterno per non andare in sovraccarico, perché nella mia testa ci sono giga di dati, di facce, di nomi, di voci, di associazioni. Tutti mischiati

E' tutto incasinato.

Presto registrerò il mio disco, farò concerti, interviste radiofoniche, parteciperò a raccolte fondi per sostenere la mia etichetta discografica, la "Red Plastic Label".

E stringerò la mano a tanta altra gente. 
Alla quale leggerò il proprio tema natale.

E' divertente; un ottima tattica per conoscere le donne senza sentirmi in colpa.
Non so se sapete cos'è il Tema natale; col cazzo che sto qui a spiegarvelo.

Posso solo dirvi che è collegato all' astrologia e - si sa - le donne sono attratte dal cielo, dall'Aria, dall'Oroscopo, da tutto ciò che riguarda i cazzi degli altri (non è un gioco di parole brutto; inteso come "fatti altrui").

Immaginatevi questa scena.
Arrivo in un posto (ovviamente) pieno di gente dove non conosco nessuno.
Come faccio ad attaccare bottone?
Utilizzo questo strumento; non riesco a fare altrimenti.
E C'è anche il lato comico:

 PROTOTIPO DI CONVERSAZIONE

- Ciao, sono Andrea.
- Piacere, (Nome  [che non ascolto mai, perché sono un fottuto narcisista]).
- Ti ricordi a che ora sei nata?
- Mi sembria... alle (ore:minuti)... perchè?
- Voglio vedere il tuo tema natale.
- Cos'è?
- Un modo campato in aria per conoscerti  dettagliatamente, così, invece di perder tempo parlando di cazzate noiose  (dalle quali [forse] otterrò  materiale per formularmi una idea grossolanamente approssimativa su chi sei) potrò inquadrarti nel tuo intimo, e nel frattempo raccontarti cose di te stessa che (forse) ti aiuteranno a capire come stai messa di cervello, che strategie dovrai utilizzare per non continuare a cadere nei soliti tranelli che tu stessa escogiti per farti scacco matto da sola
-Be', anche se sono appena arrivata, devo assolutamente scappare lontano da 'sta gabbia di matti.

Il finale è un pochino ironico e gonfiato; non escludo che (almeno) un paio di persone possano averlo pensato sul serio.
E li capisco. 
Anche se non li perdonerò mai.

All'università non sono mai andato; oggi mi rendo conto che questo stile di vita è impegnativo.

Nel senso: 

1) Ma quando cazzo si mangia qualcosa di decente, stando seduti e non in piedi come dei cazzo di bersaglieri (perché se volevo fare il bersagliere mi arruolavo da quegli stronzi coi calzoncini e la trombetta) ?

2) Quand'è che ci si ferma cinque minuti e si resta senza fare\dire niente?

3) Quand'è che arriva un attimo di silenzio da contemplare?

4) Miei cari giovani universitari, sapete che esiste una condizione di statica quiete chiamata "pace"?

Se sì, 

5) sapete che la si raggiunge anche senza ingurgitare caramelle psicotrope o ettolitri di alcoolici dell'Eurospin\Lidl\In's e altri discount per disperati?

Certo, se mi ostinerò a chiedere i propri dati personali a perfetti sconosciuti  (manco fossi uno della Digos) sarà difficile ottenere la condizione di cui si è parlato nei punti 3 e 4.
Tutto dipende da me.
Intanto... foste interessati... ricordate a che ora siete nati?
Potrei leggervi il tema natale; così, tanto pe' sparà due cazzate in compagnia senza essere obbligati a mangiare pizzette semi surgelate








lunedì 23 settembre 2013

ELOGIO A DAWSON'S CREEK E AL SUO IMPECCABILE CIARLARE



Ho ricominciato a vedere Dawson's Creek.
Avevo il cofanetto della prima stagione a casa dei miei. Una sera, in vena di nostalgia programmata, ho pensato quasi quasi mi faccio un tuffetto nei miei male assortiti sedici anni.

Se quando lo vidi la prima volta rimasi folgorato (io ero Dawson), rivisto cogli occhi di oggi non posso che amplificare l'atavico giudizio: 'sto polpettone melodrammatico (non è altro che una telenovella stile “Sentieri” basata su psicocazzate di adolescenti che parlano peggio di ingegneri quarantenni) è veramente, veramente un capolavoro.

Lo avete mai visto?
La trama è semplice: gruppetto di ragazzi di provincia crescono.
Passo per passo, gli spettatori li seguono nel cammino della loro vita (dei personaggi e degli spettatori).

Direte: Embè? Chi cazzo se ne frega?
Esatto. È questo lo spirito giusto.

Potrei imbrattare pagine parlando degli “anziani ragazzini” di Capeside; visto che ho bisogno di lanciare il cervello a briglie sciolte, vorrei elaborare questa parentesi affettiva con una sorta di pseudo dialogo à la Dawson's Creek per incuriosire, invogliare i neofiti dipingogli un acquarello generale per dargli una vaga idea di cos'è 'sto telecult di fine anni 90.

N.d.R.: Tenete a mente: il seguente dialogo (inventato da me e alquanto riassuntivo della mitologia Creekiana) avviene tra sedicenni con alle spalle genitori dal cervello di un vero sedicenne del mondo reale.

  • Come ti senti Joy?
  • È... come... come se tutto fosse sbagliato. Capisci, Dawson? Quand'era chiaro che ormai l'avevo irrimediabilmente perso, è stato come se la vita mi avesse voltato le spalle. Ho capito di essere sola. Capisci Doooson? A sedici anni sono sola al mondo.
  • Daaai, Giòòòòi, Non essere così tragica. Hai un gruppo di amici che ti adora e ti stima per quella che sei. Puoi essere te stessa senza che nessuno ti giudichi.
  • Ah, sì? Davvero? E tu che ne sai di come sono.
  • Sei la brillante, simpatica, tenera, cinica, spietata ragazzina che conosco da quando sono nato. Sei... sei Gioooi!
  • Sentitelo. Facile per te fare complimenti. Ma guardati. Hai la vita perfetta, genitori perfetti, un futuro brillante che devi solo abbracciare, mentre io devo sgobbare e sarà così tutta la vita. Tu andrai a Hollywood, conoscerai Spielberg, conoscerai un sacco di gente nuova e ti scorderai di tutti noi. Io morirò qui a Capeside.
  • Gioooi... io non ti capisco. Perché devi sempre buttarti giù in questo modo. Non è mica la fine del mondo. Hai sedici anni. Sei stata mollata. Succederà altre volte. È la vita.
  • Ahhh, è arrivato l'Esperto.
  • Perché mi tratti così? Stai deliberatamente gettando nel fiume l'aiuto e il sostegno di un amico sincero e premuroso che ti ha sempre supportato, che ha sempre creduto in te e che crede in te. Perché ti stai trattando in questo modo?
  • Scusami, Doooson, è che mi sento emotivamente instabile. Capisci? Rispunta dal nulla mio padre e come in un sogno torniamo una famiglia felice. Neanche un mese dopo sono costretta a registrare la confessione che lo farà tornare dentro per spaccio di Mahaharijuhaaana. Poi Jeeek si dichiara gay. Adesso... ma sì, è una sciocchezza.
  • Sapevi benissimo a cosa saresti andata incontro quando è tornato il Signor Potter.
  • Cosa stai insinuando, Doooson?!
  • ... niente.
  • Stai forse dicendomi che quella teppa del “Signor Potter” è soltanto uno spacciatore senza cuore che ha abbandonato la figlia piccola e sua sorella incinta di un uomo di colore in una bigotta cittadina di provincia?
  • Hai detto tutto quanto da sola. È questo che pensi di te stessa?
  • Ahh, perfetto. L'amico che sbandierava saldi principi presentandosi come l'araldo supremo dei buoni sentimenti, baluardo portatore di comprensione e aiuto si riconverte in doppiogiochista rivendendo agli amici i suoi pensieri come fossero nati dal giudizio degli altri. Ottima strategia, Doooson.
  • Ti sono vicino. Litigare è l'ultima cosa che voglio a questo mondo. Io ti amo.
  • Ormai è troppo tardi. Non pensavo che potessi essere così egoista, presuntuoso e... sei cattivo.
  • Jooooi, io...
  • Ma levati, va'.

e poi si scannano.
Poi ci sono le musichette tristi con lamentose voci femminili che cantano di amori perduti, e si vede Joy che serve ai tavoli del suo ristorante con faccetta depressa, Dawson che passeggia per i pontili di Capeside con il musetto avvilito – intanto succedono i cazzi degli altri personaggi - , poi i due si rincontrano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, parlano, forse ri-litigano e alla fine fanno pace, così, dopo un paio di episodi potranno scannarsi daccapo, per poi poter rifare i musetti, camminatelle, parlare, parlare, parlare, parlare, parlare, infine riappacificarsi ad oltranza.

Perché l'amore è bello se è litigarello.

La penso diversamente; litigare mi sta sui coglioni.
Ma che ce le siamo inventate a fare le donne, se non per spronarci a prendere le grandi decisioni della vita previo tarpatura di coglioni?

Già.

Se non avete già abbastanza problemi da risolvere, crearvene di nuovi grazie all'ausilio della logorrea di Dawson's Creek è un'ottima opzione: pratica (basta avere a disposizione 45 minuti al giorno liberi), semplice (basta spingere “Play” e lasciarsi travolgere dalle pippe mentali), gratuita (le 5 serie, in lingua italiana, si trovano molto facilmente e si scaricano in pochissimo tempo - visto che le hanno messe in condivisione centinaia di pii utenti).

Cosa aspettate?
Che il Problema sia con voi.

Arriverete ad identificarvi con questi anziani giovani, gli vorrete sempre più bene, lo consiglierete ai vostri amici, quanto accaduto a voi succederà anche a loro, vi ammalerete insieme, e passerete interi pomeriggi a parlare, parlare, parlare, parlare, parlare, parlare, parlare, parlare di ciò di cui i personaggi di Dawson's Creek hanno parlato, parlato, parlato, parlato, parlato, parlato, parlato.

Vi ho dato una nuova ragione di vita.
Cosa volete di più?
Volete che ne parliamo?
Che parlino Loro.

Penso che il mio tempo sia giunto.
Non ho scritto tanto come al solito; ho un po' di cosette da fare e il tempo (anche se non esiste) mi stringe i testicoli in una morsa gelata (che io sto facendo esistere).

Ci vediamo settimana prossima.

Scriverò il post in quel di Pavia, dove andrò a registrare il mio primo album solista.
Io, la mia Ibanez acustica, e la musica creata in questi 2 anni di vita valeggiana.

Quando sarà pronto vi farò sapere come e dove compralo.
Perché se non lo comprerete verrò a prendervi sotto casa, uno a uno a uno a uno a uno.
Tutti e voi 5, miei Amati Lettori.

Perciò (per concludere con una citazione di “Clerks2”) Incrociate le dita per me... forse dovreste incrociare anche i cazzi.

lunedì 16 settembre 2013

SONO TORNATO: UN PO' DI CAZZATELLE PIU' UNA STORIA NATA DAL NULLA

Da dove iniziare?
Come riassumere quasi due mesi (corrispondenti a 8 post) di assenza internettale?
Potrei fare un elenco delle innumerevoli, meravigliose, terrorizzanti cose che mi sono fatto capitare da (fine) luglio ad oggi.
E forse e quel che farò.
O forse no.

Ecco da dove potrei iniziare; oggi è il 16 settembre... vi dice niente?
Per me il 16 settembre è l'anniversario della storica telefonata che diede vita al mito di Mario Magnotta.

Per il resto, vi sono mancato?

Com'è stato, vivere un agosto intero senza il Vostro Antitarantola?
Una volta vi deprimevo con le mie lamentele, adesso vi do consigli positivi su come fanculizzarvi la vita ben benino; più di tanto non posso esservi mancato.
Questo è un argomento già toccato in precedenza, quando m'accorsi che più il contenuto del blog diventava “lucente e speranzoso”, più le visite precipitavano a Torre Gemella, il che mi portò a una serie di considerazioni (alquanto plausibili) che mi spinsero a riformulare la linea editoriale in...

…che cazzo sto dicendo?
Ebbasta, no?
Avete ragione
Chi ha ragione?!
Loro.
Loro chi?
… ho scordato le medicine.
Se arriverete alla fine del post capirete “quali” e “perché”.

Eccomi.
Ri-eccomi.
Forse un po' diverso.
Collo torto, culo traverso.
L'universo, riverso, dal cuore convesso, gioca la matrice dell'inespresso, indefesso, chiuso a chiave nelle piastrelle d'un cesso, decesso, senza sesso, maldestro, una pippa tiratami ad arte da un ambidestro, nell'astro, soffro di claustro – fobia, paura che t'intortelli zia, portata via, blindata ar gabbio per du' etti de maria, polizia, sbirro infame bastardo, petardo, fotto te col manganello sull'altare a San Gerardo, e sul più bello Yo, yo, baby yo.

Non è poi così difficile rappare, basta andare di libere associazioni in rima.
Pensate un po': se dici tutto quello che ti viene in mente purché tu sia capace d'inscatolandolo in uno pseudo contesto, facendo in modo che le sillabe finali di determinate parole coincidano con le sillabe finali dell'ultima parola del verso successivo sei un rapper; se paghi100€ l'ora per sederti su un divanetto affianco a un uomo/donna che prende appunti mentre fai la stessa cosa (non necessariamente in rima) sei un poverino in analisi.

Forse lo Ying Yang voleva dirci anche questo.

Basta.
D'ora in poi sarò serio e diligente.

… siete ancora lì?

Ancora lì, anche se sono serio e diligente?
Bravi.
Corroboriamoci l'anima con una vagonatella di minchiate; spariamo un po' di cazzate, sperando che le canne fumanti della camorra non rispondano con spari di polvere da.

… questo pensiero era alquanto baustelliano... eh?

È possibile tornare sui propri passi in luoghi che non siano spiagge o un campi innevati?

Quando mi chiedono se vedo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, la prima cosa che mi viene in mente è se l'interlocutore abbia effettivamente smesso di bere per il suo bene o se non beva per dimostrare al Sistema che sta facendo il Bravo (quando nella sua mente ferita passa tutto il giorno a pensare alla bottiglia).
Andare in comunità non è la soluzione; sì, impari a coltivare orticelli, a vivere con 10 sigarette al giorno, a comunicare apertamente i tuoi stati emotivi di fronte a tante persone, a intrecciare cesti di vimini, a fare orribili portacenere col Das e a dipingere quadri naif, ma una volta che sei fuori da quel “microcosmo ovattato” costruito lontano dal mondo reale invaso da problemi reali, non puoi che ricordarti molto chiaramente perché iniziasti.
E il giro di giostra ricomincia daccapo.
Altro che “10 passi”; 20 shottini.

Fosse vero che “siamo ciò che mangiamo”, allora io sono un insalata con poche foglie in testa e un cervello di patate al forno.

Con la favola di Babbo Natale i genitori fanno sì che le prime manie di persecuzione attecchiscano nella psiche del bambino; un obeso col naso rosso (capillari spezzati dall'alcool; è pure violento) proveniente dall'altra parte del mondo, che aspetta che t'addormenti per fare irruzione in casa tua per lasciarti giocattoli...

e se questo meccanismo un giorno non troppo lontano degenerasse (oramai è più che anziano, senile) e Babbo Natale, stufo della solita routine, decidesse di cominciare a “prendere” anziché “dare”?
Se volesse te?
Immagina babbo natale, munito di fazzoletto imbevuto d'etere ti (ri) addormenta mentre già fluttui nello stato d'incoscienza proprio del sonno, poi t'infila in un sacco, ti carica sulla slitta e ti tiene sotto sequestro a tempo indeterminato obbligandoti a vivere al Polo Nord insieme alle renne.
Pensa che storia.
A un certo punto (penso intorno al 2° anno) ti abituerai alla tua “nuova condizione”, di conseguenza ti affezionerai anche alle renne (tue uniche compagne, in mezzo al deserto ghiacciato).
Passeranno gli anni, invecchierai insieme alle renne e... loro cominceranno a sparire.

Una mattina ti svegli, vai nella stalla per il quotidiano “buongiorno” alle tue amiche, vedi una zampa tagliata e fai la macabra associazione: babbo natale lavora solo una notte l'anno (altro che “vittime del precariato”). Guadagna una montagna di soldi, tuttavia tra tasse, imposte, gabelle e pedaggi non riesce a tirare su abbastanza soldi per vivere 364 giorni senza fare un cazzo e... per arrotondare, arrivare a fine anno senza dover lavorare un altro giorno, cosa si è inventato?
Prende le renne più anziane, le fa a pezzi, le macina poi le vende all'Ikea che le tramuta nelle famose polpette di renna da dare in pasto ai clienti che vanno all'Ikea per comprarsi orribili mobili del cazzo... e per portarsi dentro i tuoi soli amici.

Se ne deduce che se siamo effettivamente e affettivamente ciò che mangiamo.
Dovremmo smetterla di mangiarci gli amici degli altri.

Partendo dal presupposto che “diventi ciò che ingurgiti”, se mangi (appunto) una renna dotata del potere di Volare, perché non acquisisci tale potere magico?
La perdita delle proprietà taumaturgiche che avviene durante la digestione è imputabile ai succhi gastrici che corrodono la magia o al movimento sussultorio della peristalsi intestinale, la quale va a invalidare i poteri insiti nell'alimento?

e voi continuate a cercare risposte in libri come “China Study”.
Vi consiglio di leggerlo, “China Study”.
Perché leggerlo?
Così potrete fare i sapientoni a tavola, riprendere i vostri familiari e amici per le loro scorrette abitudini alimentari.
Diventare scassa cazzo alimentari a 360°.

Ma questa è un'altra storia, cioè quella di cappuccetto rosso cresciuta che va dal lupo e gli dice: - Ho terminato l'età puberale, ciò significa che sono sessualmente attiva; teoricamente, ora dovresti avere ancora più motivi di quanti ne avevi prima per temermi, di conseguenza mangiarmi. Ma sono misericordiosa, e con gli ormoni in subbuglio, perciò voglio darti una mano a superare questa vaginofobia, perciò qua la zampa, che ti faccio toccare una cosa bella, che hai mangiato tante volte ma che non hai capito.

È la parabola che narra l'iniziazione sessuale del Lupo.
È molto famosa.
La Disney ha pensato di farci un cartone animato.
Il problema è che - come al solito – tra un fotogramma e l'altro ci metteranno i soliti messaggi subliminali satanici, per cui vedremo uscire dai cinema di tutto il mondo bambini arrapati e antropofagi.
State attenti a cosa guardano i vostri figli; siamo (anche) ciò che guardiamo.

Assieme a quelli porno e a quelli di gossip (che trattano della pornografia vigente tra i vip), tra i siti più cliccati spiccano le pagine web relative al Meteo.
Da quando in qua è diventato così importante sapere che tempo farà domani o dopodomani?
Siete in procinto di andare in ferie per tutto l'anno?
Vi siete comprati un peschereccio e volete assicurarvi di non salpare poche ore prima di in un'epica mareggiata?

Sento spesso parlare di “crisi di governo”.
Come fa un concetto ad andare in crisi?
Un “concetto” abilitato ad andare in crisi potrebbe essere un omonimo calabrese, cioè un essere umano registrato all'anagrafe come “Concetto”, ma un “concetto” inteso come “idea” - per tanto di cose sprovvisto di mente razionale in quanto pensato anziché pensante - improbabile che sbarelli come le persone comuni.
Stiamo valorizzando merda; per carità, è pur sempre concime, ma quando si concima un terreno per far nascere vita è ok; quando foraggiamo la merda per farcela marcire dentro la testa il discorso diventa necroticamente perverso.

Un'altra cosa che non capisco sono le scritte – che paiono più malauguri che “avvisi per la salute” - impresse sul fronte e sul retro dei pacchetti di sigarette, sigari e tabacco.
Voglio analizzarne un paio.
Ho qui, sotto gli occhi, un pacchetto di Camel senza filtro (le migliori sigarette in assoluto).

IL FUMO DANNEGGIA GRAVEMENTE TE E CHI TI STA INTORNO.

Peccato che chi produce sigarette danneggia gravemente il Pianeta e chi gli sta dentro.

Sul retro c'è scritto:

SMETTERE DI FUMARE RIDUCE IL RISCHIO DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI E POLMONARI MORTALI.

Ci si potrebbe scrivere un saggio.
Smettere di fumare”... con chi sta parlando, cogli abitanti di Pompei?
Si sta rivolgendo a persone “incazzate”?
Ai ricoverati presso il “reparto ustionati”?

Riduce il rischio”... di quanto?
Voglio dati esatti; se riduce il rischio di una percentuale inferiore a 70% possono andarsene 'affanculo, perché anche solo l'idea di vivere una vita senza sigarette riduce del 90% il mio livello di felicità e mi fa incazzare un buon 101%, il che mi fa “fumare dalle orecchie”, perciò meglio morire di malattie cardiovascolari e polmonari (prima di ammalarmi, almeno, me la godrò) che non di cirrosi epatica da arrabbiatura, senza contare che sto fumando dalle orecchie perciò, anziché un cancro alla gola mi verrà all'udito, ai timpani, alla tromba di Eustachio ecc.

Malattie cardiovascolari e polmonari mortali”... esistono anche malattie benevole?
Qualcuno potrebbe indicarmi quali sono così farò in modo di beccarmele?

Per chi suona la campana... per i coglioni che hanno deciso di ascoltarla ogni santa mezz'ora, nonostante tutti possiedano un orologio?
Chissà come sta, Fra Martino (… il campanaro).

Una volta chiesi alla maestra il significato della filastrocca:

Fra' Martino, campanaro,
suoni tu
suoni tu
suona le campane
suona le campane
din-don-dan.
Din-don-dan.

La maestra rispose che era ora di ricreazione; mancavano ancora 30 minuti.
La campanella suonò dopo mezz'ora.
Capii; mi stava nascondendo qualcosa.
E che c'era un nesso tra il fatto che la campanella suonasse dopo mezz'ora (da che lei ebbe dribblato la domanda sul significato della filastrocca) e che le Campane Maggiori - quelle suonate da Fra Martino - fossero magistralmente sincronizzate.
Si trattava forse di una cospirazione acustico temporale?
Mi recai nella biblioteca scolastica, passai attraverso le sezioni minori. Giunsi al reparto “Miti e leggende” (per essere la biblioteca di un asilo era ben fornita), con l'impressione di essermela fatta sotto (era da poco che non portavo più il pannolino), scorsi una manciata di titoli prima d'imbattermi in un testo che carpì la mia attenzione come la pinza di un dentista usuraio zingaro carpisce la lucente mercanzia odontotecnica di un debitore nulla tenente (esclusi brillanti incisivi d'oro).
Rientrato in aula finsi un malessere, telefonai a casa, mi feci venire a riprendere da mamma, la quale mi preparò una tazza di latte caldo e miele (che pose una parentesi marrone nel mio intestino) e mi mise a letto col termometro sotto l'ascella.
Avevo bisogno di pensare con calma.
Mi addormentai.
Immemore di quanto sognai, ebbi comunque l'intuizione - scaturita da tutti quei dati e collegamenti shakerati – che si presentò sotto forma di soluzione dell'enigma.

Presenterò in questa sede una sintesi di quanto compresi.
Il “Fra'” non può che essere un massone di altissimo grado, colui al quale spetta di “suonare le campane”, cioè l'incaricato di mantenere prigioniere le coscienze nell'illusoria spirale del Tempo. Il “Martino”, cioè “Piccolo Marte” fa riferimento alla divinità che simboleggia la Strategia (bellica), ed è un titolo esclusivo riservato (appunto) ai più alti gradi battezzati secondo l'antico Rito di York.
Suona lui.
Suona Lui
Per ben due volte vengono ripetuti sia i “suoni”, sia le “campane”, sia il “Din-Don-Dan”: un inno alla ripetizione, all'omologazione.
Egli “suona le campane” ogni mezz'ora, cosicché tutti ricordino che “esiste” il tempo, e che ne sono schiavi).
Il “Din-don-dan” è un antico mantra mistico - come poteva esserlo “Sim-sala-bim”, o “Abra-cadabra” - che pronunciato con voce bassa e solenne può avere effetti devastanti su chiunque lo ascolti.
Sezionata quest'ultima parte contro-emerge che:

Din” è l'abbreviazione del sostantivo “Djin”, nome di un antico e potentissimo demone persiano.
Don” è sia l'appellativo usato per onorare i preti che per celebrare gli “uomini d'onore” delle varie cosche mafiose e di stampo camorristico.
Dan” è collegato ai gradi (ancora loro) sui quali la “cintura nera” di ogni arte marziale giapponese si eleva.

Abbiamo quindi un “Djin”, demone unanimemente accettato come Capo (Don) di un clan mafioso che “suona le campane” per tenere addormentate le coscienze, di modo che gli immunizzati, cioè tutti i “picciotti” e “scugnizzi” possano riscuotere il pizzo indisturbati.
Se per caso qualcuno estraneo all'Organizzazione dovesse essere immune al potente incantesimo, il Dan conseguito all'ultimo esame di karate provvederà a prendere a calci in culo tutti coloro i quali non si sottometteranno al potere del Demone che, se prima era potente ora può persino contare sull'aiuto di un'organizzazione criminale formata da esperti di arti marziali giapponesi capaci di ipnotizzare le masse usando antiche tecniche tibetane, originariamente usate per “liberare” le anime anziché incatenarle nella ruota delle re-incarnazioni Terrestri.

Il giorno raccontai quanto avevo scoperto a mia madre la quale - senza sentire il parere di nessuno specialista - ottenne una ricetta per il Ritalin, che mi somministrò incessantemente ogni mezz'ora, dalle otto del mattino alle otto di sera.
Ogni trenta minuti esatti...
Quando iniziai a pensare che anche mamma - così come Hemingway (che scrisse “Per chi suona la campana) – fosse implicata nella cospirazione, proprio quand'ero a un centimetro dalla risoluzione totale dell'enigma, dopo 12 ore di Ritalin... il mio cervello cominciò a fare Din Don Dan.
Era troppo, troppo tardi.
Fu così che rimasi imprigionato tra le lancette dell'orologio biologico.
Da settembre a Dicembre passai tutti i giorni in camera mia a contare i movimenti della lancetta dei secondi dell'orologio gigante che mi era stato regalato il natale scorso.
A natale odierno stavo meglio; mamma se ne accorse e mi regalò il libro “Le avventure di Momo”. Per controbilanciare lo shock ci aggiunse i Dvd di “Inception” e “Butterfly effect”.
Per un bambino di 4 anni era un pochino troppo...
Presi la decisione di scappare di casa, poi rimasi pietrificato.
Stavo sprecando il mio tempo.
M'arresi. Chinai il capo, cominciai a dire soltanto “Sì” e obbedii a tutti gli ordini.
Fui reintegrato nel sistema, e dopo le medie mi mandarono a fare l'orologiaio.

Come faccio ad essere qui a scrivere la mia storia?

Capito il trucco dell'incantesimo, basato sul concetto che la mente umana reagisce a determinate parole in determinati modi, cambiai (nella mia, di mente) la percezione di “Tempo”, attribuendo il significato della parola “Tempo” alla parola “Meteo”.
Da quel dì passo le giornate su internet a guardare le previsioni; sempre meglio il tempo atmosferico che quello che costringe le cellule del corpo a invecchiare.

così è stato svelato anche il mistero del perché tanta gente è fissata col Meteo.


Non pensiate che scrivere queste cazzate non implichi la perdita (parziale, talvolta irreversibile) di preziose parti della mente; per ricevere le mie belle 80 visite settimanali ne è valsa la pena.
Spero.

BEN TORNATO, ANDREA!!!

… ora bisogna vedere se lunedì prossimo pubblicherò o m'inventerò qualche altra cazzata per non fare un cazzo un mese e mezzo.
Staremo a vedere.

lunedì 9 settembre 2013

NON SONO MORTO E NON HO INTENZIONE DI ABBANDONARE IL BLOG

Non aggiorno da luglio; mai stato tanto tempo senza scrivere su odiotarantino.
Ma è stato per una miriade di ragioni che Lunedì prossimo spiegherò, tra le quali che sono tornato a casa dei miei genitori e in 14 giorni ho scritto un romanzo completo!
Grazie per la pazienza e un bacione (dove volete voi) a tutti i lettori

lunedì 29 luglio 2013

S69

Altre due settimane lontano da voi!

'sti ultimi tempi mi sta pesando pesantemente il culo.
Sarà il caldo, sarà che sto perdendo ogni speranza, sarà che quel cazzo di romanzo che sto scrivendo ogni giorno fa in modo (lui) di ciucciarmi via la vita (a me; mica il contrario), così faccio in modo di passare meno tempo possibile alla tastiera del portatile per passarlo sul quaderno con la penna a far vivere quella famiglia di disadattati che è la FAMIGLIA MALENZI.

Da che mi iscrivetti al corso di scrittura creativa inizietti a scrivere con la penna (a mano).
Un metodo antico, efficace; hai molto più tempo per pensare alle cazzate che dirai, così da ordinarle, imbellettarle e tutte le altre azioni che finiscono in “arle” (sodomizzarle, smostrarle, castrarle ecc. [perché non sono obbligato a scriverle tutte tutte, anche perché non le conosco, non ho tutta questa grande biblioteca intellettiva a disposizione]).

Ieri ho passato la giornata sul Monte Baldo.
Mi sono scottato. Ho le spalle fluorescenti.
Brillo al buio.
Andassi a Chernobil guarirebbe.

Meditare a quelle altezze è diverso da come funziona qui, Km e Km sotto simili altezze (stiamo parlando di .tot. Metri [non li so/non ho voglia di andare a controllare; se ti interessa, cercatelo, ok?]).

In più ho rotto il vetro posteriore della '600; stavo effettuando un parcheggio millimetrico semi impossibile, in discesa. Dietro avevo un gippone con un'ampia, voluminosa ruota di scorta sporgente che, a contatto col retro vetroso della mia automobilina, l'ha frantumato in migliaia (letteralmente) di fruscianti pezzettini azzurro lente a contatto.

Per fortuna il gippone non si è fatto niente; quando subisco/provoco un incidente posso essermi reciso la carotide, danneggiato irreversibilmente il cervello - e visto come sto non potrebbe che migliorare le mie condizioni – la prima cosa che faccio è controllare i “danni all'altro”, perché piuttosto che avere a che fare con l'ennesimo testa di cazzo che vuole farmi scontare il fatto che lui è infelice perché ha una vita infelice, passare tempo a bestemmiare con quelli dell'assicurazione, preferirei veramente morire.

A cosa è servita quest'esperienza?
Cos'ho imparato?
Che il “vetro di dietro” è denominato “Lunotto posteriore”.

Sapete perché si chiama Lunotto posteriore?
Posteriore perché – metaforicamente – è il culo dell'auto, Lunotto perché diobbestia ti costa come un ipotetico biglietto dello space Shuttle per andare sull'omonimo satellite.

Ma non mi lamento; non credo più nella sfiga; sono stato io un coglione. Volevo fare il pilota di gran classe (manco ci fosse stato un pubblico di fronte al quale – visto il mio rinomato egocentrismo – dovevo fare la mia solita signora porca figura).

Per il 10 agosto devo scrivere 3 recensioni di film (max 1500 battute) per la rivista “PaginaUno”.
Che cazzo gli scrivo?
Ho visto tanti, tanti film, molti dei quali degni di nota (e molti dei quali degni di merda, vedi l'ennesimo remake de “La notte dei morti viventi” che partiva da dio e poi diventava la solita commedia per cerebrolesi spasticati).

Che je scrivo?
Voi, tra “127 ore”, “Cella 211”, “Tua sorella a 69” quale scegliereste?
Tua sorella a 69” è un film un po' fortino, anche perché non esiste, ma potremmo inventarcelo.

L'incipit?
Vai!!!

Il vero protagonista della pellicola – intitolata “Tua sorella a 69” - è il fratello della suddetta sorella nella numerica posizione sessuale, anche se non compare quasi mai (se non come voce narrante OFF) per commentare le vicende di sua sorella, la quale per la maggior parte del tempo è sullo schermo, nuda, nella posizione di cui finora abbiamo abbondantemente disquisito.

Questo fratello della Sorella a 69 (d'ora in poi “S69” – che sembra il numero d'archivio di uno dei film in vhs custoditi nelle vecchie, belle che andante videoteche reali [dove la “S” stava per “Storico” e “69” indica l'ubicazione della videocassetta sullo scaffale del cassettaio, non facendo riferimento a nessuna sorella, perché le vhs sono gemelle, simili, semi imparentate ma non tutte uguali, anche se a prima vista lo sembravano]) è un tipo taciturno, solitario, coriaceo, emaciato, mezzo storpio, con un moncherino al posto della mano destra (forse per questo che è taciturno, coriaceo, emaciato, sopratutto solitario; chi frequenterebbe qualcuno così, a parte sua S69?) che passa tutto il tempo al bar a bere e a pensare a – vi lascio indovinare chi.

Per i primi venti minuti lo vediamo bere, bere, bere per dimenticare gli episodi d'infanzia; da buono sfigato vive immerso nel passato.

Ricorda quella volta che spiegò a sua sorella cosa fosse un “69” (lei lo aveva sentito dire in televisione da Emilio Fede (che sicuramente intendeva qualcos'altro, visto che il telesparacazzatista con la faccia e il cervello liftingati non l'ha mai fatto, neanche con sua sorella) e con la scusa di “farle vedere come”, passò un pomeriggio con la lingua incastrata nei più oscuri antri di sua sorella e il pisello in uno dei più caldi antri che fino ad allora avesse mai conosciuto – anch'esso facente parte di sua sorella, che quella volta, per lei, fu la prima (del 69, non dello “scopare” in generale; ciò era accaduto già due estati prima col nonno; una famiglia molto unita, no?).

Poi ricorda di quella volta che insieme a sua sorella andarono in una fabbrica abbandonata per giocare al “dottore della mutua” (con Alberto Sordi che li riprendeva con l'I-phone per poi postare il filmato su youtube) e lui (il fratello, non Alberto) le disse: - Ci hai mai fatto caso che, quando ti trovi a grandi altezze, o su di un ponte stretto, sospeso nel nulla, se alzi la testa volgendo gli occhi al cielo, ti vengono le vertigini come se fossi sulla punta di un precipizio senza fondo, senza... - e prima che potesse finir la frase sua sorella gli tappò la bocca tappandosi la sua (bocca della sorella) con l'arcigno attributo di suo fratello, mentre Alberto* si toccava.

*Lo so, non sta bene scherzare con i morti ma, talvolta, i morti hanno più senso dell'umorismo degli pseudo vivi – dico “pseudo” perché molti di noi sono morti e non lo sanno; quando Gesù disse “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” intendeva proprio “lasciate che i cadaveri cerebrali rimangano insieme agli altri lobotomizzati, mentre voi con un po' di sale in zucca venite con me a farvi 'na biretta alla “Taverna di Melchisedek”, che oggi c'è l'happy hour, in più se state con me è già tutto pagato, o al limite prendo una decina di litri d'acqua e li permuto come facetti coi Fish&Tost l'altra volta.

Ricorda di quella volta (sembra mi chi sto approfittando de “I Griffin”, no?), ricorda quella volta che insieme a (vi lascio immaginare anche stavolta chi) era andato al luna park che si stabiliva nel loro paesino di provincia per tutta l'estate e incontrarono i personaggi sia de “Il popolo dell'autunno” di Ray Bradbury che quelli di “Joyland” di Stephen King e lei chiese a suo fratello: - Cosa sono, titoli di romanzi? - , e lui le illustrò la risposta mostrandole il pistolino nella casa stregata dove lei continuava ad abbracciarlo strillando: - Ho paura, tienimi stretta - , e lui, mentre la palpeggiava le chiedeva “Dove” , e poi ci fu il black out come nella celeberrima scena di “Ed Wood”, del miserabile Tim Burton (il film è bello perché, per fortuna, non lo scrisse lui) e rimasero mezz'ora intrappolati nel tunnel dell'orrore di fronte alla lama della falce di una strega meccanica che poi si rivelò un attrice, come lo erano tutti gli altri “fantocci” presenti nella casa stregata, e ne venne fuori una grande ammucchiata horror, perché erano gli anni 80 ma il luna park si dava il caso fosse il più innovativo sulla faccia della terra, supremo pioniere d'avanguardia postmoderna nel campo d'innovazione di giostre e cazzi vari a mettere persone reali nei panni di finti mostri meccanici raffiguranti celebri mostri cinematografici, e tra un pompino a Jason Voories (interpretato da un obeso cinquantenne che viveva con la madre novantenne, incestuoso gerontofilo [openoffice non conosce il termine “Gerontofilo”, ne tanto meno il suo stesso nome, “Open Office” che però, scritto così non mi da errore, il che vuol dire che forse lo stronzo sono io] e un paio di servizietti anali a Freddy Kruger (interpretato da un vero ustionato, fan del film al punto da essersi volontariamente sfigurato il volto dandosi fuoco con la benzina per lo Zippo, modellato le cicatrici aggiungendovi sopra candeggina, costruito un guanto con lame di coltelli, divenuto doverosamente pedofilo, paradossalmente amante dell'hot jazz stile Louis “Satchmo” Armstrong [per gli amici fascisti “Luigi Braccio Forte”]), insieme a Michael Myers (interpretato da un macrocefalo di Boston amante di John Ford e delle bende da pirata sull'occhio destro, come fanno i Pastafariani – anche se lui apparteneva a una disciolta comunità hamish), scoprì il piacere di essere donna a 11 anni.

Poi ricorda di quella volta che l'estate successiva tornarono al luna park e lui era ansioso di tornare nel tunnel delle streghe e lei le disse che non aveva voglia perché:
  1. aveva mangiato tanto a cena, era piena, non l'entrava nello stomaco più niente (ed era una scusa perché l'estate precedente, in quella casa, aveva ingoiato una quantità di sperma tale che ne vomitò per i 6 giorni successivi.
  2. Era “stanca di fare certe cose” solo con debosciati, parenti e mostri (categorie, tra le altre cose, intercambiabili)
  3. Da quando zio Guglielmo era andato a trovarli nella baita in montagna, sei mesi prima, aveva il culo che chiedeva pietà in cantonese antico.
  4. Oltre ai liquidi e solidi [più liquidi che solidi], non le andava giù che ci si approfittasse dei dodicenni
  5. il quinto punto non le veniva; fu l'unica cosa che quel giorno non “venne”, perché alla fine il fratello la convinse a fare un giretto nella casa delle streghe.

Poi ricorda quella volta che non mi viene, come oggi non verrò.

Allora, questi erano i primi venti minuti; un lungometraggio dura (mi pare) dai 60 min. in su

Dopo 20 minuti così densi e pregni (de sjbòra) che metterci?
Niente, perché tra un ora devo andare a ritirare la macchina da DOCTOR GLASS, il tizio che mi rimetterà il LUNOTTO POSTERIORE della seicento, e poi andrò da Notorius a rimettere in sesto l'acustica, e poi farò il Krya yoga e poi andrò avanti col romanzo.

Bella, oh, ci si becca su FB!!!

vi do un consiglio: cancellatevi da FB.
Invece di fare i fighi guardando “fight club”, “Matrix”, “V for Vendetta” e film simili, sognando di distruggere il sistema col potere dei libri di David Icke, mandate a fanculo quei fascisti di facebook e i loro sponsor.

Vi immaginate che mondo sarebbe senza facebook?
Vi basta ricordare com'era il mondo 7-10 anni fa.
Ve lo ricordate?
Appunto.
Non lo ricordate perché è in atto la corsa alla Singolarità Tecnologica e la vostra memoria storica non supera l'ora di pranzo.
Perciò andate affanculo o mandate affanculo FB.

lunedì 15 luglio 2013

MUSICA, MUSICA, MUSICA: MUSICA UN CAZZO

Siamo in piena estate, il che significa che i comuni si danno da fare per cullare i turisti (chiamasi “leccare il culo alle passeggere fonti di reddito viventi”)

Durante l'anno non fanno un cazzo di niente, tolte le minchiate per i vecchi (costano poco/portano voti [siamo il paese più vecchio del mondo, diocristo, peggio del Giappone]).

Ogni settimana fiere, “avvenimenti”, bancarelle, degustazioni, mostre... concerti.

Dio... concerti!

Ma concerti di cosa?
Per chi suonano?
Serve a qualcosa?

Vi racconto la mia esperienza.
Avevo un gruppo che suonava “IPOTETICHE COLONNE SONORE PER IPOTETICI FILM ITALIANI (DI GENERE) ANNI 70”. Non era un musica “facile, facile”, ma era immediata, mischiava più generi e accontentava un po' tutti i tipi di ascoltatori.

Ci siamo ispirati ai Goblin, ai Dream Theatre e alle altre cose che ascoltavamo (si va dal punk e la new wave allo stoner) ma erano tutti pezzi rigorosamente nostri, nati dalle nostre quattro menti

Non sono in grado di quantificare le volte che abbiamo suonato di fronte a un pubblico, come non sono in grado di quantificare tutte le volte (complessive) che ho suonato di fronte a un pubblico da quando, a 12 anni, feci la mia prima esibizione - era il saggio di fine anno di una scuola che non avevo mai frequentato (ci insegnava il mio maestro di chitarra, che mi chiese se me la sentivo di fargli un po' di pubblicità).

Quando io e il mio gruppo, i Peripatetica, suonavamo con passione e trasporto, non c'era mai un cazzo di nessuno lì, di fronte al palco.
Come fosse possibile... boh.

Abbiamo stipulato un campionario di ipotesi, partendo dal classico “... magari facciamo cagare”, solo che (modestia a parte), non corrispondeva al nostro caso.

NB: abbiamo aperto il concerto agli “Osanna” (sto parlando di una band storica degli anni '70), e anche lì non c'era nessuno.

N.B.B. Quando hanno suonato gli Osanna, facendo il grande sforzo di trasferirsi dal bancone del bar all'altra parte del locale per - che ne so – ascoltarli?!?!, si sono scomodate la bellezza di 20 persone.

N.B.B.P.D.: Generalmente il locale era a ingresso libero; quella sera il biglietto costava 20€.
Di gente ce n'era – persino uno psico che la volta prima mi ha azzannato un orecchio – ma sotto il palco, INTERESSATI ALLA MUSICA, solo poche unità.

TORNIAMO AL PRESENTE.

Come detto all'inizio, i comuni fanno le feste di 'sto cazzo, e ci sono sempre gruppi musicali, a volte anche bravi (mi sono sentito un tributo ai pink floyd niente male).

Chi c'era a sentirli?

Un-cazzo-di-nessuno.
Praticamente c'era il cazzo appartenuto al Signor Nessuno (deceduto l'estate scorsa per “acuta depressione post solitudinale) che se ne stava lì, barzotto contro la colonna in fondo all'angolino, anche lui solo, che applaudiva sperma triste, mentre i ragazzi ci davano dentro con una bella lezione di psichedelia artefatta (non puoi suonarmi “Live a Pompeii” nota per nota; mettici qualcosa di tuo, e che cazzo, non sei credibile; non sei ne Gilmour ne Waters e usi degli effetti troppo all'avangardia).

ARRIVO AL DUNQUE: sarebbe anche ora, no?

Ho smesso di credere alla fuffa che recita più o meno (voi musicisti mi capirete) : EEEEEEHHHHHHHHHH, MA TANTO ADESSO LA MUSICA FA TUTTA SCHIFO, TUTTA FATTA A TAVOLINO, LA GENTE NON CAPISCE UN CAZZO, ASCOLTANO QUELLO CHE PASSA IL CONVENTO, NON SONO ABITUATI A SENTIRE LA VERA MUSICA (sembra un po' Pino Scotto, eh?) BASTA CHE GLI DAI IL TUNZ TUNZ E NO, NON SI VOGLIONO IMPEGNARE, GLI FA PAURA USARE LA TESTA (come se essere musicisti equivalga a usare la testa; tranquilli, il discorso che sto scrivendo lo conosco bene perché l'ho fatto anch'io fino a 3 sec. fa, e mi ci metto anch'io nella categoria degli stronzi sapientoni, e ti ci metto pure la faccina sorridente “:)” così capisci che sto scherzando perché sennò, senza polarizzazione grafemologica non capisci le mie vere intenzioni, come succede con gli sms, che sei costretto a fare le faccine sennò il ricevente non capisce se gli vuoi bene o se ti girano i coglioni) E ORMAI LA MUSICA E MORTA, E' FINITA NEGLI ANNI 90, L'HA UCCISA IL GRUNGE ecc. ecc. ecc.

In cosa credo adesso?

Mentre fumavo una beata Camel senza filtro, in mutande, sulle scale del mio palazzo, affacciato alla finestrella che da sulla piazza principale, sentivo l'ennesimo gruppo (discretamente bravi) che cercava di suonare pezzi simil jazz in versione “jazz appetibile per le masse stolte però noi che lo suoniamo ci divertiamo e improvvisiamo e facciamo vedere che siam bravini alle nostre famiglie”.

Sapete?
Quel Jazz fatto senza improvvisazioni lunghe e contorte, che da il libero, creativissimo sfogo ai cantanti jazz che possono scegliere tra una vasta gamma di “barà badà badù badaù” oppure tra i miliardi di squittii post coitali laringeo anali di Bobmecfèrrin (giustiziatelo, porcoddio, ha rotto i coglioni; vi sfido a sentire un suo album per intero, dall'inizio alla fine, senza neanche pause per riprendere fiato).

E l'allegro gruppo cantava swingando: “Dddd bìl gìn, ne ma lo ves, gi gistigghè... enne nnna ne n ua... AH AH BILL GIN NE MA LOVA”.

… pu pu pu pu puuuuuuuu

La Carota d'Ipanema, inglishmàn in niuiò, evribrèi iu tèi, di otum lìvs (de sammer chisses), i giardini di marzo, e i pompini di ferragosto

MA CHE DDDU CUGGHIUUUUNIIIII: EEEEEEVAAAAAAAAAAASHHHHHHHHTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA.

Ma cristo benedetto dai sottoposti, siamo nel 2013: vi hanno fatto cagare sotto per anni che l'anno scorso finiva il mondo e invece di essere grati per essere ancora qui (giusto il tempo che vi occorrerà per finire di pagare il mutuo, poi vi staccheranno la spina) vi mettete a suonare questi pezzi che non se ne può più?!?!?!?!

Eddai!

CONCLUSIONE:

I pezzi che suonavano quelli lì in piazza, i pezzi che suonava l'altro gruppo dall'altra parte della piazza (EISì/DISI), e i pezzi che suonano tutti, tutti i complessini da piazza di tutte le feste di piazza del mondo sono belli, talvolta meravigliosi. Li porteremo sempre nel cuore perché hanno fatto la storia.
La nostra storia.
Hanno fotografato diversi periodi storici cruciali nello sviluppo de... eeeEEEHHHHHHHHHvaaaaaaahhhshtaaaaaaaa.

È roba vecchia.
Perché dobbiamo vivere nel passato?
Perché non possiamo avere un cazzo di presente?
Cosa credete, che perché tra poco avverrà la singolarità tecnologica e i robot suoneranno/comporranno musica meglio di voi non valga la pena CREARE QUALCOSA DI PERSONALE?

Non dico “ahhhh, inventiamoci un nuovo genere musicale”. Fanculo le etichette, e fanculo “ehhh, ma è già stato fatto tutto” (come disse la madre di un tossico calabrese a proposito del figlio).

Che cazzo avete imparato a suonare a fare?
Perché vi ci hanno costretto?
Perché era l'epoca in cui l'indissolubile binomio “chitarra = figa” vi ha spinto ad acquistare la sei corde a scopo di lucro sessuale?

Per quanto possiate reputarlo logoro, triste, banale, scontato, anche voi avete un vostro stile. Non pensate che meriti di essere sviluppato?

PERCHE' VI OSTINATE A SUONARE PEZZI DEGLI ALTRI... VECCHI?!?!?!

Secondo me non ha più senso, neanche sprecare tempo a fare gli “arrangiamenti futuristici di sto cazzo” (suonarmi vecchiume in stile techno post giamiroquèi non migliorerà di certo il tuo curriculum).

Quelle canzoni appartengono al passato. Quando uscirono raccontavano il presente in corso all'epoca, per quell'epoca, di quell'epoca... e come potrebbe essere altrimenti?
Tutto ciò che esiste è il tempo presente, il resto è fuffa.
Ma a quanto pare, abbiamo stravolto anche quest'altra legge.
E vai col liscio.

Quando ci si baciava ascoltando “I giardini di marzo”, probabilmente era marzo, si era ragazzi e si stava ai giardini pubblici. Oggi nei giardini pubblici è pieno di telecamere, a marzo diluvia e grandina e piove come fosse Dicembre perché non esistono più le stagioni e i ragazzi si baciano solo tramite I-Phone con persone che conoscono tramite chat e frequentano tramite msn per paura di contrarre malattie che se ne inventano una ogni dodici minuti.

A che serve rimanere ancorati al vecchio?
Perché cullarsi su visioni che non sono più?

COMPONETE NUOVA ROBA.
Non importa se “assomiglia a questo” o “sembra copiata da quell'altro”. È inevitabile; ognuno ha avuto modelli di riferimento ai quali si è involontariamente (o volontariamente) ispirato, eccetto il primo ominide che inventò il tamburo e poi, poco prima di suonarlo vide una treccia di rasta pelosi che scendevano dalle cosce della sua ominida e si disse: “Sai che cazzo me ne frega di fare il primitivo tribale giusto per far contento quelli che scrivono i libri di storia? Adesso mi infiocino l'ominida poi, casomai, per compensare, faccio un paio di graffiti stile me ne vado a caccia di mammuth stilizzati e gli archeologi saranno contenti ma no, cazzo, ho mal di testa, le spirali acustiche del brodo primordiale mi risuonano nelle orecchie, se mi metto a suonare un cazzo di tamburo, oltretutto tribale, qui finiamo nella merda perché se suoni tribale, tempo due mesi e si inventano la house afro tribale, dopo i diggèi si impasticcano, i ragazzi si schiantano il sabato sera, si inventano i posti di blocco, ti fanno il palloncino, ti ritirano la patente poi ci tocca andarci a ubriacare in bicicletta, fin quando non metteranno le targhe anche alle bici come fanno ad Amsterdam – che di fatto, guarda caso, lì si drogano come le bestie e solo a loro poteva venire un'idea così del cazzo – e allora, quando avremo le targhe andare in bici equivarrà a guidare un veicolo, perciò se ti fai 16 ceres e ti fermano e ti fanno il palloncino che sei in bici, ti ritirano la bici e pure la pompetta per gonfiarti le ruote e se per caso si sgonfiano e addio festa tribale e niente più rave.

CONCLUSIONE DELLA CONCLUSIONE

Hai una tua sensibilità?
Hai un tuo cervello?
Sai usarlo senza chiedere il permesso?
Perché non crei musica tua?


Vuoi ispirarti a musica di trent'anni fa? Quaranta? Cento?
Benissimo.
Ma LASCIATI ISPIRARE.
Non riproporre la stessa fuffa che non è roba tua.

Vaffanculo albachiara; vasco rossi è morto; quello che vedi sul palco è un clone che va avanti a dialisi.

Vaffanculo a Ligabue; lui si che è dentro l'happy hour, perché mangia tartine di caviale con la siae che gli paghi tutte le volte per suonare le sue canzoni

Vuoi fare un techno dark pop punk prog rinascimentale, barocco futuristico?
Fallo.
Ma fallo.

De du du du, de da da da ha rotto i coglioni.
Fai qualcosa.
Io lo faccio, e tu?
Come, “cosa faccio io?”.

Attualmente sto studiando l'arrangiamento per chitarra classica di “Boheminan Rhapsody”, che è un pezzo rock recente di quando ancora c'era gente che suonava con il cuore, perché adesso la musica è morta ed è già stato inventato tutto e...

… avete ragione, mi mando affanculo col biglietto di sola andata per l'inferno...

… ci arriverò su di una fiammeggiante autostrada...

… e se non avete capito il gioco di parole che riguarda gli aisidisì vuol dire che siede delle merdine e non sapete un cazzo di quale è la vera musica.

NOOOOOOO, PERCHE' NON HO CHIUSO: MI SONO DATO UN ALTRO STIMOLO.

Giuro che la faccio breve.
Promesso.
Intanto, anche quest'altra riga me la potevo risparmiare.
E invece no.

ASCOLTARE LA BUONA MUSICA... 100€ A CHI SA SPIEGARMI CHE CAZZO SIGNIFICA.

Un esempio?
Lady Gaga.

Allora: mi sta sui coglioni. Le sue canzoni non mi piacciono. Si sente che sono fatte in laboratorio, per diffondere il verbo di satana (ah-ah-ah-ahhhhhhh). È musica di merda. Anzi, non è musica.

… come?
Ma chi decide cos'è musica e cosa non lo è?
La musica è musica.
Io musicista, fatico a sentire più di venti secondi lady gaga, mi martoria i coglioni indecifrabilmente, ciò non significa che possa permettermi di dire che non è musica. Magari, un altro ascoltatore più attento (o rincoglionito) riesce a trovare – tra quelle note che a me sembrano tutte uguali e piatte – un universo a me precluso, in quanto ignorante-che-giudica.

PIIIIINOOOO, SEIIII UNO SPUTASENTENZEEEEE.

Ve lo ricordate?
Pino Scotto?
Mi ha regalato grandi pomeriggi. Mi sta simpaticissimo. Ma lui è un altro di quelli che ci è cascato.
Come ci sono cascato io.

La musica è musica.
Che ci metti il cuore, o che la fai in laboratorio... lasciamo che decida ogni singolo ascoltatore.
Per sé stesso.
Solo per sé stesso.
Che ne dite?

A presto