lunedì 24 settembre 2012

TARQUINIO vs. DARWIN

Avevano pensato fosse bene prima scavare nel sapere, riordinarlo poi passare avanti. Così era stato fatto. Il risultato era stato devastante. Non c’era nessun avanti, tra sgomento e sorpresa di una mente saturata alla vigilia delle vacanze.

Tarquinio poggiò le chiappe fasciate di lino sul sedile in pelle della multipla, diretto in banca per una sbirciata all’estratto conto.

330€.
Bastavano.

La notte prima aveva visto bene nei suoi incubi. A stento riusciva a parlare, sovrastato da una vegetazione di peluria che si estendeva dal collo alle piante dei piedi. Terrorizzato, si stava guardando nello specchio. Nel sogno vedeva riflesso l’immagine di sé, sovrastato da protezioni pilifere. Da cosa doveva proteggersi? E che differenza faceva, se era in un sogno o nella realtà? Lo specchio si limitava a riproporre ciò che vedeva, restituendolo al coraggioso spettatore.

La voce alla radio raccontava di un famoso darwinista che, presente in studio, prese la parola. Era un inamovibile osso di titanio definito, coi suoi pungenti interventi era riuscito a inimicarsi la maggior parte dei colleghi, paladini della scienza moderna.

Altezzoso, sprezzante, condannava le istituzioni religiose sostenendo che quel modo antiquato, strumentalizzante, di vedere segnato il destino dell’uomo era una vecchia favola ripetuta come una melliflua ninna nanna alle masse dormienti per tenerle sospese in un sogno a occhi aperti che tanto faceva comodo all’Elite al potere.

Tarquinio non aveva neanche bisogno di prestarvi attenzione, avendo già identificato la radice di quel malessere professionale. Proiezione: l’uomo di scienza condannava una struttura di pensiero strutturalmente identica alla sua. Di fronte all’altezzosità delle istituzioni religiose s’alterava indignato, quando egli stesso si comportava alla medesima maniera e, per tanto di cose, all’orecchio dell’attento ascoltatore risultava un ninnanannatore altrettanto mellifluo, altezzoso, saccente e fastidioso.


Stava lottando contro uno specchio.
Lo specchio.



La Coop era affollata di acquirenti scontrosi.

Una volta erano stati esigenti, mansueti compratori di merci. Adesso erano cambiati. La scintilla che ve li spingeva era l’opaco ricordo di meccaniche abitudini passate. Un ritrovo come un altro, un perimetro ingombrato di mattoni e compensato adibito a indirette relazioni con le altre persone, con immancabile acquisto di beni di consumo come fine ultimo.


Consumati dal consumo.

Durante gli ultimi 2 mesi la vecchia signora Manni era peggiorata. Aveva dato eccessivo credito alla diagnosi del dottor Settimio Orlanzi - primario dell’ospedale di Rovereto - e il corpo aveva seguito il percorso tracciato dalla mente stanca, ottenebrata da calmanti, cortisone, antidolorifici. Per attraversare la strada impiegava due giri di semaforo.

Tarquinio non provava rabbia, ne pena.

Sarebbe stato ipocrita, sapeva bene che ognuno è il solo artefice del proprio destino; il medico poteva dirle ciò che voleva, era stata la signora Manni ad accettarlo per irreversibile verità. La mente, le gambe, la schiena avevano fatto il resto. Avevano eseguito i comandi con mirabile maestria.

Suo marito aveva seguito un copione identico, finendo seppellito tra gli sbadigli dei “suoi cari” esattamente un anno primo, in quello stesso giorno.


Incredibile di cosa fosse capace la mente umana. Aveva escogitato astuti inganni per convincere l’uomo della sua fragilità.

E tutti gli avevano creduto, persino lo scienziato della radio, coi suoi bei discorsi sulla legge del più forte.

Presto sarebbe stato tutto ciò che già era; solo un brutto sogno.


“Non è tanto. Basterà”.
“Ho preparato le valige. I bambini sono vestiti”.
“Partiamo subito”.

Alle 12:04 di lunedì 24 settembre 2011 la famiglia Sementi saliva sulla multipla, composta e indolente, per correre incontro al proprio destino. Tarquinio sapeva bene. Ne aveva discusso con Alessia, che aveva altrettanto capito. I bambini, non abbastanza grandi da essersi persi nella trappola del linguaggio codificato, avrebbero seguito i genitori nell’ultimo viaggio.

Ironico che fosse anche il primo.


Nell’abitacolo ondeggiava un silenzio mentale, tacevano tutti e 4. La voce del darwinista rimbombava autoritaria, definitiva, come la predica di un prete luterano tedesco.

“Pensa di avere l’esclusività sulla ragione”.
“L’università ha questo scopo: convincerti che esiste una sola verità, quella del tuo corso”.
“Viaggiamo sullo stesso binario”.
“Noi, almeno, siamo discreti, mica rompiamo le palle a migliaia di ascoltatori”.
“Non eravamo forse noi, padroni del nostro destino? Se un essere è dotato di tanto potere, compreso negli optional avrà l’energia per azionare l’indice, puntarlo verso il tasto tuning dell’autoradio e porre fine a questa tortura”.
“Scherzi? Mi interessa. Sai che faccio? Adesso gli telefono”.
“Sei davvero disposto a un match di squash contro il muro? Nessuno ha mai vinto contro il muro”.
“Non si tratta di vincere o perdere. Ho voglia di divertirmi”.
“Fa’ come credi. Sei padrone delle tue stronzate”.
“Avevamo detto niente parolacce davanti ai bambini”.
“Prendi per il culo? I nostri bei discorsi saranno solo un curioso, lontano oiaheroaihraoh nelle loro testoline”.
“Hai ragione. Fanculo”.
“Stronzo”.
“Scrofa”.
“Impotente”.
“Frigida”.
“Mamma”.

Il veicolo frenò, in concomitanza col semaforo rosso. I coniugi Sementi si guardarono sbalorditi. Nicolas aveva detto la sua prima parola.

Ormai era spacciato.

C’era tutto il tempo per soffrire, esattamente due giri di semaforo; la signora Manni doveva aver dimenticato qualcosa al supermercato. Insieme al raziocinio.

“Dietrofront?”.
“Tanto non ero convinta. E neanche tu”.
“Scherzi? Questa era la volta buona”.
“Come le altre 3”.
“Il 3 ha un valore esoterico importante”.
“Mi sa che dovresti fare 4 chiacchiere col darwinista alla radio”.
“Mi sa pure a me”.

Mentre la signora Manzi s’accasciava al centro dell’incrocio, spargendo arance e barattoli ovunque, la multipla coi Sementi a bordo faceva inversione di marcia, e le dita di Tarquinio componevano un numero di telefono stronzo.

“Pronto? Salve. Seguo i suoi studi da molti anni con grande divertimento. Tra le letture di gabinetto, insieme ad “Ava Lavatrice” e il manuale del Nokia rimarrà sempre un evergreen. Volevo farle una domanda che probabilmente mai avrà sfiorato la sua immaginazione neanche per scherzo: è davvero è convinto che una scimmia possa definirsi evoluta dopo quello che abbiamo creato? Se la bomba atomica, il debito pubblico e i calla center sono i traguardi di una mente evoluta, allora posso definirmi orgoglioso discendente di Paperino”.

E riattaccò immediatamente sghignazzando.

“Adesso ti senti meglio?”.
“Sì. Decisamente. Penso che non penserò al suicidio per almeno due settimane”.
“Che ne dici di farci una vacanza vacanza vacanza?”.
“Tu e il tuo bisogno di vacare. Non ti senti a tuo agio nel tuo piccolo mondo antico fatto di sapori e fornelli?”.
“Citarmi una [battuta] di Abatantuono ti rende…”.
“Involuto?”.
“Esatto”.
“Visto che il muro si può battere anche a squash?”.
“Prima o poi riuscirò a convincerti ad entrare in analisi”.
“Quando batti il muro a squash è perché quel muro non è abbastanza bravo”.
“Ecco perché ti ho sposato: avevo bisogno di un matrimonio pieno di solitudine”.
“È un matrimonio come tutti gli altri. Noi almeno ci diciamo le cose in faccia”.
“Freeeenaaaaaa”.

Dopo quel semaforo rosso ignorato, il mondo aveva un darwinista in meno.

E molto più tempo per riflettere.

Che significato potrebbe avere questa storia?
E chi ha stabilito che debba per forza esserci "significato" dietro ogni cosa?
E' solo un altra perversione della mente umana.
Guarda la tua vita; ha veramente significato?
Appunto.

Alla settimana prossima.
Vi amo tutti

lunedì 17 settembre 2012

TRA DIETROLOGIA E PAURA DI SE' STESSI

Tra due settimane inizierò a frequentare un corso di scrittura creativa a Milano. Mi sono deciso. Era ora.


Grazie Elena.

Un ariete, ascendente scorpione col sole in 6a casa (casa della vergine) non riesce a navigare nell’ignoto. Per farsi un bel giro ha bisogno di coordinate, di un tracciato, una mappa da seguire. Non importa quanto sia chiara, dettagliata.

Posso dipingere un quadro come, quanto cazzo mi pare, ma necessito di una cornice che delimiti l’opera – senza andarne a porre limiti; un quadro multi-D.

Detto questo, chi ha visto “Il discorso del Re?”.
Ieri sera mi sono divertito.
Ben fatto.

Originale l’approccio usato dal terapeuta, anche se fantascientifico; coi rigidi schemi dell’epoca non penso fosse possibile lavorare con un paziente in quel modo.

Troppo umano.

La psichiatria è un industria basata sul creare e concretizzare problemi, nei quali poi l’uomo moderno – grazie agli “esperti del settore” – si identificherà, si crederà opportunamente malato e si curerà, cioè andrà volontariamente a sezionarsi il cervello ingurgitando galassie di simpatici farmaci lobotomizzanti, andando a finanziare la benevola Big Pharma.

Pessimistico?

Impasticcato!

Dietrologista?

Vintage!

Sto leggendo “Giallo Pasolini”. Non riesco a capire perché persone intelligenti, colte, qualificate, hanno paura di “scovare scoop pescando nella dietrologia”.

Per dietrologia intendono “complotti”, “cospirazioni” ecc.

Chi mi ha seguito in passato sa bene che per un buon annetto – facciamo due - anch’io mi sono sparato la mia bella dose di David Icke, Massoneria, alieni, Illuminati (quelli stronzi, mica i risvegliati), quanto è racchiuso nel vasto campo semantico del Nuovo Ordine Mondiale.

Brrr, riscrivere quel nome da i brividi.


Ciò che non mi va giù è perché molti giornalisti d’inchiesta – la maggior parte – temono di essere bollati come paranoici, fanatici della cospirazione, quando analizzano fatti di cronaca seguendo percorsi alternativi discostandosi dalle varie “versioni ufficiali”, confezionate ad arte dal Sistema, per spiegare certi avvenimenti.



Ps. (anche se “pre” più che “post”; è ancora presto): se soffrite di stitichezza vi consiglio di mangiare pizza fatta in casa da voi stessi, soprattutto se non l’avete mai fatta.

Altro che imodium.

Sono alla 6° tappa al cesso.


Le “versioni ufficiali” di omicidi, attentati terroristici, stragi, scandali politici (o d’altro genere) sono sempre costellati di macro buchi, fanno acqua come uno scolapasta preso di mira dal solista del mitra.

Se uno ha un po’ di cervello, possiede discrete capacità logico-analitiche E SA USARLE SENZA TIMORI si renderà presto conto che ci raccontano un mare di cazzate, senza neanche prendersi la briga di renderle credibili – almeno per un bambino di 6 anni.


Le versioni “dietro” – non molto spesso; è pieno di spazzatura (tutta politicizzata, sia di DX o SX) – sono plausibili, dettagliate, esaurienti, coerenti. Logiche.


Vengono fatti collegamenti tra organizzazioni, fatti, persone apparentemente lontane tra loro. Vengono sviscerate “questioni di poco interesse” , episodi “sconosciuti” relativi al caso in esame di fondamentale importanza che i giornalisti mainstream ignorano.


Perché viviamo nella paura del giudizio degli altri?


Mi faccio tenerezza da solo quando ripenso sadicamente ai miei sedici anni: - A me non me ne frega un cazzo di quello che gli altri pensano di me.

Tolti tutti quei “me” autoreferenziali, rimane una canzoncina intrigante che in tanti abbiamo intonato senza però farci i conti. Senza guardare in faccia la realtà.


Perché siamo schiavi di come ci vedono “gli altri”.

Pensate un po’ che controsenso: le persone com’ero io, come sono ancora molti di voi, duri e puri dal cuore anarchico, ai quali non frega un cazzo di cosa pensano gli altri, guarda caso, siete anche le persone che “a me gli altri stanno sulle palle”.

Se uno mi sta sui coglioni, prima cosa non mi interessa cosa pensa di me, seconda cosa ben venga se pensa male di me; il fatto che la mia esistenza possa nuocere alla salute di uno che reputo stronzo mi fomenta, m’incita a esistere sempre peggio, soprattutto nei suoi confronti.

No, scherzo.

Ma anche no.


Perché ho fatto questo discorso?

Perché anch’io mi sono rotto le palle di vivere nella paura degli altri, nel terrore di sentirmi sbagliato (anche agli occhi di me stesso).

Iscrivermi al corso di scrittura, forse, sarà una strategia per autorizzarmi a non avere più paura.

Ad affinare il mio talento.

E a vivermi la vita serenamente.

Voi che dite?

Tanto non me ne frega un cazzo di cosa pensate voi.


Scrivo un blog pubblico… eppure non me ne frega un cazzo di cosa pensano gli altri.

Ho inserito l’opzione “commenti” per sapere cosa gli altri pensano del mio lavoro.

Anche se non me ne frega un cazzo.

Coerente la vita, eh?

Che ve lo domando a fare… tanto sapete.

Anzi, no.

Non sapete.

Gli altri non sanno e non capiscono un cazzo.

Gli altri scrivono libri interessanti.

E a me non frega un cazzo.

Plausibile.

Perfetto.

Vai con dio.

Andate con dio.

E saccheggiatelo; le risorse non gli mancano di certo.

martedì 11 settembre 2012

ONE OWN ORDER

Parcheggiare a Borghetto 3 costa 1€, sarà perché è considerata località di culto.

Escludo la forte matrice templare, lo storico passaggio – e alloggio – di Napoleone III°.

Penso sia dovuto al fatto che un influente, carismatica personalità come Ivana Spagna sia nata e tempratasi proprio qui.

Il parchimetro obbliga il parcheggiante a sostenere una simbolica spesa minima maggiore alle canoniche incontrate nei vari paesini italiani, di conseguenza lo obbliga\invoglia\persuade a sostare in tal’ posto almeno 1h (per 1€).

Ho tentato ad inserire 20, 30 centesimi.

Inappuntabile, il piccolo display rimaneva statico, cristallizzato nella sua (im)personale decisione.

La cifra era la medesima (pari a 1€).


Invece di arrabbiarmi, sentendomi obbligato a scegliere entro 1 limitante recinto di opzioni, ho preferito considerare ciò come 1 opportunità.

1€ che invece di dar luogo a 1 incazzatura m’avrebbe permesso di fare 1 esperienza diversa, fare 1 visita in 1 bel posto, terra natia di 1 famosa personalità (che 1 volta ho conosciuto [1 particolare esperienza], e in 1 vecchio post ho descritto; fu un bel concerto, all’1animità).


Ho girato i negozi di Borghetto 1 a 1, e in ogn1 ho potuto sperimentare 1 condizione diversa (stupore, felicità, perplessità – talvolta 1nivoca).

A 1 certo punto mi sono trovato in 1 prato che costeggia 1 fiume (il Mincio).

Mi sono seduto, ho respirato profondamente, ho iniziato a lasciar andare le emozioni bloccate al centro della pancia.

Mi sono sentito 1 con l’ambiente, con la natura.

Durante quest’esperienza di 1nità col Tutto, sono arrivato alla conclusione che se 1 persona “comune” se si connette all’1, si rende conto di non essere mai stato 1 qualunque.

Perché siamo tutt’1, noi esseri umani.

1 con le piante, coi pianeti, con ogni cosa che ci circonda.


1.

Agli scettici verrebbe da pensare: perché siamo tutt’1 e non – ad esempio – 1 tutt’al +?

Classica provocazione di qualc1 che nel profondo si sente 1 qualunque ma che, pubblicamente, cerca di sembrare 1 essere speciale, superiore.

1 stronzo.

Comunque sono divagazione di adesso, che mi sono fermato 1 minuto a scriverne.

A 1 certo punto non m’interessavano più i pensieri – che stavo scansionando, 1 alla volta.

Ero colmo.

Pregno.

Pieno…

… sebbene, dopo 1 ventina di minuti mi sono rotto i coglioni.

Ho ripercorso la strada a ritroso, non c’era ness1 con cui parlare – 1 attimo che mi sono girato non c’era più neanche 1 anima.

Ho fatto 1 capatina in 1 chiesa costruita prima d’1 ponte di legno – protetto dalla statua di 1 santo di cui non ricordo il nome - che collega la parte naturale con la parte commerciale di Borghetto.

Ho letto 1 incisione lasciata su 1 pietra da non so chi, in onore di Napoleone III (1 personaggio molto presente nella storia di Borghetto\Valeggio sul Mincio).

Sono tornato alla macchina, pensando che per 1€ è stata 1 esperienza 1nica (direi quasi 1iversale).

Comunque 1 inculata.

Perché, alla fin fine, per natura economica (ho un pessimo rapporto col denaro) mi sono sentito costretto a fare 1 esperienza che già, almeno 1 volta, avevo sperimentato, e che avrei potuto risparmiarmi*

*questo è l’Ego a parlare, lui, il sapientone, che sembra sia uscito fresco fresco dall’1iversità e già si sento pronto per insegnare al mondo.

1 mondo che si percepisce separato – e che nonostante ciò sta diventando 1 stato fascista globale.

Perso in 1 miriade di considerazioni ho provato a cercare consolazione in 1 rivista pescata da 1 cestino metallico - sembrava 1 di quei settimanali che trovi in omaggio agli angoli delle strade.

Era 1 catalogo di abbigliamento.

Neanche 1 didascalia.

C’erano 1 pugno di modelli – belle donne, idioti maschi - che indossavano 1 miriade di vestiti.

Non mi sono fatto nemmeno 1 risata.

E mi ci stupisco pure, come se non avessi letto ‘sti cataloghi del cazzo manco 1 volta.

1 cosa è certa: ogn1 è padrone del proprio destino.

Ogni giorno ti trovi di fronte varie strade; a conti fatti ne devi sempre imboccare 1.

1 volta che sei partito mai tornare indietro neanche per prendere la rincorsa.

1 volta o l’altra devo agire senza pensare.

Non lo faccio spontaneamente perché 1, 1 volta che c’ho provato sono scivolato s’1 macchia d’1to, rompendomi 1 braccio (il sinistro, quello con cui scrivo).

‘na crema.

1 amore!



lunedì 3 settembre 2012

IL SISTEMA PUBICO GIURIDICO: OVVEROSIA GIUDICE, GIUDICHI 'STO CAZZO, E IL MARTELLO LO SBATTA QUI SULLE PALLE

FRASE IRONICA E RIVELATORIA: LA GIUSTIZIA VIENE AMMINISTRATA "IN NOME" DEL POPOLO, CHE SIGNIFICA  "IN ONORE", COME FOSSE UN TRIBUTO.
IL PROBLEMA E' CHE LA GIUSTIZIA ANDREBBE AMMINISTRATA PER IL POPOLO. PERCHE' L'ONORE CE LO SBATTIAMO AL CAZZO, E' UNA STRONZATA INVENTATA DAI POTENTI PER FAR MORIRE I PLEBEI GRATIS: "VAI IN GUERRA E MUORI CON ONORE, CHE IO, ALTRETTANTO ONOREVOLMENTE ME NE STO A CASA A CONTARE I SOLDI".


 Divertente transfert con malditesta incorporato.

Mi sveglio inquieto, incontrare Giuseppe che mi dice che quel figlio di una gran troia da 1500 è salito a 3000€. 

Vuole da noi tutti quei soldi, figlio di una gran troia lebbrosa.

Apprendere questa notizia mi ha spodestato.

Anni fa - 6, dioporco - ci fu una pseudo rissa tra me, giuseppe e una testa di cazzo certificata.

Il giustiziere della notte dei miei coglioni venne al nostro tavolo baldanzoso. Gli chiesi, dapprima rilassato, poi seccato - non c'è cosa più snervante che comunicare con qualcuno che non conosce la tua lingua: "Cosa c'è, cosa c'è, cosa abbiamo fatto, perché tutto questo?". 

Il troglodita continuava a rompere i coglioni, a dire che "Abbiamo alzato la voce", classica frase da analfabeta terrone che non sa parlare ma vuole accusare qualcuno, un po' come quando sentiamo dire "Quello mi ha detto le parole"; pezzo di merda, checcazzo doveva dirti? Il porco del tuo dio ci ha impostati per comunicare con le parole; cosa avrebbe dovuto dirti, dei grafemi?

Fui scaraventato a terra, sbattendo la schiena. 
Giuseppe prese una carrellata di pugni in faccia e sul collo. Stufo del trattamento - il coglione non si fermava, continuava furioso in preda a una furia aliena, come stesse picchiando la carcassa putrefatta di quel porco del padre - Giuseppe prese un piatto e lo spaccò in testa al pezzo di merda che probabilmente si stava gasando nella sua veste di punitore.

Pagammo la cena, ce ne andammo doloranti nella notte.
Era finita.

O meglio, sarebbe finita lì se qualche altro figlio di puttana non si fosse intromesso prendendoci la targa.

Fummo denunciati!!!
Dopo sei anni quella storia va avanti.

Quest'anno mi sono deciso: non voglio più avere quella storia che mi gira nella testa, non voglio più avere a che fare col sistema italiano. Diamo i soldi a quel povero testa di cazzo (come minimo una parte di quei soldi li userà la figlia per comprarcisi della roba tagliata male, andrà in overdose, e il resto della somma verrà speso per il funerale).

Mi vesto, vado al bar a prendere un caffe, la testa zeppa di tag inquietanti come "avvocato", "pagare", "soldi", "causa", "analfabeta figliodiputtana schifoso" et simili.

Mi sta bollendo la testa mentre il caffè mi riscalda le budella, quando decido che è giunto il momento di farla finita, pensare 'ste cazzate non serve a niente, solo stare peggio senza motivo.

Nel momento in cui decido fermamente "BASTA", sento un potente schiocco, rumore di tazzine che si infrangono sul pavimento, un pugno che distrugge un tavolino.

"Porcoddio, basta coi carabiniere, basta con gli avvocati, eh, porcamadonna, mi hai rotto i coglioni, porcoddio, mi ha ROTTO I COGLIONI".

Un tizio infuriato sta demolendo i tavolini a suon di bestemmie.

"La devi smettere porcamadonna, devi stare zitta, di fronte alla gente, io, io, porcoddio adesso bbbbashta, che vuuuoi da me, voi non mi conoscete, porcoddio, voi ancora non mi conoscete" (e che dobbiamo fare per conoscerlo, aspettare che esca il cofanetto con la seconda stagione de "the great italian table destroyer"?).

La fuffa va avanti per cinque intensi, goliardici minuti durante i quali l'esasperato protagonista naviga in un mare d'idiozia, continuando a tornare ai 2 punti chiave della questione, ovverosia 1) gli sono stati danneggiati i testicoli 
2) è stufo della kafkiana burocrazia alla quale deve sottoporsi ogniqualvolta la sua compagna (che è una di quelle entità nemiche che ce l'hanno a morte col suo basso coccige) ha qualcosa da ridire sulla sua condotta esistenziale.

E' stato come se le mie convinzioni del momento, i miei pensieri, l' "Egregor" al quale la mia mente si era collegata si fosse trasferito nella mente dell'uomo.

Ho creato proprio un bello scenario per iniziare la giornata.

Se non altro, ora sono qui a scrivere, a riportare la testimonianza di questo palese caso di "Transfert di pendolo".

I pendoli sono... leggete "Reality Transurfing". 
Ci sta tutta.

La penso come Vadim Zeland.

Speriamo che il tizio non scopra che gli ho ceduto il mio pendolo distruttivo sennò mi denuncerà... anche se pure lui ha qualche problemino riguardo giudici, avvocati e burocrazia rompicoglioni.

Comunque una cosa è certa: già di per sè il concetto di "Sistema giuridico" è una pagliacciata che solo un pugno di massoni idioti poteva inventare (e solo una massa di pecore rincoglionite come noi poteva accettare).

Sapete cos'è la "giustizia" secondo il nostro inculcato sistema di pensiero?


Ci sono due o più persone che si accusano a vicenda per le più svariate cazzate che solo una mente involuta possa concepire. 

Tutte e due le parti credono (si sono auto convinte) che la controparte gli abbia fatto un torto.

Vanno dai carabinieri, esseri mai capaci di scrivere correttamente ciò che gli viene detto dai lamentosi stronzi , e sporgono una "denuncia".

Quando la pratica con scritta tutta la fuffia capita in mano allo stronzo di dovere, parte la "causa". 

Curioso l'utilizzo di questo sostantivo; "causa"; è proprio la causa del male.

Piccola digressione.

Quella sera, in quel fottuto ristorante, tutti e noi tre abbiamo ricevuto la nostra buona dose di legnate.
Poteva finire lì, invece dopo sei anni siamo ancora qui a rimuginare su quella stronzata.
Sia io, che il mio amico, che l'altro figliodiputtana stiamo male, non stiamo assolutamente in pace riguardo questo accadimento del passato. 

La CAUSA del nostro malessere è proprio la CAUSA. 

Visto come ci inculano dicendocelo in faccia? 

IO TI STO INCULANDO E TU NON TE NE ACCORGI, POVERO SCEMO.

Questo è il nostro sistema.

Si va in tribunale, un posto acchittato come l'interno di una barca; si ha la sensazione di entrare a bordo di una nave: per "accedere" alla zona dove ci sono la sedia del giudice, il banco dei testimoni, c'è sempre una simbolica recinzione in legno che va attraversata aprendo una porticina, il che non è casuale.

Contrariamente a ciò che si pensa la nostra vita è soggetta alle leggi della marina mercantile; per il Sistema ognuno di noi è una s.p.a. dalla nascita.
Se non ci credete fatevi un paio di domande su com'è scritto il vostro nume sulle lettere che vi arrivano dalla Banca, dalla posta, oppure controllate su google come funziona 'sta storia della marina mercantile; sarete ancora più felici di vivere in questo paese. 

Il giudice sente i poveri stronzi lamentarsi.
Sente anche gli "amici" che sostengono la tesi di uno dei due stronzi (che chiameremo "testimoni", proprio come quelli del Geova).

Il giudice lascia passare un po' di tempo, crea suspense, permette a sè stesso e al sistema di guadagnare quanti più soldi possibili poi, di punto in bianco, esce col verdetto, cioè stabilisce ufficialmente chi dei due è lo stronzo che ha torto e chi ha ragione.

Cos'hanno in comune TUTTE LE CAUSE GIURIDICHE?
Il finale.
Ogni causa finisce con uno che paga e l'altro che intasca.

Potete aver ucciso un uomo, toccato un culo, rubato un chewin gum: tutte le cause hanno come unico scopo far sborsare denaro a qualcuno.

Il metro di misura della giustizia è il denaro.

Viviamo in questo mondo.
Cos'è giusto?
Ciò che viene pagato.

Wow.
Bellissimo, proprio un mondo creato a immagine e somiglianza di dio.

Per gli esseri umani, "Giustizia" significa "quanto sei pronto a sborsare per dimostrare al mondo che hai ragione".

... ed esiste persino gente che ha paura della fine del mondo...

Mi fermo qui, tanto quello che ho detto lo sapete già.
Volevo solo sfogarmi un attimo e raccontare l'infausto transfert.

Ci vediamo la settimana prossima

lunedì 27 agosto 2012

HELP ME

Oggi scrivere non può essere.

Il non essere della scrittura.

wow.

Bello.

Mi sono bastate tre settimane di lavoro alla sagra dei cadaveri azzurri per ridurmi così.

Ora Trasmetto da un baretto con la connessione internet, c'è un fottuto casino, musica terribile, spiacevoli finte esigenze.

E devo andare.
Non posso scrivere.

Anche il fatto che lo stia facendo non signifca che possa scrivere.

O sì?

Che ne so, "I'm just a child", come ci ricordavano i Pain for Salvation.

Presto tornerò a casa casetta, non sto più nella pelle.
Mi hanno scqkuoijato.
Non risiedo più nella pelle che alla nascita mi fu data in dotazione.
E' pelle nuova.

La vecchia era smegma.

Sapete cos'è lo smegma?
La versione minore del magma.
Puzza uguale ma non ustiona.

... intanto, da in piedi come Hemingway, mi son' seduto come uno stronzo.
E scriverò.
O forse no.

Essere o non essere?
Il problema è esserci.

Se Francis Bacon (ha scritto le opere di William Shakespeare - persona MAI esistita) fosse vissuto oggi, avrebbe fatto il pubblicitario cocainomane.
Se proprio proprio avesse avuto l'esigenza di scrivere l'Amleto, tra una striscia di chetamina e 1g. di speed avrebbe scritto:

Ci sei o non ci sei? Questo è l'anatema.
Dormire, poltrire. Anale.
Come un gatto nella friggitrice di Kyoto.

Ieri sera ho rivisto "Notte prima degli esami".
Alla fine degli anni ottanta mi sarebbe piaciuto avere un tumore, morire tossendo sangue sulle note di "Cosa resterà di questi anni 80voglia di dipartire" (pare si intitolasse così la canzone di Raf, versione originale; neanche lui stava tanto bene; Cure e Joy Division hanno particolarmente contribuito all'annichilimento del genere umano, insieme ai Bauhaus e a Siouxie.).

Il colllo s'irrigidisce, inturgidendosi come un serpente tarantolato zoppo.
... volevo dire qualcos'altro, solo che poi un oscura alchimia di tasti pigiati insieme ha cancellato tutto, facendomi perdere il filo che Arianna mi regalò alla fiera dell'Est, quando le portai una panetta di fumo per sopportare il dolore della lontananza di Teseo - era andato a vivere in un posto incasinato insieme a uno stronzo con la testa mezzabufala.

Poi mi è venuta in mente questa frase [per andare avanti ho usato uno schema preesistente, cioè]: - Quando andavo a scuola e iniziavo il tema con "La situazione storico, politica, economica, sociale, ambientale, militare [...] e avevo già riempito 6 righe".

Canzone bombardanti da Deejay Television, l'impastatore GT di una bevanda mangiabile simil granita al limone ottenuta da buste industriali gira con foga elicoidale, tornando sui suoi passi per macerarli, con spettatori dei tramezzini multifunzioni verdi, gialli, rossi e blu, che sorridono dall'altra parte della vetrata, con tanto di mosche nell'atto di deporvi sopraffine uova (i più golosi [e ottimisti] lo chiamano "caviale"), arricchendo le prospettive del consumatore, che mi dicono, cioè, dicono ai clienti, "Tonno", "Tonno e pomodoro, "Tonno e sottaceti", "Cotto", "Cotto e funghi", "Cotto e mozzarella" [si vedeva ch'erano tutti cotti], "Uova e gamberetti"[diosanto] "Uova, maionese, gamberetti, salmone"[dioporco], e la gente si inappetisce, supplicando un caffè come aperitivo al suono di un altra canzone, identica alla precedente, composta dall'equipe alle spalle di un "artista" "differente", e vien' da chiedersi cosa sia l'arte, nonostante siano secoli che si cerca di darne una definizione soddisfacente senza venirne a capo, perché tutto è arte, tipo tre minuti fa, mentre stavo scrivendo queste robacce la frutta di ieri sera m'è tornata su - o forse giù - , sono andato a evaquare, ho prodotto qualcosa di talmente impegnativo che, oltre ad essermi venuta la depressione post parto, mi sento mammo di qualcosa che sicuramente, un giorno, farà grandi cose per il mondo, avrà un grande futuro davanti a sè di conseguenza, come padre e madre di un gran pezzo di arte, non posso che ritenermi artista soddisfatto (e spanato di dietro, come una vite che ha girato troppo su se stessa nel legnoso territorio di un anta dell'armadio che avete a casa, quello dove infondo infondo all'ultimo cassetto, proprio sulla destra, sotto una montagna di coperte, nascondete le sostanze e i giornaletti che non volete che mamma trovi, perché cambiando la sua opinione sul Vs. conto, potrebbe anche prendere in consideraizone l'idea di cacciarvi di casa e, giacché ci shtà la crisi, come farete?).

Per questo torno a casa, mi sono sfogato - in tutti i sensi - al chiaro della luna della GT per granite.

Intanto vengo salutato da non so chi - e non posso ricordare - e contraccambio, figlio di una cultura cristiana obsoleta.

"Un uomo che non lotta per i suoi ideali non è un uomo"; non ricordo chi l'ha detta, comunque penso che il suo punto di vista sia il punto di vista di una testa di cazzo fatta, finita e marchiata a vita.

Io la penso: "Un uomo che lotta continuerà a tornare su questo merdoso pianeta sottoforma di sasso, perciò si fotta".


martedì 21 agosto 2012

ISTANTANEE ECHINACEE DIAFANEE (... dimostrare che conosci paroloni altisonanti - eccone un altra - alza la media d'apprezzamento del pubblico, no? In caso contrario ti informo che hai - o hai sicuramente avuto - seri problemi familiari; curati)

Li vedi, amore? , stanno tornando a casa trainandosi i loro bei camper carichi di biciclette, televisori satellitari e cose buone da mangiare.
Stanno tornando dove credono di abitare, le ferie hanno finito di stargli in grembo, così, amore mio, stanno tornando a casa, per soffrire in madrelingua.

Oh, yeah.

Occhi di vetro si parcheggiano ai lati della strada, scrutano senza comprendere perché il sole abbia cominciato a morire prima del solito.
In televisione qualcosa avevano vagamente accennato, ma hey, man, le ferie sono finite, adesso cominceranno altri guai.

Pronta per un altro giro di giostra, amore?

In pista, solo il ricordo sbiadito di anziane vite, l’eco di passi da balera riecheggia per la sala, il deejay ha capelli bianchi, occhi evaporati dal tumore al pancreas.
Anche lui sta tornando a casa.
Per sempre.

Oh, yeah.

Quanto amore potrai ancora darmi, col portafogli asciutto, labbra secche, nessuna idea su come trascorrere le ferie l’anno venturo?
Dammi un bacio, amore.
Giuro, te lo pagherò, uno di questi giorni.
Forse no.
L’importante è ora, qui.
Nel cesso.

Oh, yeah.

Li vedi, amore, come risalgono le cascate dello sciacquone del water? , sembrano salmoni, tornano a casa nelle apposite scatolette d’alluminio commercializzate dalla Coop, baby.

Oh, diar-re-he-yeah
Non parlo indiano, baby, un moto intestinale denso, come l’Om, più illuminante della legge di Ohm, ma mo, amò, è tempo di tornare a casa, la babysitter avrà evaporato i cervelli dei bambini, il Ritalin è una caramella seria anche a piccole, sporadiche dosi, ma necessaria, perché previene controversie casalinghe.
Prevenire è peggio che perire.

Oh, yeah.

Non fare quella faccia dominante, quelle strisce bianche pitturate per terra  ti danno diritto a passare, mica a fare lo stronzo, intesi, man?

Se ho un problema con te, per estinguerlo, devo lavorare su me stesso.
Se hai un problema con me – ma io sto benissimo con me – , e tu lo vuoi risolvere lavorando contro me, siamo nella merda, Capo.

Ancora un attimo signora, le do un'altra chance.
Anche se a occhio e croce di Cristo non entrerà mai in quell’antro, le do tutto il tempo che le serve per capirlo da sola, manovra dopo manovra. Può mettere le sue belle manine sul volante rivestito dalla guaina di paillettes rosa che le è stato inconsapevolmente regalato per San Valentino, girarlo a destra, persino verso sinistra, mezzo giro qua, due giri dalla parte opposta e sperare, speri signora, non molli, non gliela dia vinta!, giri in senso orario, ¼ di giro dirimpetto al meridiano di Greenwich, poi un altro semi giro, ½ giro a piedi uniti, saltello, un ballo latinoamericano di te stessa, questo non è guidare, sta ballando, da sola, uno spettacolo degno di nota, non spiace, non mi dispiace star fermo qui, in coda, con altre auto che tengono il tempo a ritmo di clacson, suonando con tutta l’energia sprigionata dal palmo della mano, suonando a me, suonano a me, capisce? come fossi responsabile dell’assenza di senso delle proporzioni nella sua personale testa, signora, che vuole che sia?, non si preoccupi, sia io, che loro, NOI abbiamo tutto il tempo della Vergine, aspettare è la Condizione suprema, stare in attesa, mettersi in ascolto del proprio Sé, sul lungomare, col sole che ci sta donando il meglio di Sè mentre lei compie un'altra rotazione con la destra poggiata sul cambio, mentre con la sinistra s’aiuta ad alzare la guaina posta sotto il glande del cambio, la quale permetterà all’autoveicolo d’effettuare un'altra retromarcia, rilasciando la frizione, così, come sta facendo adesso, ecco, brava, spinga l’acceleratore, e lo spinge, talvolta calibrandolo con leggeri colpi della pianta grassa del piede, in apprensione, in balia delle spiacevoli visioni che rendono confuse le immagini mentali del momento, effusioni negative, previsioni su cosa dirà il proprietario dell’auto davanti – magari anche quello di dietro – se per caso il cofano della sua Punto andrà a cozzare, anche leggermente, contro il paraurti dell’auto davanti o - non sia mai! - contro il cofano della macchina dietro che, se la guarda attentamente anche solo una manciata di secondi è troppo vicina alla macchina che ora, proprio adesso si trova di fronte al suo cofano, il quale presenta un accenno di inclinazione endogena, e sta a significare fallimento, fallito signora, ha fallito, ha toccato, ha cozzato il paraurti dell’auto davanti sicché, Madame, il suo tempo a disposizione è scaduto, mi sono, si sono, NOI ci siamo rotti i coglioni d’aspettare l’arrivo formale della sua intellighenzia, la Punto non sarà un Pick-up, lì non c’entrerà mai, manco per il cazzo signora, e a occhio e croce di san Giuseppe quella specie di semi antro comunale adibito a temporaneo parcheggio potrebbe essere stato lasciato libero dal Caso al massimo per una Smart guidata da uno che sa il fatto suo riguardo proporzioni, manovre e – perché no? – vecchia, antiquata, sana, umana empatia del cazzo.
Se ne vada dai coglioni.

Oh, yeah.

Da lì si vedono le stelle, da qui l’autostrada.
Quale male scegli?
Me lo sarei aspettato, amore; il male minorato è sempre stato il tuo zenith.
Non fraintendermi, baby; senza marmocchio in grembo, senza P.38 di tuo padre puntata alla tempia, baby, l’altare non l’avrei visto manco col telescopio dal tetto dell’osservatorio astronomico dove prima, una volta, tanto tempo fa, andavo 3 volte a settimana – bei tempi – prima che stabilissi il coprifuoco alle 21:30, piccola.
Sei in debito, baby.
Mi devi l’Universo.

A tutti i culi su cui non ho suonato doverosamente il clacson in senso di consenso e ampio apprezzamento, signora.
Sono ancora in tempo per un altro giro di conga?
Bene, allora suonerò il clacson in segno d’apprezzamento del suo bel culone che, a occhio e croce dei Cavalieri di Malta potrebbe fruttarle se valutato, ritenuto idoneo, commercializzato e riconvertito in cifre numeriche apparse sugli schermi dei computer di Wall St.

Quando avevo sette anni la nonna mi fece fare un fioretto a Santa Rita, solo che non lo annaffiai abbastanza, così il fioretto appassì, me ne rimasero una manciata di petali disidratati.
Fu quel giorno che venni a conoscenza dei piaceri che il signor Varzetti nascondeva nel sottoscala della cantina, al fresco, tra i barattoli di alici marinate, quando ci spogliavamo e accendeva la telecamera, e la storia faceva il suo liquido corso tra le mie piccole natiche fasciate da slip con Pluto ricamato a mano dalla nonna, nonna, la mia adorata nonna che adesso è diventata alta sacerdotessa dell’ordine delle baccanti.
Oggi, a 106 anni è ancora viva, e io la amo come una volta, tutte le volte che le entro dentro.
Siamo naturisti, usare vaselina sarebbe andare contro le regole armoniche dell’ordine.
A 106 anni è asciutta come una goccia d’acqua al centro dell’equatore ma anche noi abbiamo tutto il tempo che ci serve.

Una volta ho sognato di volare.
Correvo, correvo, sentivo le gambe, i polpacci sempre più leggeri, fin quando non ho spiccato un balzo e librandomi in aria non sono più tornato coi piedi per terra.
Da quel giorno ho cercato in tutti i modi di staccare i piedi da terra.
Proprio oggi, mentre guardavo la televisione, ho visto che hanno abbattuto il muro di Berlino.
Se andassi a Berlino, mi mettessi seduto a gambe incrociate sotto una parte di muro che non hanno ancora abbattuto, potrei sperare che un blocco di cemento mi cada in testa; ho letto su una rivista medica che chi va in coma riceve un buono sconto del 45% su tutti i prodotti caseari della zona; se ho ben capito, i latticini fanno bene alle ossa dell’industria farmaceutica.

Ero in vacanza, mi pare in Inghilterra, o da quelle parti lì (prima di sposarmi viaggiavo, vivevo parecchio), passeggiavo per i fili d’erba di un grande prato, c’era silenzio, e l’assenza di rumori troppo forte.
Mi sentivo a disagio.
Vidi le colonne di Stonehenge.
Mi fermai a sentirne il silenzio, ora aveva un suono diverso.
Un signore sulla settantina si avvicinò a me, come se avesse letto i miei pensieri. “È opera degli alieni, figliolo. Hanno messo lì quelle colonne, in quella specifica posizione, come fossero aghi medici, aghi dell’agopuntura, per curare la Madre Terra incanalando i flussi energetici della griglia terrestre. È un luogo di potere strepitoso. Pensa che ogni anno migliaia di persone ci vengono in pellegrinaggio, come fosse un luogo sacro. E di fatto lo è. Senti? Lo senti quanta energia sprigionano, figliuolo?
Capii che non aveva proprio letto bene nei miei pensieri.
Dovevo andare a cagare.
Un misero moto intestinale non mi avrebbe privato del piacere di pestare a sangue quel rompi cazzo new age. Aveva 70 anni, di “nuove” ere se ne doveva essere vissute già abbastanza, perciò pensai che toglierlo di mezzo avrebbe giovato a me, a lui, al mondo intero.
Sono in carcere da 10 anni.
Non fraintendete; sono in carcere in casa.
Non fraintendetemi, non sono ai domiciliari.
Sono sposato e l’ho già detto prima, detesto ripetere le cose due volte, significa che non mi state ascoltando, porca madonna.
Quando ho pestato il vecchio una spettatrice dal culo sodo volle conoscermi a tutti i costi, aveva apprezzato la tecnica con cui avevo ridotto le costole della cariatide rompipalle in una sorta di poltiglia simil pane grattugiato simile al pan grattato con cui si preparano le alici scottadito.
Ci sposammo, e ora prendo quattro diversi psicofarmaci, senza neanche un giorno libero.
Non sto male come sembra.
Mi sento in pace.
E almeno una volta l’anno sogno di tornare a Stonehenge.
Ho dire un paio di cosucce a quei cazzo di alieni di merda.

Infilarti piume nel culo non fa di te un essere umano più idoneo agli occhi dello scrutatore che deciderà se potrai far parte – o meno – dello staff di McDonald. Si da il caso che le multinazionali che producono carne animale non apprezzino gli animali di terra. Putacaso dovessi avere un parente clonato, oppure nato in provetta, infilagli delle piume nel suo, di culo; avrai una possibilità in più di essere assunto (part-time) e cucinare i panini che tanto adori.
Ricorda di togliere quel cazzo di cetriolo, dio ce ne scampi*.

*Anche strapparti le mani per infilarci delle chele non fa di te uno scampo, dio ce ne aragosti.
Gosti quel che gosti; accettiamo soprattutto carte di credito; far sparire il denaro contante dalla circolazione monetaria è Ns. prerogativa.

Menar il can per l’aia equivale a 5 anni di reclusione+12.000€ di multa (24.000, prezzo raddoppiato, se il cane è incinta).
Di tutti quei soldi il cane non vedrà manco mezza crocchetta.
È la vita.
È il male che arrechi tu a te stesso.

L’Italia è un oligarchia fondata su Cartelli economico sanitari.
Lo sviluppo, il progresso è consistito in un quinquennio, ’70-’75, quando scoppiò la moda del rock progressive.
Per il resto, la democrazia dei Savoia persiste.

Democratico o repubblicano?
Io sto con chi ha l’eroina migliore; sono pachistano.

Bannandomi da Fb. mi hanno privato del diritto d’identità telematica.
Da quel giorno ho perso 10kg e 10 Ampere dalla depressione, tutta colpa di quel mezzo ebreo addormentato di Mark Zuccamerd come si chiama, che poi quello di Fight Club ci ha fatto un film inconcludente di più di due ore e ci ha pure beccato l’oscar come “Miglior 2h buttate nel cestino di Xp.”

Il mondo non è tutto abitato da gente cattiva, c’è anche la gente brava, mica dico che sono tutti cattivi.
Ci sono persone corrette e i maleducati.
Le persone corrette furono – ai tempi d’infanzia – rese tali (cioè corrette) dall’educazione dei genitori in sinergia con il metodo educativo coniato dal Sistema Sanitario il quale, apparentemente, senza specifiche motivazioni, si inventò che i bambini erano potenziali malati cronici, cosicché rese obbligatori 6 vaccini per tutti i bambini dai 2 ai 10 anni.

Le persone maleducate vengono coltivate nei social network.
Tutti i social forum a parte Netlog, perché lì ci sono registrato anch’io.
Vi assicuro che è tutta gente perbene.
Addominali e vagine parlano da sé.

Quand’ero piccolo, per farmi addormentare la mamma mi leggeva sempre una storia.
O, per lo meno, ci provava.
Io volevo sempre sentire la storia della cicala e della formica.
E lei me la raccontava.
Io mi addormentavo felice, cullato dalla sua voce, la quale mi stava autorizzando.
Mi serviva un autorizzazione per.
Ogni mattina, appena fatta colazione, andavo a giocare per i prati che circondavano il rustico di mio nonno Aleister. Appena trovavo una cavalletta ferma, oppure una formica che non stava mettendo da parte provviste per l’inverno, le prendevo e le torturavo ore e ore, fin quando non le schiacciavo. Lo facevo perché, quando la mamma andava a battere in centro, la favola della buonanotte me la leggeva papà. Andava pazzo per quello scrittore barbone matto e scemo, lì, quel Darwin, di cui non capivo quasi niente, a parte che la Selezione Naturale significa che se nasci inferiore e non vuoi fare un cazzo dalla mattina alla sera devi estinguerti.
La sofferenza, l’aggiunta del “fattore agonia” al processo di estinzione di tutte le formiche e cavallette della zona fu una mia libera iniziativa, una mia invenzione.
Il mio personale contributo a una delle teorie più autorizzanti di tutti i tempi.
“Papà, allora io te e la mamma siamo scimmie?”.
“Dove cazzo vivi, figliolo? Non ci vedi quando io e la mamma litighiamo, ci lanciamo tutta quella merda addosso poi facciamo pace infilandoci reciprocamente banane nel culo? Se non lo siamo, mettimi una mano in mezzo alle gambe e toglimi le pulci”.


… è ora di pranzo… penso che la follia, almeno per qualche minuto, possa andare a ninnare…
… ci leggiamo settimana prossima…


lunedì 13 agosto 2012

GUAZZABUGLIO IPER VELOCE

Sarà un post veloce, Molto veloce, più di quanto tu possa immaginare.

Sono a casa di nonna, trasmetto dal pc di mia cugina, con mia zia che incalza, esortando a sbrigarmi.

E' in atto una cospirazione tramata da me nei confronti di me stesso.

In che pasticcio mi sto cacciando?
Speriamo non sia pasticcio di carne, con tutto il pesce che sto cucinando alla sagra vomiterei l'intestino.

Percepisco un forte sbarellamento, ci stiamo americanizzando il dna.
Ho a che fare con persone che non comprendono ciò che gli succede, il che è un bene perché - teoricamente - se uno non comprende non si lascia scalfire, no?

Potremmo iniziare a vivere ciò che "ci succede" come se succedesse a qualcun altro; rimarremmo impassibili alle puttanate negative che ogni giorno ci  "colpiscono".

Non so se sono stato spiegato.
Dovrei chiedere a qualche insegnante delle superiori.
... non sapevate che adesso i miei post vengono insegnati (dire "spiegati" sarebbe uno scherzo; la scuola insegna, inculca, mica IMPARA [e manco tu impari]) ai ragazzi delle superiori?

Il sistema ha capito, ciò che scrivo ogni settimana, se manipolato con cura, diventa un perfetto, strumentale alleato per divulgare - con sempre più consenso - la propaganda di regime.

Non ci credete?
Non credete che IO SONO MATERIA DI STUDIO, che vengo spiegato ai ragazzi nelle scuole?

Fate bene.
Non credete alle mie stronzate.
Nella stessa misura non credete alle stronzate che vi dice la vostra mente.

Tu non sei la voce dentro la tua testa; se le credi non hai che da soffrire.

Chi lo dice?
Lo dico io.
... allora sì.

Si vede che sto delirando, vero?
VERO?
Scrivere con segugi parentali alle calcagna non è facile.

Penso che domani scriverò un post vero, dove parlerò di Well Biking (hanno inventato anche quello) e di un altro po' di puttanate apprese nelle ultime tre settimane in cui mi sono ri-mischiato col genere umano per motivi lavorativi - e forse umani.

Posso solo darvi ludici consigli.

Posso solo consigliarvi di leggere "I mercanti di salute" e farvi quattro risate riconsiderando il vostro passato medico (e quello dei vostri familiari SEMPRE MALATI).

Poi posso consigliarvi "Storie di primogeniti e figli unici" del sempre più grande Francesco Piccolo.

Poi posso consigliarvi "Il tao del dragone" perché Bruce Lee era un filosofo sensibile, umano e superomistico (nel senso buono).

Poi posso consigliarvi "Viaggio nelle energie del femminile" di Zuleika Fusco, perché è giusto che le vostre donne capiscano veramente cosa significa "essere donna" (così, di conseguenza. vi lasceranno, vi molleranno intorno a pagina 70; se volete liberarvi della vostra fidanzata è il libro ideale; se volete continuare a illudervi di essere innamorati del vostro "amore" proibitele di leggerlo).

Poi posso consigliarvi "Reality Transurfing", perché è bene che iniziate a capire che TUTTO ciò in cui credete è lì per farvelo mettere in culo da... voi stessi.

Poi posso consigliarvi "Rivelazioni non autorizzate" perché mi sono rotto i coglioni di sentire ancora, nel 2012 "Io sono di destra, quello è di comunista".

Poi posso consigliarvi "Incubi e deliri" perché Stephen King rimane sempre il re.

Poi posso consigliarvi "Il popolo dell'autunno" perché Ray Bradbury è una delle cose più belle che siano mai capitate al pianeta Terra.

Poi posso consigliarvi "Considera l'aragosta" perché pensare con la mente di un genio geniale e divertente è un esperienza che vi eleverà.

Poi posso consigliarvi di vedere  "I want to be a soldier" perché è la perfetta ricostruzione di ciò che succede a ognuno di noi quando si fissa con qualcosa, QUALSIASI COSA e diventa un fanatico/seguace del cazzo.

Poi posso consigliarvi http://www.youtube.com/watch?v=5lg4xfv6N9Q anche solo per vedere le facce che fa Tom Bosco quando giunge le mani in preghiera e sembra sempre che, con gli occhi in cerca di dio, stia quasi per sbottare in un sonoro ".... ma dio pòrco", come si dice al nord.

E poi basta, penso.

Certo, tutto questo tempo avrei potuto impiegarlo scrivendo ma.
... è arrivata mia cuggina, il demonio.
Spengo.
A domani.

Passate voce.
E passatevi le siringhe; l'HIV non c'entra un cazzo con l'AIDS e di AIDS si muore solo se ci si cura.

CHI LO DICE?
Lo dice Sto Cazzo, filosofo francese di metà '800.

Di lui, Monsieur Sto Cazzo parlerò domani.
Se lo dice Lui, non può che essere così.

Quando QUALSIASI COSA viene detta da qualcuno di IMPORTANTE e RICONOSCIUTO non può che essere accettata come verità assoluta.

Quando QUALSIASI COSA viene controbattuta da qualcuno di importante (però meno notorio), i pochi che non credevano al "primo qualcuno" si schierano con questo "secondo qualcuno".

Quando QUALSIASI COSA viene commentata da un osservatore imparziale che non si schiera ne col primo, ne col secondo qualcuno importante, potrà a sua volta diventare qualcuno di importante e riconosciuto, tanto che verrà pagato per tacere.

Quando a questo qualcuno imparziale, in procinto di diventare qualcuno che potrà dire qualsiasi cosa venendo preso in considerazione come eminente dispensatore di verità ufficiali, non gli interessa il denaro e non accetta viaggi premio, generalmente viene fatto fuori.

E questo è il nostro sistema di pensiero: LA VERITA' SI TROVA NELLA BUSTA 1, 2, o 3.

Scegli quella che ti piace, basaci sopra la tua esistenza.
Lotta per il tuo credo.
Schiaccia.
Uccidi.
Imponi la TUA verità; è quella giusta. Lo dici tu, lo dice anche il tizio importante, qundi non può che essere la verità.

Fatti valere.

Per premio avrai onore e gloria.
Praticamente un cazzo nel culo.
Per tutta la vita.

Un po' pochino per i figli di dio, no?
Mi sarei aspettato qualcosa di più dai figli di un essere perfetto.

Ma, se abbiamo inventato persino il well biking non potranno che esistere anche più di un miliardo di motivi validi per estinguerci, no?