lunedì 25 giugno 2012

BREVI INTERVISTE A ITALIANI PIETOSI

Sto leggendo “Brevi interviste con uomini schifosi” (d’ora in poi B.I.A.U.S) di David Foster Wallace (D.F.W.), raccolta di ipotetiche interviste-saggi-brainstorming particolari, davvero molto, molto particolari.



Oggi scriverò le “mie” di brevi interviste, con lo scopo di rispolverare una tecnica di scrittura che usavo spesso per dare voce alle voci nella mia testa, devo dire con effetti…



Fate voi.

Come se poteste.



Fidati di te stesso, non accettare caramelle dal tuo sé, potrebbe essere droga sconosciuta datati da uno sconosciuto.



La droga fa male, non fa bene, lo dice anche il Papa.



Una caramella corretta sbagliata potrebbe costarti intere zone del cervello, sì, magari ti si brucerebbero aree inutilizzate, potresti dire cazzo me ne frega, ne avanza altro, però, tieni conto, tienici in conto che la mamma s’arrabbierebbe di brutto, e tu per il dispiacere arriveresti a fare cose inimmaginabili - vedi “Tesserarsi a circoli ricreativi per giovani cristiani” o “Dedicarsi a un hobby(t) - senza aver mai neanche visitato la Terra di Mezzo - anziché dedicarti a costruttivi passatempi”.



Per tener fede al testo di riferimento - “B.I.A.U.S” di D.F.W., pubblicato da E. divulgato dal quel P.D.D.P – le Domande dell’intervistatore verranno identificate con la lettera “D.” - parlare di “acronimo” sarebbe come inveire contro Geronimo fautore del Deuteronomio - e non verranno mai svelate, mai, per nessun motivo al mondo, neanche se gli americani s’inventassero un ipotetica invasione aliena come scusa per gettare il pianeta terra nel terrore, dichiarando lo stato di emergenza internazionale, unire tutti i popoli sotto un unico governo e instaurare la tanto ambita Dittatura Mondiale (vedi “Fottuti da E.T. e dai parenti di Spielberg).



Sarà una serie di risposte a domande che non vedrete.

Un po’ come succede nella testa di miliardi di individui che vivono rispondendo a nessuna domanda.



1) INTERVISTA AL SIG. L.P. OPERATORE DI CALL CENTER.



D.

R: - Be’, sì, insomma, dài, non posso dire e non possono loro dire che non ho prodotto, cioè, i conti tornano, rientrano nel budget, insomma che ce ne importa, lo faccio sempre io, batto sempre io, IO il record settimanale, mica quel perdente liggiù della scrivania 6, e mo, per una volta che non riesco a raggiungere l’obbiettivo mi ti viene a rompere i coglioni con “eh, perchéééé…” con quelle E aperte milanesi di merda ehhhh l’azienda, i sogni, la produzione, i sogni di produzione, tutte quelle parole vuote là, il marketing manager il bilancio della vita manager oh, ohhh, ma cazzo vuole, cioè, vinco sempre io l’obbiettivo raggiungendo l’obbiettivo poi una volta che non lo raggiungo mi raggiunge le palle e ci balla sopra…?



D.

R: - Sei d’accordo con loro? L’intervista è una fuffa per capire se baro e vi imbroglio? Lei assomiglia al direttore… non è che è suo fratello? In quel caso, le va un caffè? La macchinetta lo fa meglio del bar, sì… cioè… non è proprio il bar che fa il caffè, è la macchinetta mossa, azionata dall’extracomunitario che ci sta dietro… lo vuole? Lei è un tipo dinamico, quindi un uomo da ginseng, vero? Dicono faccia bene a… no?



D.

R: - Vero, è lei fa le domande, io sono solo l’umile callcenterista che le risponde… eppure ha una faccia conosciuta. Ma lei è dei sindacat… vabbè, scusi.



D.

R: - Dice che ho un “problema d’autostima”, così lo chiamano, problema-d’-auto-stima, significa che non credi in te stesso. A casa mia non credono manco in dio. Ti insegnano a credere in dio prima a scuola e al catechismo, poi al lavoro - solo che lo chiamano “azienda”, “obbiettivo”, “guadagno”; forse sono politeisti - però se non te lo insegnano a casa (a credere in dio, cioè), non lo impari, non lo imparerai mai, e se non impari a credere in dio, perché dovresti credere in te stesso? Non sarebbe come passare un gradino sopra a dio? Cioè, no, dico, non credi in dio e credi in te stesso? Sì, la pianto con le domande, anzi, poi, chi mai se l’è fatte tutte ‘ste domande, lavoro da quando ho 15 anni, il tempo è denaro, le domande sono interrogativi e gli interrogatori li lasciamo alla polizia giudiziaria.



D.

R: - No, macché. Dicevano che non ero portato. Io volevo fare l’artistico, mamma diceva dopo cosa fai, dipingi i cessi dei presidenti e degli avvocati? Io il talento per i disegni e dipinti ce l’avevo. Sempre preso ottimo in artistica. Ci dava da disegnare seguendo gli impressionisti? OTTIMO. Ci dava da disegnare lo stile cubista? OTTIMO. Per compito in classe dava da disegnare come l’astrattismo? OTTIMO… vabbè, quella volta l’hanno preso tutti un bel voto, bastava tracciare linee a cazzo, tanto andava sempre bene, “è astratto”, dicevamo, e la professoressa si beveva il caffè senza mai ridere. Ci dava da disegnare come i futuristi? OTTIMO. Ci dava da fare la verifica con le risposte aperte sul dadaismo? Li non sapevo un cazzo, forse è vero, non ero portato…



D.

R: - Mai fatto uso, a parte tutti i venerdì, sabato, e domenica pomeriggio a casa di zio Tarcisio. Influiscono. Influiscono sulle prestazioni. Direi assolutamente positivamente.



D.

R: - Effetti collaterali. Chi c’ha tempo per pensarci?! Il mese scorso ho preso 800,00€, OT-TO-CEN-TOH. Io direi che hanno Effetti Ricreativi, con ottocento euro sono riuscito ad andare in discoteca. Ti rendi… si rende conto? A ballare una volta in 3 mesi è un record.



D.

R: - Mettere su famiglia… cioè… no… forse non ho capito la domanda. Posso… sì, insomma, dire la mia, tipo ruota libera? Bene… da dove comincio… ah. Io non penso che sia proprio obbligatorio, che ti prendi una per mano, ti dai i bacini, ci ciuli un paio di mesi, ti sveni, mangi pane e cipolla altri sei mesi, entri dall’orafo, poi vai a casa o al ristorante (minimo altri 200€), le dai l’anello, vai nella casa di uno che non credi – come non credi in te stesso – e di fronte a questa persona che ti dicono esiste però non l’hai mai visto – anche se c’è da dire che spesso ne ho subito le ire durante la mia vita – e fai una promessa che dura finché morte non ti separa dall’altro, poi ci devi fare minimo N°1 bambini – minimo – e poi devi andare tutti i sabati a riempirti il carrello di cagate alla Coop, e più ti girano i coglioni più quello nel fagotto piange, tua moglie fa altrettanto, e tu inizi a sperare che la morte vi separi senza il non – intendo il “non” di “morte non vi separi”.



D.

R: - Provo a dirla meglio. All’età mia, da scopare c’è n’è ancora tanto. In teoria. IN TEORIA. Sì, se metti la pancia e quelle menate là non te la fanno annusare manco ai test allergenici per i pollini… sì, nel senso, quell’odore di – si può dire? – di Fica se sei un cesso non lo senti manco col cannocchiale, cioè, no, non è che con gli occhi senti (a distanza) un profumo che spetta al naso… capito?



D.

R: - Vacanze? E chi c’ha tempo? L’obbiettivo mensile non dorme mai.



2) INTERVISTA ALLA SIG.RA P.A. BAR[R]ISTA



D. (dopo una D. non tanto pertinente/utile alla continuazione dell’intervista).

R: - Me lo dicono tutti, grazie.



D.

R: - Ho cominciato nel settore barrista proprio all’inizio della mia “carriera” se si può dire che è una carriera quando lavori fuori della televisione del Presidente.



D.

R: - Eccerto che ho votato per lui, i comunisti sanno solo promotere l’odio, lui invece è per l’amore per la libertà. Loro non sanno cos’è la libertà, Lui ce la fa vedere ogni giorno su 3 canali televisivi non stop ventiquattro ore su ventiquattro sette giorni su sette di tutta la settimana senza mai un giorno di vacanza.



D.

R: - De-mo-cra-zia. L’avevo studiato, quando andavo tra i banchi di scuola. Democrazia. Dem- Demos- Demoni… e poi crazia era… porn…ocrazia… no, ahaha, non centra, è impossibile “demoni che girano film porno”, però quello di Siffredi, lì, il film artistico della regista artista francese non l’ho mica capito, “Pornocrazia” si intitolava, sul Digitale Terrestre, l’ho visto tutte 14 le volte che l’hanno trasmesso fatto vedere sul Digitale Terrestre, ore 22:30, Canale non mi ricordo (mica sono una cima con la memoria).



D.

R: - Io penso che i valori della famiglia… no, aspetta un attimo. I valori che io penso giusti sono quelli… be’, sì… quelli giusti. Quelli di tutti quelli che lavorano, delle genti oneste, le persone che pagano le tasse che sono per la libertà di stampa, non i comunisti senza dio con l’odio sempre a promuoverlo con le bombolette sui muri imbrattati di rosso, coi gazebi al centro tutti i sabati e la magistratura rossa – pure se vestono a tipo funerale di nero - , la magistratura rossa lo sta sempre a condannare per ogni volta che mette il naso fuori Arcore per andare a fare il bene e l’amore tipo la volta coi terremotati aquilini.



D.

R: - No, forse non sono stata spiegata. Andava a portare l’amore. Ma di che, ma de che? Quella è una storia del conplotto comunista, il bunga bunga, che si e scop… che ha avuto violenze carnali con la minorenne che ce l’hanno messa lì apposta come agente in copertura che faceva finta per poi dire ai giornali che Silvio me l’ha messo a pagamento per sputtanarlo all’opinione pubblica della gente che lavora, la gente dei valori che dicevo alla domanda prima (se sì ricorda… penso lei di memoria sarà forse un po’ più dotato di quella qua, io, che alla fine sono solo una barrista in un bar manco al centro, capirai).



D.

R: - Il mio motto...? MOTTA! Sì, la Motta degli chalet quand’ero bambina. Alcuni pure adesso. Boh, non lo so, sono pure allergica ai latticini, gelati non ne posso mangiare, fanno ingrassare, contengono grassi poli… polivalenti, quelli del colesterolo cattivo, quello della ciccia sulle cosce e sui fianchi, obesità a pera, sì, insomma che però non ce l’ha quello della pubblicità della Marcuzzi, lei ne mangia almeno 6 al giorno ed è sempre in forma, anche se ha partorito, invece di mettere su peso è dimagrita, ahahah, il contrario che succede alle donne “non di spettacolo”, perché quelli hanno tutto un mondo loro, pare fatto al contrario, cioè, mia cugina ha fatto un figlio e un figlio vuol dire mettere su almeno 10 almeno almeno 10 chili, mentre Alessia li ha persi dopo averlo partorito, il figlio. Quelli c’hanno i treiner personali, ti dicono “mangia questo, questo sì, quest’altro no” tipo appunto i gelati Motta e tutti i cibi che fanno metter su massa grassa malvagia.



D.

R: - L’attività fisica è molto importante, lo faccio tutti i giorni…



D.

R: - Ahhh. Ahahaha, mi scusi, è l’agitazione da prestazione. La ginnastica aerobica intendeva. Sì, faccio pilates quando esco dal lettino solare, tre volte a settimana. Ci vuole essere sempre in ordine in forma, sennò i maschi manco ti guardano, già che non sei nelle reti televisive sono 1000 punti persi, se sei pure grassa due, tre chili oltre il limite del peso corporeo stabilito non ti dico, rimani zitella a 24 anni, mica no.



D.

R: - Programmi per il futuro? Martedì fanno le eliminatorie sia di “Amici” che di “Grande fratello”, poi mi sembra venerdì…



D.

R: - Ahhh i programmi MIEI. L’ho detto. Se ci avevo un programma mio mica stavo a fare i cappuc… ah, no. L’ho detto, come a scuola, è l’ansia da penetrazione. I programmi di cosa vogliio fare nel mio futuro. Sì. Non ci ho ancora pensato al futuro. L’ho visto sere fa, canale non ricordo, ma poi mi sono annoiata, era un film vecchio di almeno cent’anni, c’era quell’attore che poi è morto tremando qualche anno fa – veramente non mi ricordo se è morto o se c’aveva solo il parchinson – che faceva le corse con le automobili volanti, tornava indietro nel tempo poi però sua madre si innamora di lui e lui non ci può fare niente – anche se si vede che una tampinata gliela darebbe, legami parentali o no – e deve salvare il suo futuro e io non ho capito perché si chiamava “Ritorno al futuro” se lui ritorna nel passato anche se non lo aveva vissuto lui ma il padre che l’aveva fatto…



D.

R: - Lo psichiatra? Io? Sì, una volta mi ci hanno mandata, dallo psicologo. Sono durata 3 sedute perché il rapporto con lo psicologo s’è fatto subito intimo, poi zone intime, dove lui cominciò a mettermici le mani già alla seconda seduta. Disse che non se la sentiva di avermi come paziente perché con me ci aveva qualcosa in più da condividere - e se me l’ha condiviso – così poi mi ha sbolognata a un suo collega – che è andata più o meno com’è andata come lui. Questi psicologi pensano solo a quello… e pretendono di curare la testa delle persone malate? Nei film che ho visto i matti, i malati nella testa pensano a distruggere, correre con le auto dove non si può tipo marciapiedi e centri commerciali, mica stanno sempre solo sempre a pensare a quello fisso, dalla mattina alla sera, “Eddai, solo una mano qui, una toccata veloce”. Oh. OHHHH, mica siamo più all’asilo, mica possiamo “giocare al dottore”, tu sei un dottore vero, mica puoi metterti a giocarci. Fallo, fallo e basta il dottore, però sul serio, che se sei psicologo mica mi puoi fare il lavoro del ginecologo senza nemmanco i guanti, e che cazzo – scusi se mi sono permessa… è che lei è molto carino… non è che per caso fa l’avvocato?



D. (esasperata, detta con un filo di voce, come se l’intervistatore sia sul punto di spirare sul posto).

R: - Io non ci ho capito niente? È lei, lei non ci ha capito niente. Mi fa delle domande sceme che io le do la cortesia di rispondere correttamente bene e lei mi si mette a fare le avàns che potrei pure denunciarla per “scusa di intervista per trombare” che è una cosa subnola, cioè, che con la scusa “ti faccio un paio di domande” prima mi fai un paio di palle tante poi cerchi pure di rimediarci qualche ravanata là.



D. (che dovrebbe essere riportata, in quanto, più che domanda è una richiesta d’aiuto rivolta a divinità del pantheon greco, formulata dall’intervistatore in stato semi confusionale, mentre cerca di far capire all’intervistata che tutto il malinteso è stato architettato dall’intelligenza più o meno – più meno di meno – inferiore dell’intervistata).

R: -Tanto lo sapevo, i maschi sono tutti uguali. Pensano solo al pallone, alla motocicletta e alla verga, come il poeta dei Malasfoglia, del “Il Mastro Don Mazzi”, lì, l’han fatto studiare obbligatorio alle medie, manco questa mi ricordo, cazzo ne so io, scombustolata, che per una volta ci credo che uno si interessa veramente per davvero a me poi mi si mette a fare le domande sempre più personali, sempre più intime, poi dalle intime passa direttamente all’intimo senza passare per una cena, che so, un invito galante al cinema del multisala… niente più romanticismo. Ecco. Voi maschi siete tutti… come si dice? Voi uomini siete cazzo-centrici.





3) INTERVISTA AL SIG./SIG.ra (?) E.C. , TRANSESSUALE ESERCITANTE LA PROFESSIONE DEL TRANS.



D.

R: - Moltu fàscile. Nun scè lternativa per uscire vinscenti – e vivi - dalle favelas: o sai sgiocare di gambe u sai sgiocare di cassu e io sciavevo li gambe corte ma u cassu perfettu per fare la mia attività a tutto campo.



D.

R: - No, niente uperação completa. Sì, vorrei diventare tutta donna donna solo che sensa mazza lavoru minga. L’uomo italiano macho è storia sorpação, anche al macho piace u casso prenderlo di dietro, più che metterlo, risceverlu più che darlu, spacchettarsi più che spacchettau, nun so se mi capisci.



D.

R: - Ah, anche tu. Allora rimandiamola, no, l’intervista a dopu?



D.(un pelo imbarazzato visto che il registratore è acceso).

R: - Ok.



D.

R: - In Italia c’è molto promiscuità, solu che non ci sta le palle per ammetterlo, a tutti, non solo alle donne piasce u cassu, è un datu di fattu. Anche quello alto, grosso, muscoloso, che fa il buttafuori piasce buttarselu dentru, senza distinção, però se poi gli chiedi, ti disce che i trans fanno schifo, andrebbero brusciati tutti, come è successu settimana scorsa a Kaoma, l’amica mia. L’hanno presa quelli del giro politico, le hanno sfundatu u massu pu l’hannu brusciata nel fossu.



D.

R: - E non pubblicarla, sai cassu che me ne frega.



D.

R: - Tu disceva, perché venuti qui in Italia? Perché a nessun paese piasce pesce più del Belpaesgi. T’ho sgià dettu: “tutti per uno, unu per tutti, tutti in uno, unu dentru tutti” è u voshtru motto. Io ho sgirão u mundu. A nessunu piace u cassu come a l’italiani qui da voi.



D.

R: - Non mi importa. Passanu cul muturinu, shputacchinadu, ti urlano “Frocio di merda puttana”, poi quando scendunu dal moturinu tornano di nascosto pagandu tutti e due, autishta e passesgeru du muturinu. Fanno bella figura cun amisci, mi dicono offese, poi quandu che nessunu li vede vengono da me che gli vengo in fascia.



D.

R: - C’è troppu discriminação, troppa come si disci, ipocrisia, ma non è problema. Sono arrivata 4 mesi fa. Ora che ho guadagnato per villa cun piscina, limousine e autishti privatu possu turnare a casa a Rio. Poi quando finisce tuttu il danau torno un altro paio di settimane, intasco i miei bei 500’000 e sci si rivede tra 5, 6 anni, se prima non muoio brusciada come Kaoma dentru o fossu, sensa più cassu.



D.

R: - Perfettu. Tieni mio biliettu da visita. Sci vediamo alle 5, abitu in via de Gasper… (AUDIO DISTURBATO - CONTENUTO INDECIFRABILE).





4) INTERVISTA AL SIG. A.M. MANAGER RAMPANTE (DIRETTORE DI CALL CENTER [vedi intervista n°1])



D.

R: - Be’, ssì, inssomma, devi esserci tagliato e devi essere un vincente, o ci nasci già da piccolino oppure niente, nada, Sì, gli diciamo a ‘sti giovani qui di fare i corsi per l’autostima, le tecniche di PNL e quelle menati lì, li mandiamo dal Re, the King, [Roberto Re, N.d.R.], mio carissimo amico di una vita, compagno vincente di vittorie e trionfi fuori, dentro la trincea, nel campo di battaglia, sì, insssomma sempre in prima linea con risultati sbalorditivi, soddisfacenti, se ci metti dentro che noi quando ci mettiamo siamo squali, cioè, io, lui, quando ti prendiamo ti agganciamo e non ci stacchiamo più, siamo una morsa, siamo un team, lavoriamo soli, in coppia, assembliamo vere task force stile C.S.I. Miami e alla fine, sì, insomma, ce l’aggiudichiamo, ogni battaglia persa è una morte, le morti sommate determinano il fallimento, hai perso, sei zero, hai finito, sei out, via, tagliato fuori dai giochi, per sempre, se perdi la reputazione è finita, basta uno, ne basta uno, uno sbaglio, uno sgarro e Taaac, come Benetti lì, primo, PRIMO in classifica tre mesi, tre mesi di fila diopò’, una, una che ne ha sbagliata uè, né, tè, il pirletto lì, una, UNA che ne sbagli e ti silurano, cioè, non c’è stoooria, finito, eliminato, hai perso, perdi dignità, l’autostima ti va sotto le scarpe, poi per rimetterti in carreggiata c’è da fare un lavoraccio, bisogna ripartire da zero, tutto quello che hai conquistato va in malora, perso, hai perso e ti sei perso e ora che ti ritrovi intanto il mercato è andato avanti, va avanti, non ti aspetta, il mercato è sempre on, in progressione continua, sei tu che devi seguire lui, se gli sei fedele ti ricompensa, obbiettivi, prémi raggiunti, realizzazione dei sogni, una bella macchina, poi due, tre, poi cosa fai, non te lo fai il villino?, poi tutta una serie di altre cose che son’ ‘na figata, insomma, sennò cosa lo fai a fare se non sei un vincente, se non vuoi essere un vincente te lo diciamo subito amico, quella lì è la porta, è la porta di chi non è intraprendente, di chi non ha le palle, i coglioni per le grandi sfide della vita, e se non ci riesci, figlio mio, be’, allora vuol dire che non c’eri tagliato, perché io lo vedo subito quando uno è una promessa o è un brocco, come lì Douglas, lui lo vede subito che Martin Sheen è un vincente, che è lì per vincere, gli da la sua chance e il signor Gekko non rimane deluso, gli permette di far carriera, alla graaande, sempre al top, sempre più su, alle stelle e poi oltre, un mondo, un impero da costruire, e ce ne vogliono due grandi così per governarlo, amministrarlo come un vero re, perché il re deve essere generoso solo quando sa che gli torna indietro molto più di quanto a speso in partenza, sennò, ciccio, col cazzo che ripooorti la pagnottona a casa, ti riporti la pagnottina misera, e una volta che è piccola inizia che prima ti prendono per culo, poi pian piano sei sulla bocca di tutti, si coalizzano contro te perché sanno che l’immagine vale più della tua stessa vita, ti sputtani, perdi credibilità, smarrisci l’affidabilità, e una volta che tutta la piazza sa come stanno le cose sul tuo conto, be’, puoi dire addio a tutto, i sogni, la casa, IL LAVORO, diopò’, quindi non lo consiglio a nessuno…



D.(sta singhiozzando, audio è confuso: - No, io non volevo, mio dio, ora come faccio, hey, ti porto all’ospedale… cazzo, sta sanguinando gli ho fracassato la test… (rumore bianco).

 
Più o meno va a finire così per tutti.
Ci vediamo settimana prossima.
A presto.

lunedì 18 giugno 2012



Ho fatto un salto alla pro-loco (“per i pazzi” [trad.]) e ho raccolto una montaglia di depliant illustrativi.



Riguardano attività sociali, parchi per famiglie… mangiare, mangiare, mangiare, divertirsi, divertirsi, divertirsi.






NON PENSARE NON PENSARE NON PENSARE NON PENSARE NON PENSARE.






Consuma. Consumati. Mai pensare.


MAI.






Ancora una volta l’orgoglio italico – “orgoglio epatico”, visto che l’unica cosa semi decente rimasta nella nostra nazione è “lu magnà e lu bève” – risiede in suntuosi, pantagruelici banchetti in giro per tutta la regione.






A Valeggio sul Mincio faranno la “festa del nodo d’amore”, manifestazione che celebrerà sì, l’amore, però quello epatico.






Amore biliare.






Verranno serviti 600'000 TORTELLINI FATTI A MANOOOO – che hanno richiesto ben 70kg di grana Padano, 1200 UOVA, 11,5 QINTALI DI FARINA.


Da avvelenarci una nazione intera, vacca di’ (come usano bestemmiare le madri locali [N.d.T.]).






Ho assaggiato personalmente i tortellini locali. Buoni sono buoni. Hanno l’inconveniente che 3 unità di essi (.ca) equivalgono a 3 piatti di pasta da 150g. - considerando la capacità della pietanza nel dare l’effetto “pienezza di stomaco” al mangiatore).






Ci sono varii tipii di tortellinii. Quelli che mi hanno colpito – letteralmente – sono i tortellini VEGETARIANI.


Sono composti al 169% di ricotta (rinomata verdura prettamente vegetale, amata dai vegetariani, ricavata dalla pianta del latte) e 0,0005mg di una verdura d’inesplicabile provenienza.






La digestione (parziale) dei “tortellini valesàni” avviene tra le 6 e le 12h dopo l’assunzione ed è molto travagliata. Tra i primi effetti collaterali spiccano “rutti necrofagi”, diarrea malesiana, senso di smarrimento, temporanea sospensione delle facoltà intellettive, sindrome di Tourette, gomito del tennista, emicranie spongiformi bovine – “spongiformi” non significa “che ha le fattezze di Spongebob” (N.d.R.).






Tolta la chilometrica lista di effetti collaterali i tortellini sono buoni.


Tuttavia, siete abbastanza amanti della buona cucina da prendervi la responsabilità di passare attraverso i tortuosi percorsi neuro fisici di cui sopra?






Buona fortuna.






Al Movieland, invece, sono tutti altri cazzi.






1000 visitatori hanno detto di Movieland: “Come te non c’è nessuno”.


Si è scoperto che i 1000 visitatori in realtà erano solo 568 e il 62% apparteneva a una decina di pullman religiosi carichi di persone che non avevano mai visto niente al di fuori della propria parrocchia, con l’autista ubriaco, che quel giorno cannò strada clamorosamente.






Claudia, 14 anni, ha detto: “Spettacoloso. Fuori dal comune”, e si riferiva al fatto che il Movieland è al di fuori dei confini comunali di Salionze, ridente frazione dove la piccola Claudia è nata, sta crescendo, e probabilmente morirà senza aver combinato nulla di concreto – gite nei parchi divertimento adiacenti escluse.






INDAGINE SU 200 FAMIGLIE: “Gli spettacoli in strada sono molto divertenti”, perché permettono ai genitori di farsi i propri cazzi, sbolognandosi i figli dalle palle. Questo è vero: movieland è proprio un posto per stare (lontani) in famiglia.






EMMA, 8 ANNI, HA DETTO “MOVIELAND TI FA VOLARE” . Dichiarazione fatta alla stampa dopo che la dichiarante aveva ingurgitato una strana caramella pescata per sbaglio dal porta pillole del fratello Pasquale, noto tossicomane di anni 16.






(riferito al fatto che si può passare dal Movieland all’adiacente Caneva World): “Il 21% dei visitatori ha espresso: “È fantastico poter entrare e uscire dai due parchi”, senza considerare che non era il 21 ma il 12% (chi ha pubblicato il depliant soffre di “incrociamento del emisferi cerebrali”, tende a capovolgere date e numeri in generale), e che le persone non sanno il significato del termine “fantastico”.






O, più propriamente, che hanno una vita talmente piatta da considerare “fantastico” avere la possibilità di transitare da un recinto all’altro senza attraversare la strada.






(tratto da Facebook – come fosse una fonte attendibile) : “Non è il solito parco”.


Se si considera la grande affluenza di teste vuote sì, potrebbe non essere il solito parco.






Sono entrato nella mente di chi dice queste stronzate, ho capito i loro parametri di giudizio e, qui per voi, in esclusiva, spiegherò cosa intendevano con questa affermazione.






Ci sono vari parchi – quel 21% considerava anche i parchi dove si porta a pisciare il cane – in giro per il mondo. Tutti diversi l’un dall’altro.






In questo caso, è accademicamente corretto dire che non è il solito parco.


Un po’ come dire “Non è il solito mal di testa” - detta da una moglie al marito[padre di Emma] che, per sbaglio (o forse per depressione), aveva preso 3 pasticche di Levitra dal porta pillole del figliastro Pasquale, il noto tossicomane che già conoscete per via delle illecite dichiarazioni fatte da sua sorella.










SEMPRE DAL VOLANTINO: “Zorro Show… con Rambo, Terminator, Tomb Rider… DIVERTIMENTO PERFETTO!).






Le pubblicità sono TUTTE fuorvianti, hanno il solo, unico scopo di vendere merda a più coglioni possibili.






Analizziamo dal punto di vista “logico” cosa c’è scritto attraverso queste due righe composte per lo più da nomi d’icone del cinema hollywoodiano.






Nel parco c’è Zorro che ogni giorno fa uno show.


Cosa fa, si incula Pancho Villa?


In quel caso sarei più propenso a parlare di “Sborro Show”, solo che stiamo discutendo di un parco per famiglie. Penso che i genitori non apprezzerebbero; tuttavia senza aver interpellato i bambini a riguardo.






I piccoli non sono condizionati a vedere il sesso - etero o omo (come in questo specifico caso) che sia – come una cosa brutta, un peccato mortale.






La cosa si fa complicata quando scopriamo che Zorro – di tutti gli Zorro cinematografici l’unico attore che ha vestito i suoi panni ed è ancora vivo è Antonio Banderas – farà una bella ammucchiata insieme a Rambo (non a caso Stallone), Terminator (Arnold S. , che ogni anno si reca al Bohemian Grove ‘ove fanno un sacco di ammucchiate; un veterano delle trombate di gruppo) e T(r)omb Rider (Angelina Jolie, figlia naturale di Jonh Voigt, la quale adotta 1 bambino al minuto, il che ci suggerisce la sua personale visione del “sesso come passatempo” vs. “sesso per procreare”, come sostiene la pedofila chiesa vaticana).






Immaginate la scena.


Io non ci riesco, per questo penso che andrò a Movieland per vedere la più grande ammucchiata celluloidea del secolo.






Anche solo per colmare un innocente desiderio che avevo quand’ero bambino e mi chiedevo chi l’avesse più grosso e tozzo tra Zorro, Rambo e terminator.






La parte inquietante della reclame è: “… DIVERTIMENTO PERFETTO”.






Esistono strumenti computazionali capaci di sondare e misurare il divertimento creatosi nella mente delle cavie stipate dentro i recinti chiamati Movieland/Caneva World e constatare se, effettivamente, abbiano carezzato vette d’appagamento tanto alte da potersi dire “perfetto”?






Assodato che la perfezione è uno stato mentale irraggiungibile, come si può giungere all’inarrivabile trangugiando galloni di coca cola, restando immobili, indolenti, osservando attori che interpretano attori che interpretano icone hollywoodiane nell’atto di copulare selvaggiamente di fronte a occhi rincoglioniti dall’aspartame contenuto nella coca cola e nelle altre porcherie servite all’interno del ristorante – parodia dell’Hard Rock Cafe - presente nell’orgiastico parco?






Gli altri depliant trafugati non danno informazioni degne di essere divulgate.






Musei interessanti quanto l’andamento della Borsa, il programma estivo dell’Arena di Verona, concerti di celebrità anali, il listino prezzi delle funivie per il monte Baldo, gli orrori del giardino botanico della fondazione Andrè Heller e le atrocità commesse contro animali selvatici nel Parco Natura Viva.






In compenso il 19 luglio avrò Arisa a cantarmi (il cazzo) sotto casa.






Si prospetta un estate estatica da divertimento perfetto.






Tenete gli occhi bene aperti.


E anche le ghiandole surrenali






lunedì 11 giugno 2012

ERRATA COCCIGE



QUANTO MI MANCHI




Giorno di luna, 11/06/12.
6 mesi, 12 giorni alla fine del mondo.

L’ho scritta perché volevo fare il fico tipo Palahniuk aprendo le danze con un intro pseudo apocalittica ma, dopo aver fatto il conto di quanti giorni mancano alla presunta fine del mondo (o quel che sia) ci sono rimasto.

Piccole analogie numeriche da cospirazionisti del sabato sera.

Riguardo complotti, cospirazioni, insabbiamento di fatti accaduti, distorsione degli avvenimenti e stampa fuorviante manipola opinione pubblica ho scritto parecchio.

Stavolta mi sono trovato in mezzo a una cosa simile in prima persona.
Dico “simile” perché non è proprio una cospirazione, bensì un caso di stampa manipola opinione pubblica.

Venerdì sera sono andato a una serata per single con l’intenzione di scrivere un reportage (mi è sembrata un ottima idea, di fatto lo è stata; il saggio sta venendo clamoroso).

Presenti all’evento presso Villa Bevilacqua una fotografa e un giornalista del noto quotidiano “L’Arena”. Lei era molto carina, una ragazza stile Amelìe (però sessuata), il reporter era un panciuto Peter Griffin giovane all’anagrafe vecchio nella morfologia (potrei parlare di “agglomerato pluricellulare batraciforme”.

Dato che ha intervistato i single, ci ho fatto quattro chiacchiere, scoprendo – due giorni dopo, leggendo il suo articolo - che il fumo emanato dal suo personale livello di professionalità ostentata era emanato solo illusoriamente, in quanto non esisteva nessuno arrosto - casomai una brodaglia lessicale.

Di per sé l’articolo è grammaticalmente corretto, nulla da ridire.

Il punto è un altro.

Come si fa ad essere così passivamente populisti - per non dire leccaculo - riducendo tutto l’accaduto, pregno di vari significati socio-antropologico-culturali a poche righe di faziosi convenevoli che - detta senza troppi arzigogoli - tradotti nel linguaggio preconfezionato di frasi fatte/frasi di circostanza che subiamo più o meno tutti i giorni a lavoro, in ascensore, in mensa (dove cazzo vi pare) sarebbe l’equivalente di: “Eh, sì, sto bene, va tutto bene. Visto che tempaccio? Eh, lo so, sì, dobbiamo tenere duro, che ci vuoi fare?Vediamo cosa faranno i politici, tanto e così e bla bla blaporcoddddd… ecc. ecc. ecc. ecc.


Sara, nota ex giornalista, nonché mia amatissima, fedele ex compagna e complice durante pienissimi anni passati a sollazzarci in amorevoli bagordi, mi fece notare che per fare i giornalisti bastano i seguenti requisiti:

1) Conoscere l’alfabeto (almeno fino a metà)

2) Essere disposti a rimetterci un sacco di soldi di tasca propria (per trasferte e aperitivi da offrire agli intervistati importanti)

3) Essere infatuati di suddetta professione nutrendo un incondizionato amore puro e malsano, diverso da quello che potrebbe scaturire dall’ispirazione nata dopo la visione di pellicole come “Tutti gli uomini del presidente” - film che, tra l’altro, ha vinto 4 oscar in quanto prodotto dalle stesse menti che hanno “messo in piedi” il caso Watergate vero e proprio; in sé la pellicola è una bella rottura di palle, nonostante Redford faccia il fico inarrivabile e Hoffman presenzi a sprazzi solo per fungere da termine di paragone minore facendo apparire Redford ancora più fico e inarrivabile [se davvero volete intraprendere la carriera giornalistica e necessitate di un film-molla-spinta che vi ispiri ulteriormente, contemporaneamente mostrandovi a livello fisico ed emotivo cos’è realmente il giornalismo sul campo di battaglia consiglio il film “Tesis”di Alejandro Amenabar].

4) Possedere l’innato talento per sorridere, soprattutto nei momenti in cui nella vostra mente riuscite a visualizzare solo: a) un tubo del gas ben definito, delineato quanto a bordi, contorni, lucentezza; b) le vostre labbra chiuse a morsa intorno ad esso, ed avere quel pizzico di energia in più che vi permetta di c) fare il macabro collegamento tra i due elementi strettamente collegati.

5) Essere ideologicamente conformi all’orientamento politico del giornale in cui lavorate - anche se alla fine, indipendentemente dalle vostre vedute vi faranno tesserare al partito che la redazione serve (lecca).

6) Provare brividi elettrici partenti dalla kundalini che risalgono la colonna vertebrale, arrivando sino alla ghiandola pineale per poi deflagrare in autentici olocausti di energia vitale ogniqualvolta venite calpestati, trattati servilmente, proprio come amano subire gli “slave” in presenza del “master” o “femdom” che sia (qui il vostro orientamento è irrilevante, anzi, la bisessualità viene premiata).

Ancora quel dannato numero, 6.
Nella Cabala il “6” è molto rilevante, sta a rappresentare ciò che per gli ebrei era l’antico rapporto tra il principio vitale…

… uno stracazzo di niente.

Peccato che l’articolo scritto da Peter Griffin non sia disponibile sul sito ufficiale de “L’Arena”.
Per leggere il giornale on line completo tocca abbonarsi.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA.

Prima della “Mini guida in 6 punti per diventare giornalisti” (vedi sopra), mi ero posto una domanda.

Se vi pesa il deretano tanto da impossibilitarvi ad azionare i tendini preposti a far muovere verso il basso la prima falange del dito indice attaccato alla manina che armeggia col mouse per premere il tasto sinistro - o per girare la sfera di plastica posta sul bordo superiore dello stesso topo - , tornare sopra, rileggere, perché tutto il confort a cui vi anno abituato le multinazionali con le loro seducenti “tecnologie pratiche annichilisci coscienza” e “cibo monnezza smagnetizzante”, favorisco la vostra condizione di perenne non-sforzo con un copia-incolla strategico.

Cit. : Come si fa ad essere così passivamente populisti - per non dire leccaculo - riducendo tutto l’accaduto, pregno di vari significati socio-antropologico-culturali a poche righe di faziosi convenevoli che - detta senza troppi arzigogoli - tradotti nel linguaggio preconfezionato di frasi fatte/frasi di circostanza che subiamo più o meno tutti i giorni a lavoro, in ascensore, in mensa (dove cazzo vi pare) sarebbe l’equivalente di: “Eh, sì, sto bene, va tutto bene. Visto che tempaccio? Eh, lo so, sì, dobbiamo tenere duro, che ci vuoi fare?Vediamo cosa faranno i politici, tanto e così e bla bla blaporcoddddd… ecc. ecc. ecc. ecc.


La risposta è: il proprietario del locale – una “villa di nobili feudatari” [citando la didascalia del regale disegno che ho vinto classificandomi al secondo posto del concorso indetto dall’animatore della serata, per aver scritto la seconda miglior poesia sulla serata] – ha egli stesso contattato la redazione de L’Arena per fasi pubblicità, ovviamente sborsando soldi.

Il giornalista, più che stronzo leccaculo, ha agito da mercenario.

Un mercenario fa ciò per cui viene pagato.
È un po’ come Lee Van Cleef ne “Il buono e il brutto dall’alito cattivo” (regia di Sergio Metadone).

Ricordate?

Con la differenza che “il cattivo” andava ad svolgere il lavoro, eseguiva, poi tornava dal mittente, gli faceva il culo e intascava tutto.

Penso che il culo di Peter Griffin frema e vibri (dalla kundalini alla pineale) solo nel ruolo di slave.

Non fraintendetemi, non era tanto antipatico; le persone che se la tirano ci stanno sul cazzo…

… perché sono il nostro specchio. Ammettere a noi stessi che ce la stiamo tirando troppo ci fa rodere il culo tanto da proiettare (all’esterno) un immaginario nemico sul quale plasmare le nostre colpe, paure, ed attaccarlo come sto facendo adesso.

Scusami Peter.
Non è che potresti darmi il numero di Amelie?
Le devo fare una proposta.
Riguarda un certo film che si girerà a casa mia.
La sceneggiatura è segreta.
Posso solo dirti che sul set saranno presenti attrezzi come lacci, legacci, borchie, fruste e dilatatori anali.

Ovviamente sei invitato anche tu; non penso che rifiuterai una femdom come Amelie.

Alla faccia del fantastico mondo suo.






lunedì 4 giugno 2012

ANDALUSIA ITALIANA





LE HO DATO I CLASSICI BACINI SULLA GUANCIA, POI MI SONO CONGEDATO GUARDANDOLA DRITTA NEGLI OCCHI (O NEL... VEDI SOTTO).
PER UN ATTIMO E' SEMBRATA UMANA.
VIVA



I miei compaesani attuali non colgono fiori, tantomeno implicita ironia nella/della forza motrice al timone aziendale di quella barchetta urbana chiamata Valeggio sul Mincio, post kingiano paese al confine con Mantova dove abito da ormai 8 mesi.

Mentre scrivo, fuori (dentro?) piove come se la mareggiata sentimentale – arzigogolatA, zoomorfA, inquietA, schiacciatA come la faccia d’una certa persona di cui m’appresto a parlare - che si sta scatenando dentro me sia al timone (la mareggiata è al timone) di quel barcone meteorologico di cui tutti siamo passeggeri (perché cazzo ce l’ha con le barche? Hey, saputello, sei andato in gita insieme ai Fenici e te la stai tirando per essere stato al centro della storia?).

Rispondo alla voce corsiva presente tra le parentesi sopra con un “Sì”.
Più un rafforzativo “porca puttanA”.

Per 25 secondi sono stato al centro della Storia.

Se proprio devo costringermi a vederla per quel che è, sarebbe come dire al mio “io” seienne: - Babbo natale non esiste. E quest’anno è anche malato terminale.

Se proprio devo auto indurmi a vederla per quel che è, sto per meta-narrare una fiaba.

Ieri pomeriggio, domenica 3/06/12, presso piazza del municipio (sotto casa… tutti insieme radunati nello stesso luogo) c’erano l’eroe, c’erano comparse assatanate dall’animo spento, c’erano bardi, menestrelli, atleti, giullari.
Lupi cattivi.
E c’era il mostro.

Per giungere dov’erano (sotto casa mia, in piazza del Municipio) le comparse assatanate dall’animo spento sono dovute passare attraverso la selva oscura dell’entroterra veronese tenendo testa a insidie come l’insostenibile pesantezza del prezzo della Super Sp.

Un impresa titanica.
Tutto per ricevere una briciola di Storia, ottenendo un autografo sulla copertina dell’autobiografia del mostro.

Viviamo in tempi in cui lo status quo sociale è lo stesso di sempre.

Quello delle fiabe (lo status quo) si è ribaltato, è crollato.
L’ho scoperto ieri.

Status quo e dogmi del mondo reale non si sovvertono.
Non ce ne liberiamo (noi, dall’altra parte del parlamento), perché siamo ancorati al vecchio, al passato, alla tradizione, alla gerarchia. Siamo confinati nel complesso R del cervello.

Ci piace così.
Siamo necrofili esistenziali.

Però abbiamo sovvertito le fiabe.

Cos’è che ci spinge a riunirci in un posto (recinto), agitati come ragazzini, per vedere una mummia che sculetta al ritmo di canzoni di trent’anni fa?

Cos’è che radiocomanda a distanza il nostro Io, e spinge il tasto OFF nella nostra mente - sabotandoci le abilità intellettuali - , quando ci troviamo in presenza di una celebrità?

Cos’è che ci fa sospendere ogni facoltà critica, costringendoci ad alzare le braccia al cielo per ondeggiarle al ritmo di ben altri suoni ancestrali (non c’era 1, UNA persona che andava a tempo con le canzoni) ?

Difficile architettare giustificazioni, fornire risposte convincenti, quando ci si è trovati al centro del nucleo di quella cellula cancerogena popolare composta da comparse assatanate dall’animo spento (per non dire “fulminato”) ad ondeggiare ipnotizzati, inermi come palazzi giapponesi durante il terremoto al ritmo di “Gente come noi”, mentre ataviche foto dell’indigena famiglia (originaria di Borghetto, paesino a 5 min dal luogo del delitto) di Ivana Spagna venivano proiettate sul telo bianco alle sue spalle.

Che le scosse sismiche della settimana scorsa fossero moti d’agitazione del pianeta dovuti all’imminente arrivo di Spagna a Valeggio sul Mincio (VR)?

Spesso parlo di controllo delle masse, dei metodi che il Sistema usa per farci agire come Egli desidera senza che noi ce ne accorgiamo (la “dittatura silenziosa”).

Ho un curioso aneddoto personale di “Think-Thank”.

Cioè: Io ho subìto il Think-Thank.

Ero sul divano in mutande. Visto dall’esterno sembravo un panciuto marito violento messicano sovrappeso.
Stavo godendomi la (meritata?) siesta domenicale cazzeggiando a senso unico, finestre del salotto spalancate.

Spagna e la sua band N°1 - composta da un comune pc portatile farcito di basi strumentali (per fortuna autentiche; alcuni usano ancora file Midi), e da Lei in persona (o ciò che è sopravvissuto agli innumerevoli ritocchi estetici; era più “truccata” d’un bolide di “Fast&Furious”) - stavano facendo il sound check.

Dopo quattro note de “Il cerchio della vita” (main theme del famigerato “Il re leone”) mi sono ritrovato vestito, sorridente.
A bordo palco.

Capite?

Mai avuto un disco di Spagna in casa, tantomeno l’ho mai sentito, eppure eccomi lì, schiavo del bisogno (indotto) di rievocare la pre-adolescenza, febbricitante come un bambino, a guardarLA fissa negli occhi (o nel po’ di ciò che è sopravvissuto agli innumerevoli interventi estetici) pieno di ammirazione.

Le sedie sotto il palco, sistemate in dodici file, erano lì da poco perché quello spazio, fino a neanche 2 ore prima, era occupato da varî stand.

Il comune si è inventato una manifestazione X, dando l’ok per una giornata a NESSUN TEMA, la “Giornata del niente di specifico”.

C’erano stand di soft air, stand religiosi per permettere ai partecipanti di convertirsi all’ultimo momento (il terremoto deve aver davvero scosso la comunità), stand della birra a fianco a stand per donare il sangue (ci ho fatto un pensierino, scolarmi 3L di birra poi fare una donazione), stand con cyclette da spinnig, tatami multicolori per arti marziali (Judo, tae kwan do, thai chi), stand dell’arma dei carabinieri, stand di modellini di velivoli e velivoli veri e propri.

: stand dei carabinieri (autorità); stand del soft air (guerra); stand religiosi (pedofilia); stand dell’alcool (controllo); stand dei donatori… tra lo spazio metafisico tra uno stand e il suo vicino ho intravisto un malefico disegno occulto che collegava gli stand uno con l’altro.

Poi mi sono sentito paranoico e ho tirato dritto.

Tutta la gente, tutte le esibizioni, tutti gli stand, tutta la giornata è stato un eccellente preludio al concerto di Spagna.

Se Spagna m’avesse cantato all’orecchio qualcosa avrei donato volentieri una pinta del mio sangue.

Ma non l’ho fatto.

Il concerto è stato un comizio del Sé : per ogni canzone cantata, prima c’era da sorbirsi 2 minuti (.ca) di sentita introduzione.
Spagna raccontava aneddoti della sua vita, della sua carriera.

Ero al centro d’un comizio politico in cui, al posto dei classici termini politici come “Sicurezza”, “Sanità”, “Occupazione”, c’erano “Io”, “Mia famiglia”, “Mio passato”.

NOTA A PIE’ DI MINCHIA: Per libera associazione junghiana, se dici “politica” mi viene subito in mente “Berlusconi”.
Berlusconi e Spagna qualcosa in comune ce l’hanno.
Non solo esteticamente parlando.

Il modello di “disegno umano” dell’ex presidente del consiglio è lo stesso della cantante valeggiana: Generatore manifestante.
Per maggiori chiarimenti www.humandesignitalia.it

FINE DELLA NOTA.
(per i fan dell’astrologia no. Se vi può interessare lo psiconano e la cantante hanno in comune anche Sole in prima casa).

¾ di concerto la musica è uscita dai circuiti elettronici della “Band N°1”. Ivana ha cantato sculettando velata da un bel vestito di pelle simil Michael Jackson, elargendo saluti, belle mossettine degne della miglior cantante da balera emiliana - davvero, una forza della natura questa Spagna; manco Springsteen).

La “Band N°2” ha suonato gli ultimi tre pezzi.
Era formata da chitarra, basso, batteria e tastiera cinquantenni.
Un po’ attempati, un po’ rincoglioniti, erano pur sempre i membri originali (ho assistito a una reunion; che culo!!!) della primissima band di Ivana Spagna: i VALEGGIO SOUND.

Non sono riuscito ad emozionarmi, stavo studiando l’energumeno palestrato di fianco a me.

Non ha fatto altro che scannerizzare il culo di tutte le ragazzine che transitavano nelle prossimità vicine.
Era ipnotizzato dall’adolescenza a scarpe aperte che scorreva per la piazza.
Il palco, la celebrità in carne e ossa (o ciò che ne era sopravvissuto ecc. ecc.) sul palco non esistevano.

Ad un certo punto, la regina della serata richiama l’attenzione dei pochi (in)fedeli distratti, annunciando che eseguirà “Lady” – cantata dopo un aneddoto sugli anni ‘80, sulla capigliatura istriciforme che aveva installata in testa, come un africana trasporta il cesto di vimini al villaggio.

CHE BEI TEMPI. AVEVO QUEI CAPELLI DA PAZZA. VI RICORDATE?
OK.
VOGLIO SU LE MANI.
TUTTI SU LE MANI!!!!

L’omaccione toglie gli occhi dal culetto a cui si era collegato con testuggine lentezza - sembra quasi sia frutto della messa a punto di un ignoto tecnico degli effetti speciali nascosto da qualche parte - e alzando contemporaneamente ambedue le braccia inizia a venerare la dea sull’altare.

Batte le mani al ritmo di musica presente altrove.
Le ragazzine, i culetti: niente esiste più.
Solo lei sul palco.

Al termine del brano, con altrettanto sguardo-non sguardo, chiude a pugno indice, medio, anulare e mignolo della destra, alzando braccio e pollice, gesto che nel linguaggio comune significa Ok.

Un cavernicolo lobotomizzato.

Destatomi dal fascino di essere stato testimone a questa scena, ho tastato l’infinito potere che un icona posta su di un piedistallo (“palco” in questo caso) esercita sui sottostanti esseri umani, persino su di me - da nudo, sdraiato e scazzato mi sono ritrovato vestito e complice senza rendermene conto).

Cosa diavolo stava succedendo?

Seguendo la classica linea guida giornalistica delle 5 W ho formulato qualche teoria.
Sono rimaste solo teorie.
Non mi sono spiegato i “Why?”.

Come non voglio spiegarmi altro, perché ho fatto il giro dei bar lì attorno per capire cosa dicesse la vox populi

Ne è risultata un oscura cornice umana.
Ogni barista, ogni cameriere era (o era stato) amico d’infanzia di Spagna.
Ogni signore e signora aveva i suoi bei ricordi, i suoi aneddoti vissuti sulle sponde del Mincio al fianco della Mitica.

L’unico elemento comune che emergeva da ogni conversazione (fatta in ogni bar, in tutti i bar) tra tutti i suoi amici d’infanzia, l’incognita che tornava SEMPRE come in una ruota karmica, era la questione 10,000€ X ½ h.

Pare che il comune di Valeggio, a corto di fondi come tutti i comuni d’Italia abbia sborsato la bellezza di diecimila euro per avere l’onore di (ri)avere a casa un ex concittadina di fama europea.

Molte sono state le voci riguardanti l’Ivana attuale in relazione al suo torbido passato, alimentate dal veleno generato dall’ “incognita compenso” .

Pare che in tempi antichi Ivana Spagna fosse IvanO SpagnO; pare che il compenso della cantante s’aggirasse intorno a una cifra pari al doppio di quella divulgata pubblicamente; pare che fosse nata a Verona, cresciuta a Mantova e andata ad abitare lì, per breve tempo, solo all’età di 16 anni; pare che sotto quei metri di pelle tirata stile suppliziante di hellraiser non scorra più una singola goccia di sangue della Spagna originale, e che la sua anima sia stata sostituita da un software Microsoft™ messo a punto dalla NASA italiana (la “NASO”).

Certi misteri non possono che rimanere tali.

So solo che è assistere a 30 min. (1/2hX10000€,) di concerto, contemporaneamente vivere tutti i complicati sottotesti implicati nella faccenda è stato un ottimo esercizio di pazienza.

Una grande esperienza antropologica - ho omesso la parte in cui una signora anziana piena d’odio nei miei confronti, perché avevo saltato tutta la fila per arrivare sotto al palco, strillava insulti nella mia direzione guardando alla mia destra, come se se la stesse prendendo con un altro, tanto che mi sono girato per capire se ce l’avesse con me o con un fantasma nella sua mente – di enorme importanza per la mia formazione umanistica.

Come quando andai a vedere il concerto di Cristina d’Avena (il resoconto lo trovate quì http://odiotarantino.blogspot.it/2010/09/saggio-su-e-per-cristina-davena-e-di.html

Cazzo se ho imparato sul genere umano.
E non so ancora nulla.

lunedì 28 maggio 2012

UN SAGGIO SULLA SCUOLA

(D) - ISTRUZIONE

La spirale scolastica rappresenta un punto cruciale nella vita di ogni animale sociale.
La “perdita dell‟innocenza” tanto cara alla letteratura avviene tra i banchi di scuola.
Tolta l‟ipocrisia, facciamo anche tra i seggiolini dell‟asilo.

Dai 3, sino ai 18 anni siamo costretti - mancato adempimento al servizio scolare comporta l‟incarcerazione dei familiari più altre spiacevolezze – come bestie sceme, vagare in un caleidoscopico, confusionario, indefinito insieme di macchie senza senso, a cui diamo nomi tipo “lavagna”, “professori”, “compito in classe”, “appunti”, “dispensa”, “micro sequenze”, “compito a sorpresa”, “verifica”, “mappa concettuale”, “lavoro di gruppo”, “interrogazione”, “bidella vacca”.

Interrogazione; spero di avere un alibi convincente da mostrare alla giuria.

Abbiamo subìto la scuola.

Per alcuni, apparentemente, è stata una lunga passeggiata, la maggioranza silenziosa ha nuotato tra le pozze dell‟inferno, ritrovaticisi di botto senza manco aver mai invocato una bestemmia - semmai, la scuola è la causa primaria che porta i “neofiti” verso l‟iniziazione all‟oscura Arte.

Dovrebbero inserirla nei licei l‟ora settimanale di “bestemmia”.

Come insegnano a scuola, “Lo Stato siamo noi”.

Lo Stato si impegna a formare ogni nuova generazione di cittadini con lo scopo di (tras)formarli in intelligenti, acculturati, consapevoli, validi membri sociali.

Obbligandoli ad andare a scuola 8 anni.

Diciamo le cose come stanno, l‟avete notato pure voi, giunto è il tempo di dire le cose come stanno senza timori. L‟epoca dell‟oscuro consenso silenzioso deve finire.

Lo Stato si impegna a trasformare le nuove generazioni di Esseri Umani in cittadini produttivi NELLA società, i quali leccheranno culi tutt’altro che acculturati, sorridendo coi denti, la lingua sporchi di merda pur di lavorare 8 ore al giorno, fino alla morte, in produttivi call center.

La versione ufficiale dietro la sciarada reiterata recita: “Per essere liberi bisogna essere istruiti”.

Tolto che il concetto di obbligatorietà è un mito, una cazzata fascista (bisogna), nulla da obbiettare!

Genitori, allievi, professori: quanti si sono chiesti a cosa serve la scuola?

E a chi?

Pochi.

Ed è naturale conseguenza; ciò che si è sempre fatto si continua a farlo perché è cosa buona e giusta.
“La scuola è la cultura, cardine d‟ogni società democratica, quindi libera”.

DEMOCRAZIA = LIBERTÀ

Puah!

Ormai è vecchia, tenetevela da parte.
La sola utilità dell‟istituzione scolastica è il mantenimento dello status quo. Un ingranaggio di quell‟enorme macchina chiamata Sistema, ha il compito d‟indottrinare i ragazzi insegnandoli “cosa si deve sapere”, “cosa è importante”, “cosa è necessario, cosa no”, “questo serve, questo è immondizia”, inducendoli a memorizzare acriticamente date, date, numeri, numeri, nomi, nomi, avvenimenti, col fine di illuderli che sapere (recitare) a memoria valanghe di nozioni sia essere consapevoli, privandoli della possibilità di esprimere - per non dire coltivare - la propria unicità, cioè i personali talenti, il “dono” che ognuno ha ricevuto, potenziare la mente analitica fornendogli validi strumenti per analizzare criticamente le sfaccettature di ciascuna materia affinché non siano la piatta serie consequenziale di FATTI, DATI INOPPUGNABILMENTE OGGETTIVI che sono.

Sia storia, italiano, matematica, scienze, qualsivoglia materia: “Le cose da sapere sono queste. Più ne saprai riferire oralmente, per iscritto, più otterrai come premio un numero che rappresenta il tuo valore”.

Un numero che è il tuo valore, una cifra che tu sei e sarai.

Barattare infanzia, adolescenza, in cambio di un numeri da 2 a 10.

Sembra equo come baratto, no?

D'altronde vi stanno abituando ad entrare nel “mondo degli adulti”. La scuola funziona esattamente come il mondo del lavoro, i soldi: tu Lavoratore mi fornisci ore della tua vita e io, Proprietario Benefattore, in cambio ti premio tramite pezzi di carta - senza nessun effettivo valore – coi quali potrai acquistare qualcosa, potendo scegliere tra una serie infinita di sedativi (che alla scuola di tuo figlio chiamano “beni e servizi”) grazie ai quali trascorrerai felice, appagato (narcotizzato, disconnesso) le porzioni di tempo in cui fisicamente sarai lontano dal mio ufficio/dalla mia fabbrica per darmi altra energia.

In cambio di altra carta.

“Trovarsi fisicamente sul posto di lavoro”: quante volte, anche se fisicamente eravate a casa, in vacanza, mentalmente eravate sul posto di lavoro litigando coi colleghi, visualizzando commissioni che dovrete portare a termine?

Vacanza un cazzo.

Rimani seduto al banco 5, 6 ore, torni a casa e devi fare i COMPITI.

Per saper fronteggiare interrogazioni, compiti in classe, mediamente un paio d‟ore al giorno devi dedicargliele.
Siamo a otto ore quotidiane dedicate alla scuola.

Cazzo, domani c‟è il compito di ****, ho studiato bene tutti i quattro i capitoli… però quella ha detto che forse può chiedere a sorpresa tra altri sei. Li ho studiati, però non sono preparato come il mese scorso… oddio, e se chiede solo quelli?

COMPITO, CHIEDERE A SORPRESA: cazzo di vita è?

Forse può chiedere?

Sotto stress, schiacciati dalla pressione, pigiati spalle al muro per via d‟uno schifo di linguaggio orwelliano a scuola, a casa.

Per cosa?

Un bel voto!

Peccato che coi voti non si paghino le bollette, ne s‟impara a gestire problemi familiari affrontandoli serenamente, con amore.

Realmente utile, la scuola insegna poco e niente.

Il sistema scolastico privilegia la stimolazione del “lato freddo” del cervello per fare ragionare gli alunni il minimo indispensabile tra i banchi, nella vita reale.

Chi non ragiona non ragionerà mai.

Chi non impara a ragionare difficilmente si sveglierà una mattina col quadro chiaro.
Mirano ad aumentare – lo stanno facendo - le ore di materie matematiche, numeriche, schematiche, per assemblare robot mnemonici addestrati a compiere il tipo di comando più a cuore al sistema: ESEGUI!

… non che le materie umanistiche - insegnate come vengono inculcate - riescano a rendere critici.

Nel * è successo * , ha avuto come conseguenza * ma poi, per via di *, nato nel *, vissuto a *, che * insieme a *, che * anni dopo, esattamente il * compì *. In seguito al *, re *, nato a *, figlio di *
ecc. ecc. ecc.


SIGNORE E SIGNORI, ECCOVI UNA CRITICA, STIMOLANTE, SPRONA LOGICA, LEZIONE DI STORIA CHE ASSICURERA‟ AL 100% UN POSTO STATALE, OVVIO SINONIMO DI FELICITÀ !

Dalle elementari alle superiori questo canovaccio, gli basta aggiungere agli asterischi nomi e date diverse.
Arrivati all‟università, la scuola dei Grandi – UNIVERSITÀHHHH, SIIIIIÌ , AHHHHH, „STA SCUOLA DA ACCESSO ALL‟UNIVERSO!!!! - una lezione di storia si svolge più o meno:

Nel * è successo * . Secondo l‟eminente critico e storico * è stato *****, ha avuto come conseguenza *, per via di *, nato nel *, vissuto a *. La sua illuminante biografia, scritta da * ci fa capire che * *********** , e alla luce di ciò avvenne che * insieme a *, che * anni dopo, esattamente il * fece *, a quanto riporta il famoso “Trattato ***” scritto dallo storico storico storicamente riconosciuto * in seguito al *, il re *, nato a *, figlio di (una puttana asterisca?) ecc. ecc. ecc.

La differenza tra università e scuole inferiori in una sottolineatura della lista della spesa?
Be‟, quella “sottolineatura” costa migliaia di euro l‟anno a milioni di famiglie speranzose. Fanno tanti sacrifici con la speranza che i figli, dopo essersi SACRIFICATI, imparando tanta tanta tanta sana roba diverranno dottori, avvocati, ingegneri, guadagneranno tonnellate di denaro facendo il lavoro per cui hanno penato (con “posto sicuro” fino alla PENSIONE, of course!), metteranno su famiglia, sulla strada dell‟Amore procreeranno figli che poi manterranno con una minuscola parte di tutto lo spropositato stipendio, smetteranno soffrire, sacrificarsi e…

Sto delirando?

E questi, allora?

La scuola è l‟ennesima facciata dello stesso Inganno. Appone, salda sigilli a uniche, sacre coscienze, ingabbiandole dentro l‟assurda visione monocromatica dell‟esistenza propinata a generazioni e generazioni, pigiandogli nel cranio un unico strumentale punto di vita.

Quello richiesto dall‟autorità.

La scuola dell‟obbligo esiste perché lo Stato (i pochi che governano la massa) deve avere la certezza che tutti abbiano vissuto la medesima esperienza, registrato come indispensabile la nobiltà, la valorosità del sacrificio, assicurarsi che il Programma del Ministero sia cicatrizzato nelle menti dei robot – al secolo “cittadini”- programmati per eseguire compiti senza fare domande.

Eccoti le basi ottimali per avere al tuo servizio una popolazione di robot civili e robot soldati.

L‟arcaico, superato concetto “conseguire l‟obbiettivo passando per il sacrificio” è una madornale puttanata partorita dalla chiesa (onnipresente “altra metà” d‟ogni stato sulla Terra), e non ha mai, MAI avuto motivo di essere l‟obbiettivo del popolo, tantomeno adesso.

Dove sta scritto che per vivere felici ci si debba sacrificare?

Sulla bibbia?

Vivere ponendo basi, valori, condotta esistenziale di un intera nazione su storielle riportate in un testo di fantascienza, manipolato dal potere nei secoli, vecchio millenni, mi pare una stronzata da ignoranti.
Ma noi non siamo ignoranti, cazzo, siamo andati a scuola, no?

Fortuna che stiamo combattendo l‟ignoranza, assicurando a sempre più bambini il DIRITTO ALLO STUDIO.

Nella scuola di regime.

DIRITTO ALLO STUDIO: se per mio figlio IO, GENITORE m‟assumessi la responsabilità di non beneficiare di un nobile diritto offertomi dallo Stato?

Gli assistenti sociali toglierebbero la custodia perché in ogni società “democratica” i diritti sono doveri, tutto è dovere, facendo leva sul fatto che sanno perfettamente che il “senso del dovere” sarà il solo, unico incentivo che ti farà andare giù la pillola col sorriso stampato in bocca ogniqualvolta sarai facoltativamente obbligato a fare quello che ti dicono.

Perché sei libero.

Libero di eseguire.

Possiamo dire basta, la “lezione” - perdonate il gioco di parole – l‟abbiamo più che compresa.

Proteste, cortei, da escludere.

Libertà non è saltare tutto il giorno per prati fioriti col sole in fronte, fare l‟amore tutte le volte e con chi si vuole, o aver ampia disponibilità di mezzi per comprare ciò che crediamo di desiderare.

Libertà è assenza di sigilli mentali.

Fin quando saremo complici del Volere del Regime anarcofasciocomunista – le 3 correnti di pensiero sono la stessa cosa - , mandando a scuola i nostri figli, saremo impalati come vittime di una boia medievale. Magari vi farà piacere; mutilati, seviziati, annegati, impalati, crocefissi: l‟importante è soffrire, tanto poi arriva il premio, la salvezza, no?

Poi…

E adesso?

Possono decidere al posto nostro solo col nostro consenso, con la nostra collaborazione.

Se i ragazzi non si arruolassero non ci sarebbero guerre.

I terroristi siamo noi.

„MMAZZA, OH, SEI „NFENOMENO! MIRABILE DISCORSO,GRANDE RETORICA, C‟HAI FATTO „NA MORALE DA BRIVIDI, SEI MEGLIO DEL TELEGIORNALE, HAI COMMOSSO LE PLATEE DI TUTTO IL MONDO, BRAVO, GRANDI APPLAUSI A LEI, SIGNOR‟ MAESTRO RIVOLUZIONARIO, C‟HAI IMPRESSIONATO CO‟ TUTTE „STE BELLE PAROLE. SENTIAMO: COSA PROPONE PER SALVARE NOI, POVERO POPOLO STOLTO, RENDERCI LIBERI COSI‟ POTRAI DIVENTARE IL MESSIA UFFICIALE DELL‟UNIVERSO?

Ho iniziato a scrivere il saggio senza presunzione (ci credete a „sta cazzata?), conscio d‟essere privo di illuminanti soluzioni rivoluzionarie per cambiare il modo di pensare attuale (questa è vera… come la tua vita!).
Volevo far presente dove ci troviamo.

Se la “situazione” va avanti senza cambiare mai, mi sono detto, le spiegazioni al continuum non possono essere che due: o siamo una massa di teste di cazzo masochiste oppure siamo condizionati a fare solo quello che ci viene detto di fare al punto che abbiamo sublimato la scena in cui il gioco ci sfugge di mano ritrovandoci da un istante all‟altro tramutati in amebe impotenti prive di potere decisionale.

L‟articolo vuole essere “ecco il mio punto di vista”.

… magari una rinfrescatina di memoria…

In profondità sapete che è così.

Se proprio devo proporre una soluzione – grazie al cazzo, il saggio è mio; che presunzione! - penso dovremmo dimenticare come funzionavano le cose “una volta”.

Il mito “LAUREA = VITA FELICEFELICEFELICE” è carcassa putrefatta seppellita sotto gassosi strati di merda sofferente.

Dovremmo ridere al solo pensiero dell‟associazione mentale “SCUOLA = ISTRUZIONE = LIBERTÀ ”.

Scordare, dimenticare, cancellare dall‟inconscio collettivo l‟equazione

SACRIFICIO : REDENZIONE = SALVEZZA: FELICITÀ

In sé, il concetto di scuola è…

Cos‟è?

Un edificio dove i ragazzi vanno per crearsi il futuro ideale?

Un uomo dotato di sensibilità, capacità d‟ascolto interiore - al contrario di noi “povero popolo stolto” - sintonizzato con la coscienza Divina (non sto parlando del “dio” delle chiese) conosce verità occluse a noi disconnessi, è passato attraverso esperienze e ha compreso molto.

Uno di questi saggi “pionieri” possiamo chiamarlo MAESTRO senza abusare del significato alla base del nome.
Maestro non è stipendiato dipendente di un istituzione pubblica e privata che fa il lavaggio del cervello ai nostri figli seguendo il Protocollo del Sistema a menadito, avvelenato, disinteressato, messo lì per percepire l‟agognata mensilità portando avanti IL PROGRAMMA

Prendiamo queste sagge persone, siano anziani, ragazzi – altro concetto assoluto da dimenticare è ANZIANO = ESPERIENZA = necessariamente SAGGEZZA, – , mettiamole in condizione di tramandare il loro Sapere.
Farli discutere, confrontare tra loro, riderci, riflettere, meditare.

Senza obblighi.

Senza ruoli.

Alla pari.

Alla pari perché TUTTI SIAMO UNO

Se vi sembra una stronzata new age la riscrivo: SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA.
Non esiste “chi sa di più, chi meno”.

„Fanculo il fascismo, l‟anarchia, il comunismo, le dottrine separatiste, il concetto illuminista di uguaglianza partorito dal sistema che divide ed impera.

Tutto è uno. Io sono te, tu sei me, me e imparare deve essere un piacere.

Per essere un piacere si devo imparare cose utili.
Cose vere.

QUALI SONO LE COSE VERE?

Guarda dentro te; tu lo sai.

Visto?

Sei un maestro anche tu.

Ora sei pronto per andare a fare concorsi statali.
Prepara sorriso e lingua.
Di strada ce n‟è da leccare.

Oooooh, sììììì.

lunedì 21 maggio 2012

PROTEZIONI: PROTEGGIAMOCI DALLA LIBERTA'


CAPITO?
SE TI APPLICHI, CON TANTA PRATICA E PASSIONE IMPARERAI ANCHE TU.
COME HA DETTO UN ISTRUTTORE: "MERAVIGLIOSI E INDISPENSABILI PER CAMMINARE".







Voglio credere a qualcosa di diverso rispetto ciò che mi dice la testa ogniqualvolta li vedo in giro, a piede libero, muoversi con goffa nonchalance e spavalderia da cartone animato idiota.

Diventare ottimista, pensare (siero)positivo, vedere il “bicchiere mezzo pieno” , per usare un eufemerdismo da personal coach che percepiscono ingenti somme di denaro per raccontare, a persone in enormi difficoltà esistenziali, quanto siano uniche, speciali, insostituibili, grintose, energiche e grinzose.

Oggi parlerò di un fenomeno dilagante come la diarrea nel Mar Adriatico.
Sono sempre più numerosi.
Sempre più convinti.

Spaventevoli.

Sarebbe folle dire che si mimetizzano tra la folla – per ora – perché sono talmente vistosi da poter passare inosservati quanto un elefante intento a cagarti sul televisore in salotto.

A riguardo nessuno batte ciglio.

Non battiamo ciglio perché ancora nessun personal cocach ha pubblicato un video didattico su come si sbattano le ciglia correttamente.

Siamo la “tutorial generation”.
Andiamo su youtube per cercare video che insegnano ad allacciarsi le scarpe (vi giuro!), COME FAR BOLLIRE GLI ASPARAGI (codìo, vi giuro!).

Come camminare.

Ray Kurzveil sostiene che entro l’anno 2056, data della “Singolarità tecnologica”, non ci sarà più differenza tra organismi biologici (cioè gli umani, i quali saranno TUTTI integrati con cyber componenti, siano braccia, occhi, cuore, persino parti del cervello) e organismi simil-umani completamente ARTIFICIALI (i famosi “robot”).

Guardando gli “altri”, per strada, ci chiederemo (sempre meno spesso): “Ma quello/a lì sarà Bio o Artificiale”, un po’ come già fanno i seguaci della macrobiotica e del mangiare Bio quando si trovano in prossimità di alimenti OGM e gente che li mangia.

Quanto a previsioni, Kurzveil è SEMPRE stato “ragionevolmente corretto”, per citare una sua espressione, contenuta nella bellissima introduzione de “La singolarità è vicina”.

Qui potrete leggere il fantastico primo capitolo.

http://www.estropico.com/id289.htm

Un testo abbastanza molto taaaanDo complicato che comunque consiglio a tutti di leggere.
25€ più che ben spesi, giusto pe’ fàsse du risate in allegria.


Stavolta Kurzveil ha sforato di 44 anni circa.

Li hanno chiamati“Bastoncini” (lunghi più di 1m) per il NORDIC WALCKING, e servono per effettuare la “camminata verso nord.

Se fino a pochi anni fa ogni essere umano bipede, dotato di gambe almeno almeno in parte funzionanti era capace di camminare volontariamente, senza doverlo “imparare” da un tutorial, senza che nessun maestro gli spiegasse “come fare”, in direzione di tutti i punti cardinali conosciuti, ora che ci hanno messo la pulce all’orecchio che eventuali svantaggi potrebbero insorgere se non si cammina con l’apposito sostegno, c’è il pericolo di porcoddddddddddddd…

AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH

Vi prego.
Prego come si fa a un dio schifoso.
Vi prego.

Datemi un pizzicotto.

Datemi un pugno alle tempie tenendo il dito medio ripiegato all’interno del palmo, con la nocca in rilievo, di modo che la punta colpisca il nervo ottico e lo danneggi.

Fatemi svegliare da quest’incubo.

Altro che “Illuminati”, “Rettiliani”, “Nuovo Ordine Mondiale”, “Microchip”, “Vaccini”, “Complotti secolari”, “Club Bielderberg”, “Piano di sterminio di massa”, “Scie Chimiche”, “Fluoro nell’acqua pubblica”, “Progetto Haarp”.

L’inferno idiota di cui stiamo parlando, in cui VIVIAMO ORA, ADESSO, manco Orwell sarebbe riuscito a ipotizzarlo, neanche dopo essersi sparato 3 acidi in vena, abbracciato da una camicia di forza chiusa con lucchetti in titanio borchiato, gettato a pedate nel culo per 6 giorni al buio in isolamento, scalzo, al centro di una stanza col pavimento cosparso di cocci di bottiglia, piena di mobili spigolosi, infestata da ratti idrofobi grandi come le scarpe del pagliaccio Baraldi.

Vedi questi poveri addormentati, aria fiera, manco appartenessero a una privilegiata casta sociale ariana ed Elitaria, aggirarsi minacciosi nei punti più disparati del globo.

Camminano su sentieri rischiosi, tra le inside urbane della città con ‘ste cazzo di bacchette sceme, cercando di tenere un passo innaturale, forzato.

Nel petto l’orgoglio di portare a termine un impresa eroica.

Lo vedi che non si divertono per niente, anzi.

È questo il problema.

Abbiamo scordato cosa significhi fare qualcosa per il puro piacere di farla.
È diventato un “lavoro” persino farsi una pisciata; ci sentiamo spaesati nell’andare al cesso se prima non guardiamo almeno un paio di tutorial su “come si alza l’asse del cesso”.

Mi sono documentato svolgendo una ricerca in internet e parlando con dei nordi walker amatoriali.
Mi sono inventato che magari camminare con le bacchette dia veramente “benefici psicofisici”, come millantano i video visionati in giro per la rete.

A conti fatti, l’unica utilità dei bastoncini è far intascare 25€ (in su) a chi le produce.
E addormentare le masse ancora un pochino.

Avevo iniziato dicendo “Non voglio crederci”.

Vi dico quello che ho pensato.

Sempre più spesso sentiamo: “I media e i mezzi di distrazione di massa cercano di rincoglionire la gente per farla INSTUPIDIRE”.

“FARE INSTUPIDIRE”: significa che – almeno apparentemente – non siamo proprio stupidi stupidi stupidi, altrimenti non ci perderebbero tutto quel tempo.

Come diceva nonno Fiorucci: - Diocàne, ma allora sei stupido?! Seeeei, stuuupido! … porca madonna!

Una specie.

Vogliono renderci stupidi perché, per quanto spaventati e inconsapevoli, siamo ancora una specie tutto sommato abilitata a usare l’1% del proprio cervello senza che nessuno ci spieghi “come fare”.

Magari tra un mese troveremo tutorial su “Come pensare senza ledere troppe sinapsi”.
Sarei stupito mica.

… la tv è un unico, grande tutorial su come “pensare” senza fare eccessivo uso di facoltà mentali, stancare il cervello, farlo “ammalare”.

This is what you want, this is what you get, cantava Johnny Rotten coi P.I.L.

Un altro appunto poi smetto. Lo prometto.
Come dicono i tossici.

Tra le motivazioni date dai “nordi walkers”, le quali mi hanno indotto a bestemmiare gli dèi del pantheon di questo e l’altro Universo, spicca rigogliosa:“Eh, le bacchette soprattutto SERVONO PER NON CADERE”.

Eh?

EHHHHHHHHHHH?

Per tutti questi millenni di vita passati sul pianeta Terra, come cazzo abbiamo fatto a camminare senza frantumarci il cranio per terra?

Palle.
Ce le raccontiamo per omologarci al niente, credendo di fare la cosa giusta.

E se cadi e ti infili una bacchetta in un occhio?
O nel culo?

Negli anni ’90 il genio che inventò i rollerblade “inventò” anche le relative protezioni!

SICUREZZA PRIMA DI TUTTO!

Solo con la scusa “ maggiore sicurezza” farai sì che le masse ti svendano sempre più porzioni delle loro libertà fondamentali.

E noi, pur di avere l’illusione di essere sicuri, protetti, diciamo SI’ a ogni forma di dittatura.

Di “sicuro” c’è solo ‘sta ceppa di minchia.
Lo sai bene anche tu.

GINOCCHIERE PROTETTIVE.

Sarete mai andati su un paio di pattini, no?
Anche se non avete avuto l’onore, guardate qualcuno che pattina, al limite scaricate un tutorial su come si fa a pattinare.

Ve lo consiglio; esistono miliardi di tecniche per far andare una gamba dopo l’altra.

DOMANDA: Come si fa a cadere in ginocchio?

Forse un servo, un suddito di un re cattivo, abituato a doversi inginocchiare ogni giorno, fortemente condizionato ad abbassarsi in quella posizione sarà portato a cadere in ginocchio.

Chi non si inginocchia neanche per chiedere scusa a un dio che non esiste può cadere in ginocchio?

Puoi cadere di muso e frantumarti i denti, la mascella.

Puoi cadere di lato, sbattere una tempia contro qualcosa di appuntito, diventare vegetale, un peso per i tuoi cari, che ti odieranno finché camperai (“staccare la spina” è reato).

Puoi cadere di culo, disintegrarti l’osso sacro.

A meno che non mi venga spiegato in un tutorial, non capirò mai come si possa cadere in ginocchio.

Se lo dicono LORO, gli “esperti”, non può che essere cosa buona e giusta, no?

No?

Non vedo più bambini che si fanno un bel giretto in bicicletta senza divisa da ciclista, senza protezioni.

Senza casco.

COS’E’ STA CAZZATA DEL CASCO IN BICI?

Al parco ho sentito una bambina disperata (c’era un caldo bestia) osare chiedere alla madre: - Mamma, posso togliermi il casco?

Con voce stizzita, la povera schiava manipolata ha risposto: - Sì, dài, toglietelo. Poi cadi, sbatti E SPACCATI LA TESTA.

!!!

!!!!!

Tutto ‘sto terrore, st’allarmismo: ma de che?!?!?!?!?!?!?

Quando mai?!!?!?!?!??!

Dobbiamo darci una regolata, stiamo regredendo a livello di amebe.

Con la differenza che l’ameba, per non fare niente, non deve prima imparare “come fare a non fare niente”.

Il che ci pone un gradino sotto l’ameba.

Come farete quando andrete a cena con una persona sessualmente stimolante, per dimostrarle che siete belli e fighi?

Non potrete dir niente, non potrete vantarvi.

Perché se hai studiato sodo per trasformarti in una testa di cazzo vuota che ha bisogno che gli si spieghi persino quali siano le basi del movimento sulla terraferma, non sei la gran persona che pensi.

Sabato, al mercato, c’era uno di questi poveri schiavetti dell’era moderna, tuta da ciclista, casco in testa… A PIEDIIIIII.

Ho pensato avrà parcheggiato la bici da qualche parte.

È andato al bar con la madre.
Si è seduto.
Il casco non l’ha tolto.
L’ha tenuto in testa tutto il tempo.

E ho capito che sono uno sconsiderato.

È scientificamente dimostrato che, solo negli ultimi 20 anni, gli incidenti da caduta da sedie del bar hanno causato ben 20000 vittime.

Ed erano tutti dei vegetali.

Invece di stare attaccati a un respiratore erano in giro, a piede libero.

Così capii che è una battaglia persa.

Il post finisce qui.
Se spingendo il tasto sinistro del mouse per scorrere la barra - lì alla tua destra - verso il basso per poter proseguire nella lettura di questo post ti si sono irritati polpastrelli, e ora ti bruciano, è perché non hai usato gli appositi “salva polpastrelli”.

Ch’io sappia, non li hanno ancora inventati ma…
Se siamo messi così, io li ho inventati, io devo brevettarli.

Checcazzo, fate guadagnare pure me, lasciatemi prosperare sull’imbecillità umana.

Della serie:

“MAMMA VADO AL PARCO A GIOCARE A PALLONE”.
“VA BENE, ATTENTO AGLI SCONOSCIUTI, AGLI IMMIGRATI E NON SUDARE”.
“OK MAMMA, FAREMO COME LE PEDINE DEL SUBBUTEO, PORCODDIO”.

Ritratto di una famiglia felice.
Protetta.
Sicura.

A presto.

E COPRITI, SENNO’ POI PRENDI FREDDO E TI AMMALI.