lunedì 2 gennaio 2012

UNA PORZIONE DI EGO SEMI ABBANDONATA








Consapevole di ogni singolo spostamento, ne ero pienamente partecipe, al contrario di ciò che normalmente accade. Vivere oltre le barriere personali.

Estraniato eppure vigile, cosciente della dimensione percepita dagli acuiti sensi in contrapposizione a quella dove attualmente mi trovavo. Sentivo lo spazio che mi circondava, percependolo sulla pelle ai lati degli occhi, al bordo dello stomaco.

Incontrai molte persone quel giorno, prima di comparire poggiato sulla sedia dallo schienale imbottito della mia stanza. Salutarle mi pose faccia a faccia con un liquido sentore di assurdo.

Cos'è poi l'assurdo, ciò che l'etica formata/travisata dal punto di vista sociale riconosce in accadimenti “fuori dal normale”, perciò bollandola tale?

La ragazza coi capelli rossi, non vorrei sbagliarmi, lavorava in un bar d'immemore frequentazione. Bella tipa. Finta ma gradevole alla vista. Mi ha salutato come si saluterebbero amici d'infanzia ad un raduno post superiori. Recitai magistralmente la parte del sorridente, realizzato cittadino consapevole, felice nonostante il generale dramma umano in vigore, tenendo alta la reputazione dei diversi, obbligati per scelta a vivere una pseudo vita sociale. Non sono mai stato un attore professionista; recito per vivere.

Un lavoro in cui vengo pagato in contanti d'indifferenza, assegni virtuali di anonimato perpetrato, accrediti di sensi di colpa, transazioni non eseguite.

Mettere le mani avanti, celebrare impossibili accadimenti futuri.

Esteriormente rimasi a mio perfetto agio. Secondo me. Secondo lei?
Comprai mezzo Kg di pane senza sale, studiando i contorni luminosi della fornaia riflessa nello specchio della vetrina illuminata dal neon.

L'avevo vista altre volte.

Ora ricordo, ero andato a comprarci il pane almeno una trentina di volte negli ultimi, che so, dieci, venti, ventisei anni?

La rossa è uscita di scena.

Smaterializzai dalla scena anche il mio essere fisico, anzi, uscii dal fornaio (non inteso come fornaio con la pancia squarciata che da me alla luce, facendomi entrare nel palcoscenico della vita; metaforicamente mentendo). Una volta fuori (ecco, va meglio) m'accorsi che si era fermata, come se mi aspettasse. Non mi ero ancora tolto il sorriso falso incollato sopra al neutrale, anch'esso sfoggiato raramente.

Mi incamminai verso l'auto, partecipando insieme ai compagni al mio seguito, i dettagli del quadro ad acquarelli in cui esistevo in più di tre dimensioni, passandoli al setaccio come uno scanner conscio della sua natura elettronica.

Infilai un cd a caso, uscendo dal parcheggio lentamente. Una signora in bici era ferma dietro di me. Le feci il cenno di passare, universale gesto di cortesia, il genere di buona creanza che evita alle persone di discutere inutilmente col prossimo. Contraccambiò, dicendo prego con la mano rivolta verso una magia che poteva vedere solo lei. Passai, ringraziando. Aspettò che me ne andassi perché aveva paura che ingranassi la retromarcia e smettessi di far pressione sul pedale della frizione, spiaccicandola sul cancello della mega villa di fronte casa di nonna, dov'ero andato per usare il gabinetto, al seguito di una nottata a base di birra e marijuana ultra potente da quindici euro al grammo, brigante prezzo forse imposto per cause maggiori, come il rischio di portarsi appresso qualcosa come seicento euro di erba da panico con le strade piene di sbirri gasati dal manganello in dotazione.

Tutelare la legge ha i suoi vantaggi, specie quando la si tutela per professione.
Il sole stava lasciando posto a nebulose nubi acide, tanto che mi parve di vedere con la coda dell'occhio un'abnorme goccia d'acqua marrone, forse suggestionato dall'appena visto “Manhattan” di Woody Allen, in particolare la scena in cui beve un bicchiere dell'acqua del rubinetto di casa sua, lamentandosi di dover pagare settecento dollari al mese (siamo nel '75) per un appartamento nuovo con le tubature completamente arrugginite. Le strade avanzavano a rallentatore, di pari passo con la lancetta del contachilometri, segnalatore di velocità o come cazzo si chiama la vetrina a sinistra (a destra nelle automobili inglesi) del centro del cruscotto. Si formavano nella mente incidenti per mille svariate cause, tutti con me protagonista troppo imbambolatamente lento per poter comprendere ogni cosa che succedeva, dallo sbraitare della controparte alle urla sbigottite del pubblico fermatosi per godere della tragedia altrui. Tutto in testa, per questo cercai di evitare ulteriori paranoie, sintonizzando i pensieri su qualcosa che mi rendesse felice tanto da smorzare i toni della pesantezza melliflua e fluttuante del viaggio di ritorno verso casa, con la strada bagnata di grandi gocce marrone simili a tabacco masticato e sputato dai personaggi abitatori dei piano di sopra, oltre l'ozono e l'umanamente spiegabile. Convivevo in simbiosi con le molecole d'ossigeno in macchina, rimasta a bollire olio d'arachidi, chiusa per un pomeriggio e una mattinata intera, notte non esclusa. A stento contenevo l'agitazione derivante da non so che cosa facendo sforzi manifestatisi sotto forma di lacrime dalla fronte.

Eppure ero sicuro di essere calmo.

Ingannai la strizza fissando appunti per una storia.

In un modello di mondo simile al nostro (ma ancora più estraniante) la gente passa ore e ore di fronte ai computer, a lavoro, a casa. Non esistono più lavori svolgibili escludendo l'utilizzo di un hard disk, uno schermo e una tastiera. Quotidianamente, nessuno passa più di dieci minuti senza avere davanti agli occhi, grande come un campo visivo, uno scintillante schermo ammiccante.
Al servizio dei dittatori dietro le quinte rappresentate dalla giacca e cravatta dei politici pubblici, gli scienziati psichiatri psico demagogici ci osservano, studiandoci al dettaglio come difettosi pezzi di una catena di montaggio senza fine. Controllano i motori di ricerca tipo il vecchio Google e, dopo essersi appuntati i siti più visionati, creano in laboratorio quelli che saranno i nostri sogni, le nostre aspirazioni, i nostri gusti e desideri, il tutto incarnato in oggetti di plastica o altre materiali tossici derivati dal petrolio.

Per il controllo di un essere umano è di fondamentale importanza la presenza di materiali tossici negli ambienti in cui egli si trova. Abbassano le difese immunitarie, abbassando il suo personale muro di resistenza.

Docilità come arma da sfruttare. Ci studiano tramite le preferenze, i gusti. Cercano di mettere a repentaglio la pazienza per farci consumare una percentuale sempre più alta di tutto. Modificano le impostazioni di siti come il superato youtube.com, rendendo lentissimo il caricamento dei video, a cominciare dall'ombra dell'indicatore di tempo rosso.

Un tassello di grigio sullo sfondo della barra di caricamento alla volta, verso il lato destro del rettangolo al centro di cui appaiono le incarnazioni, sotto forma d'immagini. I sogni.

Il semaforo era rosso. Guardavo una signora che mi guardava tramite i miei occhi. Controllavo. Controllavo loro se mi controllassero.
Paranoie da thc.
Controllavo.

Colpevoli, i pensieri fuggivano veloci. Ero capace di afferrarne solo poche sillabe d'ognuno, cercando di decodificare, per ognuno, un'immagine comprensibile di cosa stesse accadendo nella mia testa lanciata a supersonici giri. La mancanza di decenti tempi di reazione del raggio smistatore d'idee, probabilmente era causato dallo scorrimento incessante di sostanze naturali mischiate alle artificiali, oppure traumi subiti in passato. Non sapevo se fossi riuscito a recuperare totalmente l'integrità mentale sia nella veglia che nel mondo dei sogni notturni.

Pensare appariva così arduo che la rinuncia si rivelò, come sempre, l'ultima (unica) soluzione applicabile, nascondendomi in psichici spazi bianchi, lasciando al raggio di smistamento (di cui non è dotato il settore coscienza) di fare del suo meglio. Anziché dati, idee esplosive, analizzava fiocchi di neve all'interno della scatola cranica. Imbarcato in un lavoro di registrazione visiva puramente oftalmico, affidato al solo senso della vista.

In arrivo la paura.


Parlare, stare a contatto con la gente è un orrore, ti mette sul chi va là, girando la meccanica che tira le corde dei nervi.

Parlare con mio padre, con mia madre, equivale a camminare su di una fune cosparsa di vasellina e aghi, sospesa nel vuoto ricolmo di lava scintillante.

Poche risposte esaustive, secche, incisive.

Sì.

No.

Hai ragione, è così, non ci piove sopra.

Poi guardo fuori.

Sta piovendo.

Oh, cazzo, ora mi scoprono.

Sedetti a tavola per mangiare, da buon figlio, le pennette al pomodoro panna funghi e pancetta. Periziai il piatto, scansando con la punta dei rebbi della forchetta i piccoli giuggioli di carne, per non mangiare animali morti, seppure, grazie alla panna, egualmente m'apprestavo a cibarmi del derivato liquido di uno di essi.

A Cannes Oliver Stone presentava il suo Wall Street 2. Sarebbe stato presente anche l'intramontabile Woody. Quei due giorni di stravizi, Allen fu una costante.
Occhi fissi, immagini olografiche illusoriamente in movimento, mi venne lo spunto per una storia tragicomica ispirata a fatti realmente accaduti.

Un ricco, geniale cineasta ebreo, giunto a una certa età, adotta una figlia vietnamita minorenne per finire con l'innamorarsene. La sposa, dando il ben servito alla sua compagna di molti anni, una bella donna old style il cui sole è tramontato da parecchi lustri. Il cineasta è tormentato da etici dubbi, la sua ex da antichi demoni annidati in angusti antri della sua villa in campagna.

La vicenda si conclude nel momento in cui l'attempata bellezza d'altri tempi, in preda a forti crisi depressive che la costringono a catalogare in ordine alfabetico (runico) le sue feci per genere e data, si butta giù da un ponte molto alto, ai piedi del quale il cineasta e la sua figliastra stanno facendo l'amore senza precauzioni.

Finale a tripla morte.

Gli incassi dell'ultimo film vanno alle stelle, come le tre omelette umane, cotte a dovere ai piedi del ponte storico di tutti i disperati suicidi della città.
Morale: il cineasta se l'è cercata; mai avere incestuosi rapporti pedofili in posti necrofili.


Da ragionarci su parecchio; negli anni settanta Polansky si scopò una sedicenne, nessuno seppe niente, a parte il vedovo regista e la sua micro amante. Ora, a tavola, coi miei genitori, la vicenda stava tornando a galla come la merda degli antichi guerrieri morti per attuare il volere dei sovrani.

Un guerriero che si convince che il suo personale volere e quello del re debbano sempre andare di pari passo è un guerriero...

Un guerriero, niente più.
Un idiota senza palle per affrontare la vita a parole.
La penna ferisce più della spada (in base alla parte anatomica del nemico nella quale riesci ad infilarla).

Ero un flipper, come successe anni prima dopo l'assunzione di due grammi di Purple Haze (dannato Jimi e i suoi 30 cm. di sashimi).

Un bastone di pesce crudo inturgidito penzolante dalle gambe, eccoti la storia del vecchio rock.

La pallina toccava le barriere di plastica e lo schermo segnava i punti. Ogni singola percezione era un ostacolo per la biglia d'ottone che sbatteva, riscendeva, veniva colpita dalle palette, risaliva, facendo rilucere la parte superiore della macchina in cui mi Sono trasformato, sotto i globi dell'apatia dei miei tutori legali.

Dalla finestra filtra un suono identico alla sirena udibile durante le partite a Pacman. Mi riferisco a quando la forma di tre quarti di cacio prende la stella (no, quello è Super Mario Bros. , diventato Super Mario&Basta, non più bros, in seguito al crollo mondiale delle borse; la ditta pagava troppe tasse, così il socio Luigi scappò all'estero, in medio oriente, con una prostituta minorenne di dieci anni di Bankok), cioè, il puntino che da diritto all'invincibilità permanente, facendoti lampeggiare elettrico, preda divenuta predatore degli antagonisti, a loro volta diventati stronzetti a intermittenza sì, ma blu, pronti per essere sbranati, eliminati dal gioco.

Pac Man: una forma di cacio smembrata intenta a rimangiarsi pezzi di sé ridotti a palline simili a patatine Puf, guarda caso al formaggio.

Una grande metafora della vita, ritrovare in giro i pezzi del proprio sé, fagocitandoli per assumerli, reintegrarli, renderli nuovamente parte dell'organismo, mentre le intemperie nemiche sono in agguato, producendo fastidiosi suoni degli anni '80.

Nonna litigava spesso con zia per colpa delle cause legali tenutesi nell'aula televisiva di Forum.
Non pensavo che la gente senza problemi esistenziali avesse costantemente l'esigenza di sprofondare in quotidiane anodine vicende dal sapore di telenovella retrò, dannatamente retrò. Sono rimasto toccato. Ho cancellato i dati riguardanti la causa della diatriba tra l'uomo e la donna, padre e figlia, alle prese con la spartizione dell'affidamento del figlio trentenne mentalmente instabile, però migliorato negli ultimi anni, successivamente ad una massiccia cura farmaceutica targata Bayer&Rockfeller.

I disastri più incomprensibili capitano alle persone comuni più comuni del comune. Dico incomprensibili perché se due o più persone si ritrovano in un mare di merda che non riescono a vedere sotto un'ottica pacifista e tollerante, al punto da trascinarsi in uno pseudo tribunale televisivo per contendersi un premio di centomila euro (non ricordo se fosse un risarcimento o cosa), non posso che usare il primo aggettivo a portata di mano.

Esplicativo ma non ampiamente esaustivo, anche se in ogni scritto ognuno ci vede il proprio pupazzo decorato, tentando di filtrarlo attraverso la dogana dei vecchi precetti e preconcetti appresi/maturati nel corso degli inverni, perciò, non venite a dirmi che “straordinario” è un aggettivo qualificativo positivo; “stra” è un prefisso che si usa per formare un superlativo assoluto. “Ordinario” indica qualcuno o qualcosa comune, cioè che si trova dappertutto.

Essere straordinari significa essere fottutamente banali.

Accadono cose straNonordinarie, come l'asino in basso a destra dello schermo (non sono buono a collocare in precisi contesti spaziotemporali) si è messo una benda sugli occhi.

Vorranno giustiziarlo?

Secondo quanto sostengono vecchi films, nella legione straniera, nelle pubbliche esecuzioni a fucilate, prima che avvenisse la condanna fisica vera e propria, al condannato veniva data la possibilità di bendarsi gli occhi, come se non assistere all'atto di premere il grilletto infonda alla morte un sapore più dolce.
Il buio come ultima visione non fa per me.

Si dice che l'ultima immagine catturata dalla retina di un neo morto rimanga impressa per un imprecisato periodo di tempo, un po' come il televisore appena spento. Al centro dello schermo rimane sborrato e, per qualche secondo, sullo spettro (per chi ha ancora un apparecchio televisivo a tubo catodico; coi plasma non avviene questo fenomeno d'impressione grafica reversibile che è la sborrata televisiva) sono ancora distinguibili immagini.

Con l'asino bendato, scaricare film è facile come prima, sebbene un animale con gli occhi bendati, se non indirizzato da sapienti mani, inizia a camminare nell'ignoto creandosi, con l'istinto, una personalissima, improvvisata cartina geografica dell'ambiente, del contesto solido.

Vivo di fronte a un palazzo di infelici.

Piangono i bambini, litigano i genitori (infanti mentali; litigare senza motivo è come... litigare senza motivazioni) non risolvendo alcuna questione, visto che non ve ne erano neanche di preesistenti. Il disperato gioco della vita secondo le persone che mi vivono di fronte, disadattati disabilitati a un'esistenza pacifica, serena, sul terzo pianeta per distanza dal sole. Su Nettuno litigheranno per altri cazzi.

Le loro bestemmie non superano le imposte distanze intergalattiche. È come se le sentissimo. Sono gli schiamazzi intergalattici, a renderci così irritabili.
Un flash del cofanetto di Star Wars.

Strepitoso successo per la prima vera grande saga del cinema moderno. Storie come Star Wars possono sembrare sia favole inscenate per spingere gli spettatori a confrontarsi col proprio inconscio in maniera più o meno diretta ed elementare, che decimali affioramenti dalle zone ancestrali della mente.

Collegamenti, affioramenti. Il programma di Raz Degan sul piercing estremo deve avermi fatto male. Una bomba a orologeria innescata alle mie spalle. L'ultima frase prima della fine della blanda inchiesta sociale sul gruppo di persone depilate pronte a forarsi, se non amputarsi, ogni arto del corpo, chiamati piercers, è stata: “E' affascinante, pensare che siamo tutti collegati da una unica coscienza collettiva, perciò dobbiamo prenderci le nostre responsabilità”.

Concordo sulla coscienza collettiva, inchinandomi di fronte a chiunque si guarda allo specchio e, dopo aver preso atto di ciò, raccoglie dall'amaro piatto la sua fetta di responsabilità, pagando per sé e il prossimo (siamo tutti sulla stessa arca interdimensionale).

Non posso digerire che uno stronzo come Raz Degan, incapace di parlare la sua lingua, figurarsi la nostra, lanci un messaggio del genere non provando almeno una punta di orrore per sé, di sé, dopo aver appena intimato la popolazione mondiale a prendersi responsabilità quand'egli stesso è il primo a non farlo, anzi, a remare contro la nostra cazzo di arca, gettandoci in uno di quelli che la scienza moderna definisce “buco nero”.

Raz Degan, 'fanculo tu e il tuo stipendio che ti da il lusso di non dover lavorare in fabbrica otto ore al giorno per cinque giorni la settimana, a discapito di gente come me che sta facendo i conti con sé stesso, munito di calcolatrice scientifica e tavola periodica pronta da consultare all'occorrenza, così da poter scontare uno ad uno ogni singolo peccato.

Se l'idea l'ho involontariamente rubata a Dick: la prego, mi perdoni.
Mi sembra una punizione giusta.
Equa.
Più equa della finta giustizia distribuita nei tribunali sociali.

Un forte odore di dopobarba cucito al confine tra la fine delle narici e l'inizio dell'interno della fronte, fin' vicino al terz'occhio (ghiandola pineale, per i profani), il nemico numero due sta uscendo di casa per vivere la sua porzione di vita lontana dal quartiere generale da 400€ al mese. Negli anni settanta quattrocentomila lire erano una gran somma.

Con l'aumento del debito pubblico ci troviamo a dar significato alle pareti vuote del salvadanaio collettivo.
Raz parlava di salvadanaio della coscienza collettiva, quello da cui percepisce lo stipendio.

Sì, siamo collegati anche da questo però IO non posso permettermi l'interno coscia di Paola Barale per un quarto di secondo a un centinaio di metri, separati da una rete elettrificata sorvegliata da turchi tiratori scelti dotati di M-16 con mirino di precisione caricati con colpi esplosivi avvelenati da acido indissolubile.

Brutta storia.

Tutto questo perché volevo una cazzo di birra all'una e mezza di notte senza sorbirmi il casino dei pub di sedicesimo ordine.

Ci siamo fermati al paninaro mobile stazionatosi all'angolo prima dell'imboccatura sfociante nella super strada più frequentata dalle mie parti.
“Che birre avete?”.

Il tizio con il naso aquilino e le fattezze di Arnold di Happy days ci ha guardato come se gli avessimo chiesto che differenza c'è tra un numero primo e la spirale aurea di Pitagora. La moglie non era da meno, paletta bucherellata per salvare le patatine dall'olio bollente sul fondo della friggitrice ben saldata alla mano, rivolta verso tre stronzi (due stronzi e una stronza, per essere accademicamente corretti), sbalorditi della nostra peresenza.

“Beck's”.

Cinque lettere più un apostrofo.
Quattro consonanti, una vocale posta a tre postazioni prima dell'apostrofo, come risposta. “Va bene”, informo il bottegaio mobile col cappellino bianco cadavere in testa.

Si china, pesca dal frigorifero una Leffe rossa, porgendola alla stronza bionda seduta tra i due stronzi etnicamente agli antipodi, ancora ancorata alla panca d'ecclesiastica memoria. Una panchina da chiesa, invece di una comune panchina di plastica normale. Faccio: “Ah, allora no, no, due Leffe rosse”. Il bifolco d'origine ignota (tale tipologia di soggetto non si trova solo nel sud degli Stati uniti) sorride srotolando gli ultimi 2mm di labbra rosse per una bocca da culo, serrata dall'ira scaturita dall'elevata esigenza dei clienti maleducati, posando la Leffe rossa, destinata alla stronza bionda, sul bancone accanto alla Becks, magicamente comparsa nell'obbiettivo senza che nessuno se ne accorgesse. Si china, posa sul bancone anche due Leffe bionde.

Siamo a una Leffe rossa, due Leffe bionde e una Beck's.

“Tredici euro”, tirando su col naso un fiotto di catarro simile a un ectoplasma al sapore di carcinoma. Pago, faccio fagotto della spesa, tenuta in mano dal porchettaio in incognito.

Non mollava la presa, non voleva darmi le birre.

Sorrideva, mostrando ora 9mm di mezza luna sipario dei denti. Alla fine desiste, molla la presa, abilitandomi a tornare in macchina, fuggire lontano dal posto più strano e triste della giornata.

Stanotte ho risognato la scena.

Erano cinque alieni, nascosti in tute genetiche dalle fattezze umane per rifocillarsi dalla fatica di un lungo viaggio. Il paninaro, forse loro leader, doveva aver azionato il “raggio proteggi attenzione umana”, impedendo a noi terrestri d'avvicinarci alla zona.
Il raggio faceva effetto su di me o sul mio amico.

Ecco l'origine del comportamento anomalo.

Be', se sul loro pianeta si comportano in quel modo deve essere una galassia di teste di cazzo maleducate.

... l'ho scritto tre anni fa; cazzo, come stavo conciato bene

domenica 25 dicembre 2011

UNA NORRISSIANA PAUSA NATALIZIA


FINCHE' CAMPA, PER GLI ALIENI NON C'E' DA PREOCCUPARSI






L'ULTIMO LIBRO DI DAVID ICKE VE LO CONSIGLIO; QUALCOSA IN LUI E' CAMBIATO. ORA E' PIU' SBARELLATO CHE MAI.
... E GLI VOGLIO SEMPRE PIU' BENE




Durante questa settimana, trascorsa piacevolmente, non è successo poi molto.

Ho suonato e letto tanto.

PACE.

Da quando sto meno incazzato i lettori aumentano; se volete andrea incazzato dovrete pagarlo.

Pagatemi e in cambio mi avvelenerò, come un dio serpente avvelenato.

Ah, l’altro giorno al bar ho sentito una bestemmia di serie A da oscar.

Il testo era più o meno: “qua non ghè un càzo. Sito màto, DIO MOSTRO”.

Per un natale coi fiocchi di neve smostrati.

Vi consiglio vivamente due libri

E venne chiamata due cuori, di marlo morgan

Il libro arancione, di Osho.

Grandi testi, grande pace.

Tanto amore.

Oggi vado a gardaland, non scrivo.

Volevo incollare qualcosa di inedito ma, rileggendo la roba che scrivevo anni fa mi è venuta la pelle di struzzo desquamato.

Così ho deciso di regalarvi, spero, qualche sorriso, donandovi il mio contributo a uno dei più grandi tormentoni della storia del web



CHUCK NORRIS FACTS




Chuck Norris osa dove non osano le aquile.
Continuamente.


I dipendenti di Sky, nonostante abbiano diritto ad uno sconto impiegati, possiedono tutti il decoder Chuck Norris con 1300 canali.
1299 canali sono dedicati alle arti marziali.
Il 1300 è dedicato al Suo culto ed è zeppo di messaggi subliminali.
Armati!


Il terreno sul quale è edificato, lo stesso Furstenhof, sono stati frutto della creazione di Chcuk Norris.
Poco dopo il miracolo, predisse che li avrebbe distrutti la notte a cavallo 21 e il 22/12/'12.

David Icke legge i libri di Chuck Norris, il quale rapisce gli alieni col suo pick up e gli presta le sue armi laser, a patto che gliele restituiscano integre.
Forse per questo gli Annunaki gli hanno donato una galassia ch'Egli usa come villino per il week end.
Con vista Nibiru.


L'universo è in continua espansione solo perché Chuck Norris chiude un occhio al riguardo.
Nessuno deve osare allargarsi come Chuck Norris.


Quando Chuck Norris vola in cielo per rilassarsi col suo jet privato, le scie chimiche starnutiscono.
Poi si ammalano.


Chuck Norris butta le pile in mare e ordina.
Lui non si inquina; si purifica.

Quando il cielo è a pecorelle vuol dire che Chuck Norris sta cantando “Nella vecchia fattoria” a suo figlio e il cielo si adegua per non contraddirlo.

La Smart di Chuck norris può portare 12 passeggeri.
8 per piano.

Il sudore di Chuck Norris può lenire al sistema immunitario del fluoro, annientandogli le ossa.

La piscina di Chuck Norris è giornalmente disinfettata coi fluidi vitali delle sue vittime.

Chuck Norris si è ammalato solo una volta.
Lo aveva deciso.
Si stava annoiando.

L'abat jour sul comò di Chuck Norris è la stella cometa.

Nel presepe di Chuck Norris tutti e tre i re magi sono bianchi, evangelisti e sono diretti al grand'hotel, a sei stelle, “Mangiatoia”, dove un certo bambin Gesù attende dal 23 dicembre dell'anno prima che il neo nascituro gli faccia una grazia.

Prima di essere approvati e cerimoniati da Chuck Norris, gli Illuminati si chiamavano Oscurati.

La borsa in pelle di serpente della moglie di Chuck Norris è ancora viva e velenosa.
Solo per i ladri.

Chuck Norris può dividere un atomo in parti uguali.
E ucciderlo.

Quando l'inconscio di Chuck Norris registra qualcosa quel qualcosa non ha più scampo.

Sugli scaffali della sua famosa libreria, J.R.Tolkien custodisce gelosamente la trilogia di Chuck Norris.
La trilogia di Tolkien, di cui Chuck Norris è in possesso, è costituita da tre libri più uno segreto, il quale non è stato mai letto dallo stesso autore.

Chuck Norris può possedere il demonio ma non lo fa.
Lo fa solo con le donne.

Una volta Chuck Norris è andato a visitare la statua della libertà.
Quand'è uscito il di lei test di gravidanza era positivo.

Con Mastercard Chuck Norris può comprarsi, a piacimento, altri anni di vita.
Gratuitamente.

Il pianeta terra non è altro che il punch ball su vasta scala di Chuck Norris.

La settimana scorsa hanno obbligato un microchip a farsi trapiantare un Chuck norris.
È esploso.

Durante il solstizio d'inverno il sole sembra fermarsi per tre giorni. Non si ferma sul serio; si prende il lusso di andare a lavorare nella serra privata di Chuck Norris, dove crescono 100 baobab.
Al minuto.

I tatuaggi hanno cominciato a farsi Chuck Norris.
E lui li annienta.
Nessuno può farsi Chuck Norris.
Nessuno.

Al collo Gesù porta un Chuck Norris d'oro, intento a tirare un calcio volante a girare, che lo osserva.
Aspetta una sua mossa falsa.

Tutti i tesori del Vaticano sono scarti della vasta collezione dei giocattoli d'infanzia di Chuck Norris

Quando il Titanic è affondato, dall'altra parte del mondo Chuck Norris stava giocando a battaglia navale.

Quando un cavallo della scacchiera di Chuck Norris invecchia Chuck lo sopprime.
Potrebbe farci delle bistecche; ci fa degli hot dog, mischiando all'impasto base frattaglie di Lassie, Rin tin tin e Beethoven.
All'occorrenza anche l'omonimo musicista.

I pesci rossi dell'acquario di Chuck Norris hanno branchie scolpite, pinne definite e si cibano prevalentemente di carne di squalo.
Vivo.

Una sera Allah, in visita dal suo guru Chuck Norris, decise di donargli 90 vergini per il suo harem.
Qualche istante dopo decise di farsi esplodere in nome suo.
Chuck Norris apprezzò il gesto talmente tanto che, mentre si scopava 89 vergini gli disse: - Toh, va', questa è per te.

La piramide di Keope fu costruita 2000 anni dopo quella di Chuck Norris, realizzata da Donald Trump.
Personalmente.
Con le sue mani.

Una volta ad una festa Chuck Norris si è ubriacato. Per scherzo lo hanno chiuso in una vergine di Norimberga autentica contenuta nella sala delle torture del padrone di casa.
La mattina seguente fu immediatamente ribattezzata “Donnaccia della Germania”

Quando hai un dubbio potrebbe essere Chuck Norris.

Chuck Norris ha peli sulla lingua e sa come usarli.

Chuck Norris ha torturato Patrick Bateman.

L'area 51 è il pied à terre di Chuck Norris; la leggenda se l'è inventata lui per non farsi disturbare.

lunedì 19 dicembre 2011

NON SEI UN CASCATORE, NON PUOI PERMETTERTELO; NON CI CASCACRE, TI FARAI MALE








Stiamo sprofondando in pieno trip prenatalizio.

Riemergiamone.

Ho sentito un cinese del mercato lamentarsi con una signora perché il tizio sei bancarelle dopo l’aveva copiato!

Vendere scarpe in un mondo di senza gambe è un insulto a sé stessi.

L’energia natalizia è distruttiva.
Non caschiamo nel trip delle energie.
Le energie non esistono, come non esiste niente.

Esiste dio?

Se non esistiamo neanche noi, perché dovrebbero esistere 3 lettere che identificano una cosa che ci siamo inventati noi… che non esistiamo?

Se una cosa non esiste come fa a inventarne un'altra che non esiste?

Ci sto cadendo.

Un grande filosofo ottomano, Platone, una volta profetizzò: “Un giorno sarò l’incubo di miliardi di studenti.
Ci azzeccò.
Maledetto.
Maledetto lui.
Che non esisteva.

Se tanto mi da tanto, cazzo faccio a fare le addizioni?

L’anno nuovo è alle porte, buttate via tutto, tutto il vecchio.
Buttate via ogni cosa con la quale potete identificarvi.
Una volta fatto, identificatevi con la persona migliore che è stata fica perché ha buttato via tutto.
Rifate il giro di boa.

Ritornare sui propri passi è essere perversamente nostalgici.

Stiamo suonando del buon, vecchio blues.
È roba buona.
È roba forte.
Ti stona.

Per allinearvi con lo spirito natalizio in maniera appassionata e del tutto deducibile dalle tasse, consiglio di guardarvi 3 grandi film.

Zaitgaist, di pìter Joseph (sì, proprio pietro Giuseppe), poi rocki ddue, di silvestro stallone, infine esseoesse fantasmi di non so chi ma con bill marrei.

Se mi manca un regista all’appello, è perché stamattina si è svegliato tardi e ha perso il pullman.

Se ci manca un regista, perdonatemi.

Il perdono è un ottimo escamotage natalizio per non sentirsi in colpa dell’inchiodato zombie che ritora ogni anno come laura freddi crugher di naitmer di ues creven, da non confondere con ues mongomeri che quello è negro e suona la chitarra, mica la cinepresa.

La vita è di per sé post moderna; gente che vive in un film, guarda film, poi un giorno si accorge che i film sono cazzate, che la vita è un film, e si sente importante perché pensa ecco, sono il personaggio di un film che guarda film e, rendendomi conto di guardare un film guarderò sì film, ma me li gusterò da un'altra ottica perché, sebbene ne faccia parte, so che non sto guardando film, non sto vivendo film, in quanto non esiste nessun film, tanto meno film nei film.

A meno che non stiamo guardando un fumetto di alan moore, o leggendo tòmas pìncion, che li è pieno di storie nella storia, di film nei film, solo che difficilmente in pincion qualcuno capisce di essere il personaggio di una storia che guarda film vivendo in un racconto ed esce dalla carta e se ne compiace e può godersi i film di noi umani.

Nel nostro grande piccolo siamo tutti preti e condanniamo la masturbazione.

La masturbazione è peccato.

Però poi ci caschiamo senza rendercene conto, vivendo giornate che sono pure e semplici masturbazioni mentali.

Che te le spari con le mani o con la mente, le seghe te le spariamo nel circoscritto, ristrettissimo campo dell’illusione.

E ci crediamo!


-Credi in dio?
-No, credo in me stesso.
-Quindi cambi il nome dei fattori ma il risultato è lo stesso.
-No, non è vero
-So solo che ti ho posto due domande e hai iniziato le risposte negando.
-No, non è così.
-E siamo a tre.

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità.
Eppure quel giorno stavano tutti sul divano di fronte alla tivvì con la paura della ti bi cci.

Quando lo rimproverava, il padre di un mio grande amico gli diceva sempre: - E porta rispetto. E porcoddio non rìde.

Un giorno tutti saremo famosi per 15 minuti, solo che non ci accorgeremo dell’istante in cui la celebrità avverrà, ci sentiremo scontenti, e chiederemo alla vita di più, sempre di più.
Non è confortante?
È una di quelle sconfitte che vanno addolcite con un bel pranzocena da mecdònald.

Da mecdònald non ci si deve mangiare perché i stanno gli ogiemme.
Nei ristoranti normali non ci si può mangiare perché ci stanno i cibi che creano muco.
Dove cazzo dobbiamo magnà?

E chi ha detto che dobbiamo magnà, la scienza?
La medicina?
Il nostro cervello?

No figliolo.
L o dice la coop.

La coop sei tu.

Sei tu con sei miliardi di euro in meno.
Ma sei tu.

La coop sei tu.
Devi pagà le tasse, ma la coop sei tu.

La coop sei tu.
Devi dichiarà quanto guadagni all’anno, ma sei tu.

Proprio l’altro giorno analizzavo il nome di alcune marche di prodotti alimentari, slogan di catene alimentari e relativi nomi.

Catene alimentari… dal produttore al consumatore…
Mi sono sentito il lucchetto posto sull’ultimo anello della catena alimentare.
Ero felice: chiccazzo si mangia il lucchetto?

Sono strano perché sto leggendo i romanzi di Don DeLirio.

”Tao II la vendemmia”, ”Rigore stanco”, “Merdopòlis”, “Anderdòg”, “Bodipirsìng”, “Reining blòd”, “Grèit gions prìst”, e “L’uovo del cane”.

I romanzi di Don deLirio andrebbero studiati nelle scuole, perché nei romanzi di Delirio c’è tutto il necessario per delirare.

I romanzi di Don DeLirio vanno letti.
Sono meglio dei balletti di Don Lurio il lurido e ancora meglio delle tastatine extra parrocchiali di Don Giacomo (chi sa mi capisce ma, nello stesso tempo, chi sa farebbe meglio a dimenticare).

Una mela al giorno ti toglie di torno.

Babbo natale ti porta regali se stai alle sue condizioni.
Babbo natale è un manipolatore, framassone del 33esimo grado.
Una personalità pericolosa.
Ed è pure comunista.

Alla luce dei fatti, quest’anno dormirete un sonno tranquillo la notte del 24, sapendo che un tizio con un curriculum simile, e relativa fedina penale, farà ingresso a casa vostra mentre siete indifesi?

Come fa a entrare senza che voi ve ne accorgiate?
Essendo massone, dispone del paspartù di tutte le serrature del mondo.
E di potenti anestetici per agire alle vostre spalle addormentate.

Fossi in voi, ogni volta che mi recherei in ferramenta guarderei il negoziante con sospetto; se lui può fare una copia delle vostre chiavi di casa, e può creare una chiave che apre tutte le porte, quale condotta morale potranno mai avere le mutandine di vostra figlia, considerando che sicuramente è complice in contumacia di babbo anale?

Il presepe è ciò che si trova prima della serpe.

L’albero di Natale è un albero che non è tuo.

Che Natale se lo venga a riprendere, con quel nome pretenzioso che si ritrova.

Ok, la colpa è dei genitori, i quali gli diedero quel nome megalomane.

Però, evitate di tenere in casa roba che non è vostra.

I jete alla messa di natale.
Chiedete perdono.
Il perdono arriverà.
Ma non vi sentirete meglio.

Trovate un bravo astrologo, fatevi fare l’oroscopo per il 2012.
E dimenticate.
Se vi dice che andrà male, menatelo.
Solo così potrete avere problemi più interessanti di quelli che già vi siete creati.

lunedì 12 dicembre 2011

NATALE S.S.






Si sta avvicinando il santo natale.
È un periodo un po’ così.
Un po’ acccazzzo.

Se andate su wikipedia rimarrete sorpresi che non è un neologismo.
Acccazzzo singifica niente.

Andate a controllare.

Siete andati?



… proprio il genere di lettori di cui ho bisogno.

Non dovete MAI fidarvi di ciò che vi dicono.
Soprattutto se lo dice il sotto-scritto.
Cioè, uno che si scrive sotto, o che si sottoscrive, che persona può essere?

Dicevo che il natale è un periodo in cui nell’aria vibra un energia particolarissima.
È il motore di questo mondo, perciò dire che vibri “solo” a natale è una stronzata come il 99% delle cose che dico.

In tale periodo, esattamente questa e le due settimane che verranno, il senso di colpa radicato in ognuno entra in sintonia con quello degli altri al punto da rendere il globo una prigione vibrazionale che manco Clint Eastwood, dopo essersi sparato gli ormoni del conte di Montecristo, riuscirebbe anche solo ad avvicinarsi alla porta con su il cartello “uscita”.

“Natale” non è un nome proprio di persona maschile terrone singolare.

Natale è uno stato mentale, come il Texas di Lansdale.

Uno stadio mentale dove suonano rock star psichiche.

È il periodo in cui si soffre la colpa per la morte di Gesù, deceduto per salvarci dai nostri peccati (quali? Che so’ fatto? Personalmente, all’epoca, che ricordi, io non gli chiesi niente, tipo “Ti prego, muori per me, muori per noi”… non so voi…), il periodo in cui si fanno i bilanci, si tirano le somme.

Si tirano i grilletti… non quello della vostra fidanzata.

E si tirano montagne di coca.

COSA HO CONCLUSO QUEST’ANNO?
QUANTO HO GUADAGNATO?
SONO STATO ABBASTANZA BUONO?
HO RAGGIUNTO I MIEI OBBIETTIVI?

Realizzato che gli esiti sono stati più o meno negativi, in concomitanza con la colpa scaturita dal non aver mosso un dito per difendere il povero jesus inchiodatus cristus, gli effetti sono devastanti come un disaster movie di ultima generazione.


Aggiungeteci che ci shtà la crisi e ngì shtanno i soldi pe’ ffa i regali (il metro per misurare l’amore che riceviamo\proviamo per lo esprimiamo in pacchetti col fiocco)

Avevo pensato di scrivere un “Manuale per uscire illesi dal S. Natale”, poi ho pensato che devo mettere il MIO di culo in salvo, perciò i miei segreti li tengo per me.

E per chi me la da.

O per chi mi paga in contanti.
Pagamento anticipato.
E non osate insinuare che sia un fottuto avaro materialista.

LO SONO, PUNTO!

Però, visto che è natale, anch’io sono un semi umanoide, il senso di colpa già attanaglia la ciste che ho al centro del petto (proprio sul chakra della coglionaggine), voglio condividere con voi qualche piccolo escamotàj (si scrive così escamotage, no?).

Innanzi tutto (significa “davanti a ogni cosa”, per essere chiari e concisi come una guinness con le cisti ovariche infiammate) bisogna individuare sotto quale maschera l’ego cela il vostro personale senso di colpa.

TUTTO E’ COLPA, soltanto che ognuno la vede in maniera diversa, pensando che i suoi problemi siano unici, che nessuno (o quasi) possa capirlo, bla bla bla obladì ciucciaquà.

Mettiamo che il vostro simpatico ego vi faccia stare male perché…

Non avete abbastanza soldi per fare i regali alle persone a cui vorreste farlie, soprattutto, i regali che dovreste fare alle persone verso cui vi sentite “obbligati” per vari motivi tra cui… senso di colpa!!!

Dovete focalizzare nella vostra mente un mazzo di banconote da cinquecento euro l’una, alto una decina di centimetri.

Per raggiungere la felicità, uccidere il senso di colpa, il mantra che dovete ripetere è: “Coddio, quelli so’ miei, fanculo tutti”.

È il primo esercizio per elevarsi, riconnettersi col Padre.

Talvolta l’egoismo aiuta.

L’egoismo e l’eco terrorismo.

E il turismo (il terziario va rilanciato).

PROMEMORIA PER ME.
COMPRARE CARTA FORNO.

Scrivevo?
Ah, sì.

Mettiamo che siete preoccupati perché sta finendo l’anno e non avete raggiunto gli obbiettivi che vi eravate imposti, più o meno di questo periodo l’anno scorso, tra cui dimagrire, aumentare il fatturato, scoparvi la cassiera mora della Coop, quella col dente storto che vedreste un gran bene appoggiato al vostro glande, comprare una macchina nuova più veloce, ridare i soldi allo zingaro che vi ha incendiato l’auto vecchia come avvertimento per il secondo ritardo sul prestito fattovi per portare a cena la cassiera (che non ve l’ha data) per la quale avete tentato (fallendo) di farvi il fisico in palestra (entrando nella spirale dei beveroni proteici che vi hanno fatto guadagnare 10kg di tutto fuorché massa muscolare).

Dovete focalizzare (stavolta richiede un po’ di sforzo in più, e so che dopo tutta quella palestra parlare di sforzi, ancora sforzi dev’essere frustrante) una specie di quadro post moderno.

Focalizzate uno zingaro palestrato con un mazzo di banconote in una mano, uno Zippo e benzina nell’altra che sta tentando di tastare il culo a una cassiera mora che dovrebbe mettere l’apparecchio ai denti, al quale ha rinunciato perché s’è sputtanata quel denaro, destinato a rimettersi in sesto tutti e 32 i denti (di cui 3 deceduti, causa carie adolescenziale), in borse, scarpe e per abbonarsi alla Tonic, così da apparire più attraente agli occhi del vostro migliore amico (è a lui che vuole darla, non a voi).

Il mantra è: TUTTO QUESTO E’ UN ILLUSIONE. QUESTO CORPO NON ESISTE, NON PUO’ PROVARE IL DOLORE DELLE FIAMME, IL DOLORE DELLE COLTELLATE ALL’ADDOME, IL DOLORE DELLE PUGNALATE SENTIMENTALI AL CUORE.

Poi prendete lo zippo, la benzina e fate il resto da soli.
A quel famoso monaco servì.
… è finito sulla copertina del primo meraviglioso album dei Rage Against the machine.

Seppur piccola, sempre una vittoria, no?

In effetti, se non puoi goderti onori simili da vivo… ora che ci penso non è poi tutta ‘sta vittoria.

Come maestro spirituale sono una frana tipo L’Aquila.

Mettiamo che le paranoie natalizie nascano dal fatto che sarete costretti a presenziare a una micidiale cena\pranzo riunione coi parenti TUTTI, dalla prima alla sesta generazione, vecchi, decadenti, tristi, denutriti, avvelenati, sconfitti, arresi, inermi, impotenti, che però non hanno rinunciato al piacere di continuare a giudicare voi, le vostre azioni, per il gusto di farvi soffrire.

Focalizzate (senza dargli fuoco) la stanza dove il presunto ricevimento punizione avverrà.

Stipulate la lista di tutti gli ipotetici partecipanti, poi fissateli attentamente negli occhi come l’incantatore aggancia il serpente e ipnoticamente gli ordina: “Ti prego, non mordermi, ci faccio una figura di merda coi telespettatori”.

Li avete fissati uno a uno.

Al centro della sala riunioni dove avverrà l’infausto meeting, collocate un barile di altezza non inferiore al metro e mezzo.

All’interno c’è un liquido verdastro.

Poggiateci il polpastrello del dito indice della mano destra.

Ai ai ai.

Brucia?

Per forza, è acido.

Andate verso la tavola dove gli invitati sono seduti e stanno ridendo di voi, raccontando aneddoti come quello in cui avete raccontato che il polso che vi ha rotto lo zingaro del pizzo era una distorsione subita in palestra mentre facevate il curl art.

Oppure di quella volta che stavate accendendo il forno, vi siete alzati di scatto, avete sbattuto la testa contro lo spigolo del mobiletto e, mentre perdevate sangue e bestemmiavate tanto che i vicini, preoccupatisi per una “allarme rissa” hanno chiamato i carabinieri, per il nervoso avete dato un calcio al vetro del forno (che si è rotto) e vi siete recisi tre tendini più una vena abbastanza importante e, nel frattempo, il vostro cuginetto Luigino si è alzato in piedi mimando la patetica camminata da zoppo invalido incivile di guerra, quando stavate scappando dai carabinieri, i quali vi rincorrevano agitando i manganelli perché pensavano che eravate l’istigatore della presunta rissa che ha allarmato tutto il palazzo e, ciliegina sulla diarrea, s’alza la zia paterna e vi prende in giro, dicendo che vi aveva persino consigliato di comprarci una casa coi soldi del violento gitano, invece di abbonarvi ad vitam alla Tonic, per scoparvi operaie di seconda categoria.

Col sorriso dell’amore, dite ai parenti che vi è venuto in mente un gioco divertente, per fare qualcosa di diverso, evadere dalla monotonia natalizia.

Fateli uscire dalla sala, dicendo di entrare uno alla volta.

Finita di bruciare l’effige d’ogni parente nemico, prendete il barile, uscite in poggiolo e, ogni volta che un inquilino esce in terrazzo per assaporare le sventure della vita sottoforma di smog, rovesciategli parte del contenuto diritto in testa, scagionandovi con un sonoro “Ooops, che stupido”, urlandolo tanto forte affinché tutti lo sentano.

A questo punto, aprite gli occhi.
Recitate questo mantra.

Mamma, papà, nonne, nonni, zii, cugini miei: vi amo più da vivi che da liquidi, perciò penso che quest’anno me ne starò a casa, per il bene della vostra incolumità.

Ripetuto il mantra sei volte, prendetevi delle ferie anticipate, chiudetevi in casa, staccate il telefono.
Non mettete il naso fuori casa almeno fino al 20 gennaio.

Per il problema “fare la spesa” non disperate: è questo il momento che stavate aspettando per iniziare i digiuni purificatori di Ehret.

Non esiste momento migliore.

Non sarà facile.
Io confido in voi.

Di tutto quello che vi ho potuto consigliare, la cosa che più mi preme che vi rimanga stampata in testa è la parola ISOLAMENTO.

Il senso di colpa è forte, l’aria è satura di negatività e intemperie di molteplici nature.

Per risparmiarvi quest’immensa trapatura di coglioni, l’unico strumento di cui disponete è isolarvi dal mondo, tagliare i ponti col prossimo.

Una volta che sarete soli, in silenzio, vi accorgerete che i problemi di colpa, di denaro, di amore, lavoro e salute sono solo patetiche stronzate, confronto al digiuno di 30 giorni.

Come si suol’ dire: sconfiggi un male infliggendoti il male superiore.
Soffrirai, però potrai fare il fico con gli amici del bar.
Ovviamente dal 21 in poi.
Non prima.

… cazzo di proverbio è?
I proverbi sono da saggi.
Per questo non so formularne di narrativi.

domenica 4 dicembre 2011

EGO GEO






Durante gli ultimi stette giorni ho sottoposto il mio culo a una serie di azioni che sarebbero culminate nel rito svolto ieri sera, alle 21 circa, in una zona identica allo scenario delle simpatiche gesta del compianto Pietro Pacciani (se siete psico paranoidi come me, convinti che dietro a quei delitti ci fossero i Rosacroce, come sostiene il buon vecchio Paolo Franceschini non importa, a noi interessa il cazzo di scenario, non il pancione di Pietro o l’occhio sulla piramide dei Rosa).

Il pre-rito consisteva nello scrivere su di un foglio, per settanta volte: IO ANDREA PERDONO TE, MAMMA, PERCHE’ e, di getto, senza pensarci, dovevo schiaffarci delle cose che in passato mi hanno frizzato, tipo “sei stata cattiva”, “non mi hai voluto bene” e i vari bla bla bla che siamo convinti siano/siano stati la causa dei nostri mali.

Sette giorni di quella rottura di coglioni incredibile da toglierti il respiro.
Arriva un certo punto (a me è successo il secondo giorno) in cui, come svegliarsi da un sogno idiota, capisci che sono una massa di stronzate che al tuo ego faceva comodo che TU credessi vere, affinché ti tenesse incatenato alla “piccola folle idea” secondo la quale esiste la separazione, la divisione.

È stato parecchio scoglionante, anche perché, per quei venti minuti al giorno, ti devi mettere a tavolino per mischiare un calderone di merda che non vorresti vedere neanche a 10km di distanza col binocolo.

Nello stesso tempo è comico, mentre si scrive, rendersi conto delle perversioni che la mente partorisce pur di tenerti in uno stato di infelicità.

L’ho detto parecchie volte, lo ribadisco in questa sede: IO SONO FELICE, IO SONO POSITIVO, IO VOGLIO SOLO COSE BELLE, IO VOGLIO STARE BENE, sono cazzatelle che ci fa piacere dire a noi stessi, agli amichetti, ai collegucci di lavoro, per convincerci di ciò che è falso.

FALSO FALSO FALSO

STRONZATE STRONZATE STRONZATE

Bramiamo stare male, è la più meravigliosa tra le droghe legali che esistono, e ne siamo pienamente dipendenti.

Desideriamo rotolarci tutto il giorno nella merda della nostra merda e preferiremmo mille volte questo piutto sto che mangiare il nostro piatto preferito o farci una bella scopata.

Cerchiamo complotti, alieni distruttori di pianeti, genitori che non ci amano, crisi di governo, TUTTO PUR DI POTERCI METTERE NELLA CONDIZIONE DI: CAZZO CHE VITA DI MERDA, E’ UNO SCHIFO, NON POSSO FARE NIENTE, POVERO ME, NO, VI PREGO, LASCIATEMI SOLO, SOLO COL MIO DOLORE, VOGLIO STARE SOLO.

… un vaffanculo, no?

Che ti piaccia o meno, ogni azione che compi è finalizzata a stare male, a sguazzare nel letamaio di te stesso, a crogiolartici per sprofondarci ancora un pochino più giù verso il fondo e amorevolmente raschiarlo.

Ok, non sempre sempre.
Fai conto, almeno il 97%dei casi.

È cushì!!!

È parola di dio, è cosa buona e giusta, cosa buona e giusta!!!!!!

Ieri è successo un miracolo vero e proprio.

A confronto, le cazzatelle che si attribuiscono a quella mai esistita figura storica chiamata “Gesù” sono rancidi salatini dell’Eurospin serviti a svogliati ospiti radical chic presenzianti a una festa di serie –Z con tanto di quadri concettuali (scarabocchi) alle pareti color crema (pus).

Immerso nel poster di Pacciani, sono stato guidato in una piccola meditazione, poi ho dato fuoco ai fogli, separandomi dall’idea che “mia mamma di qua mia mamma di là”, mettendolo letteralmente in culo al mio ego, cioè alla vocina che hai nel cervello e che credi di essere Tu.

La vocina che chiami “sono i miei pensieri, io sono questi”.

Tutti ce l’hanno; se non l’avessi non saresti su ‘sto pianeta a guardarti tutta ‘sta merda.

Mentre venivo introdotto in uno scenario onirico sempre più astrale (a un certo punto ero in una bolla, sospeso nel vuoto, dalla quale vedevo la Terra dall’alto… ero fottutamente sobrio) avvertivo dapprincipio una sorta di malessere, poi esploso sottoforma di inutili, banali pensieri che mi stavano allontanando dal tempo presente.

Dovevo restare lì, fare ciò che stavo facendo, eppure l’ego escogitava sistemi per deviare la mia attenzione su questioni ridicole (cosa mangio stasera? Che ne sarà di me? E poi? E se non funziona? E se domani? E se madonna puttana?)

La prima “fase” di questo miracolo è stata che, nel momento in cui l’ego ha capito che stavo facendo sul serio, da piccole distrazioni buttate lì, ha iniziato a partorire vere e proprie schifezze deliranti, facendomi vivere sensazioni altrettanto deliranti.

Pur di non farmi essere lì, in quell’ADESSO.

A METTERGLIELO NEL CULO UNA VOLTA PER TUTTE.

Finito il rito ho provato un grande malessere; mandare ‘affanculo in blocco tutte le tue assurde convinzioni, tutto “ciò che sono” non è una cosa da niente, è come ammettere IO NON SONO QUESTO CORPO, IO NON ESISTO, TUTTO QUESTO E’ UN ILLUSIONE, NON C’E’ NIENTE DI REALE, NE QUESTI VESTITI, NE QUESTO MONDO, NE QUESTO UNIVERSO.

… pesantuccio, eh?

Ho pianto qualche minuto.

Tendevo a reprimere, poi ho capito che le emozioni represse diventano risse con l’automobilista davanti se non, nel peggiore dei casi, i famosi cancri che poi attribuiamo alle sigarette, alle radiazioni o ai panini di quello stronzone obeso ogm di McDonald.

Mentre tornavo a casa ho avuto l’illuminazione.

Cioè, non mi sono “illuminato” altrimenti, invece di stare qui a scrivere, alle quattro del mattino, sarei in giro a elargire perle di saggezza previo compenso economico a folle di amorevoli disperati.

Via via che i piedi acceleravano, in me si instauravano visioni sempre più tristi, sofferenti, melodrammatiche, un po’ troppo melodrammatiche, quasi da soap opera da casalinga frustrata e…

A – AH: TI HO BECCATO, BRUTTO PEZZO DI MERDA.

Voglio spiegarvela con un episodio dei Simpson; la spiego con un linguaggio che conosciamo tutti.

In una puntata dei simpatici portatori sani di epatite (il loro essere gialli non sono mai riuscito a spiegarmelo diversamente) in sintesi succede ciò: la famiglia Simpson si trova a dover affrontare una serie problemi e nessuno da più attenzioni (importanza) agli animali di casa, ul cane e un gatto.


Durante i primi giorni di quarantena affettiva, per riaccaparrarsi l’amore dei padroni, i frustrati animaletti si giocano la carta “senso di colpa”, lanciando micidiali occhiate languide (puntualmente ignorate).

Sull’orlo della disperazione i teneri pulcisi arrivano addirittura a suonare il pianoforte, a fare i giocolieri.

Arriva la parte bella.

Verso la fine dell’episodio, in abiti umani, si mettono a camminare su due zampe, dicendo con una voce cavernosissima: - VI VOGLIAMO BENE.

N.B. Uso cane e gatto per dare un volto familiare all’Ego, cosicché possiate focalizzarlo in un forma “concreta”.

Come nell’episodio dei Simpson, mentre tornavo alla maison, nell’istante in cui il “mio cane e il mio gatto” hanno capito che non me li stavo inculando di pezza (equivale a isolare i pensieri)… che hanno fatto?

SI SONO MESSI ABITI UMANI, HANNO CAMMINATO SU DUE ZAMPE E HANNO DETTO: TI VOGLIAMO BENE.

In sintesi:
smascherato l’ego l’ho visto per quel che è: un pietoso scemo senza senso che fa di tutto per attirare la tua attenzione.

Io, tu, TUTTI crediamo di essere il nostro ego.

Una volta che lo individui, gli dai un nome, inizi a percepirlo come “entità separata” crei una sorta di barriera tra ciò che sei (chiamatela “essenza”, chiamatela “anima”,fate come cazzo vi pare) e ciò che credi di essere (appunto, l’ego).

Più vai avanti nello smascherare l’ego, più crei separazione.

Arriva un momento, nel mio caso è stato ieri, che sei talmente lontano dall’ego che puoi vederlo in tutta la sua interezza: una cazzata!

Un bambino scemo, cattivo e viziato che fa di tutto purché tu gli dia retta, affinché possa manipolarti, facendoti fare ciò che LUI dice, contro la tua volontà.
Mamma mi compri il gelato? No? ECCO LO SAPEVO, SEI CATTIVA, NON MI VUOI BENE, BLA BLA BLA… sensi di colpa a mille; è l’unico modo di “punirti” che l’ego conosce, quando non soddisfi i suoi infantili capricci.

È stato sconcertante vedere come si arrampicasse sugli specchi, camminasse su due zampe, facesse il giocoliere, bestemmiasse patetici capricci pur di GUARDAMI, GUARDAMI, GUARDA COME SONO BRAVO, GUARDA COME SONO INTERESSANTE, IO SONO TE E TU SEI ME!!!!!

Ho pensato a tutti questi anni in cui sono stato schiavo di questa cazzata.

Ho pensato a questo mondo, a come cazzo lo abbiamo creato e ridotto… grazie a quel bambino scemo.

Poi ho riso.

E mi sono sentito fottutamente meglio.

Tendo a precisare: fin quando saremo incarnati in questo corpo fisico non potremo mai, MAI DISTRUGGERE DEFINITIVAMENTE L’EGO, neanche illuminandoci come un maestro.

Perché è ciò che siamo: ego incarnati in un corpo fisico che crediamo reale.

L’unica cosa che possiamo fare e prenderne le distanze, guardarcelo, farci una bella risata e poi diventarne alleati.

L’ego non è proprio merda merda; è come dinamite.

Puoi usarlo per creare o per distruggerTI.

È pura energia senza polarità; sei tu a polarizzarla in “positivo” o “negativo” e a usarla a tuo vantaggio/svantaggio (anche se odio questi aggettivi tipo “positivo e negativo”, perché sfociare nelle puerili pippe niueig dei miei coglioni è facile e rende tutto iper sminuito).

Se non altro, venerdì sera ho visto a teatro monsieur Antonio Rezza (lo spettacolo era Pitecus).

A spezzoni, su iutubb, avevo visto praticamente il 90% di Pitecus, ma è stato incredibile lo stesso.

Divertentissimo.

Se vi capita, andatelo a vedere, anche solo per sentire la sua voce e godere di come occupa lo spazio sul palco.

Ora vado a rimettermi a letto; avevo bisogno di buttare su carta tutta ‘sta robina.

Buonanotte.

Anche a te, mamma.

Ti voglio bene.

E te ne vorrò sempre.

lunedì 28 novembre 2011

ELLO' WORD, DIS IS MI







MA TI DICO LA VERITA’, GUARDARMI IN GIRO PER LA STANZA, E DARE AUTOMATICAMENTE PER SCONTATO CHE TUTTO IL RESTO DEI PRESENTI SIANO MENO CONSAPEVOLI DI ME, O CHE LA LORO VITA INTERIORE SIA IN QUALCHE MODO MENO RICCA, MENO COMPLICATA O PERCEPITA CON MENO INTENSITA’ DELLA MIA, MI RENDE UNO SCRITTORE MENO BRAVO. PERCHE’ SIGNIFICA CHE LA MIA SARA’ UN ESIBIZIONE PER UN PUBBLICO SENZA VOLTO, INVECE CHE IL TENTATIVO DI FARE CONVERSAZIONE CON UNA PERSONA.

Basta questa frase per estrarre dal portafogli, a Quor squartato 18,50€ e comprare le prove, la testimonianza, che per una bella manciata d’anni abbiamo calpestato il suolo terrestre contemporaneamente a una delle più grandi, belle, esorbitanti, amorevoli, geniali teste fluorescenti della storia conosciuta dell’umanità.

Il testo è la trascrizione di 5 giorni di interviste on the road fatte da David Lipsky (scrittore iper acculturato e intelligente, del quale non è stato tradotto ancora niente) al mitico DFW, durante la tournee in giro per l’America per promuovere quell’imprescindibile, monumentale capolavorone della narrativa (e non) che è “infinite jest”.

Viene fuori un auto ritratto… boh.
Come poterlo raccontare?
L’ho letto in 2 giorni… ci sarà un motivo, no?
Se leggi 400 e rotte pagine in 48 ore può essere per variii e piii motivi.
I miei sono: è un libro divertente, commovente, profondo, geniale, riflessivo e fottutamente semplice, caratteristica che alla maggior parte dell’opera wallassiana manca; non so se avete presente…

Dietro quella geniale bandana mi aspettavo una persona diversa.
Leggendo racconti, soprattutto saggi del vecchio DFW mi ero fatto un idea diversa, rispetto a come Egli si percepiva, come interagiva nel mondo dei mortali.

Ok, non la tiro alla lunga.
Fate in modo di leggerlo.
Fatevi un regalo, anche se non avete mai letto niente del compianto david.

Detto questo: perché volete mettermi a credere che un numero, moltiplicato per zero, dia come risultato zero?
Dal basso della mia ignoranza penso: se ho un numero (x) e lo moltiplico per 0, cioè per niente, MOLTIPLICO PER NULLA, cioè non lo moltiplico, il numero (X) dovrebbe rimanermi lì tra le mani, no?

Mettiamo: ho 1 cazzo.
Se non lo moltiplico mi rimane in mano un cazzo… solo che ho sbagliato paragone, non avere in mano un cazzo significa = 0, quindi avvaloro la teoria che un qualcosa, moltiplicato per zero dia come risultato zero.

…?

Ste cose mi tengono sveglio la notte (poi critico gli psicofarmaci).

Riprovo a spiegare.

Se possiedo qualcosa e lo lascio lì, rimane invariato, no?


Il punto è: cazzo me ne frega del punto?
Perché la nostra vita è una maratona verso l’auto complicazione reiterata di sé?

Perché l’ego è così stronzo?
Presumo: perché se inizi a scioglierlo a lui girano i coglioni… e ti tenta.
Ti tenta in mille modi diversi… o è quel che credi: sei tu che percepisci un “diverso” tranello, in realtà l’ego agisce con una sola modalità chiamata: TIENITI VIVO.

E sta parlando di sé, no di te.

Non è come il pupazzo di Chuck norris che ha due modalità, cioè “uccidi” e “distruggi”.

Non so se avete capito; se qualcuno ha capito me lo faccia capire; che faccia capire a uno che non ci ha capito un cazzo.
Ve ne sarei molto grato.

Sono passato da 900 lettori alla settimana 160.
Se non è incomprensione questa!

Sono assente da “quel” film collettivo sociale.
Come procede?
Che dice Berlusconi?
A che punto è la crisi?
Chi è che comanda adesso?

Non mi interessa, grazie.
… allora cazzo lo chiedi a fare?
Significa che in realtà ti interessa.
No, ma che, ma de che.

Scusatemi, sono tornato un attimo in me, c’era scritto sul foglietto, alla voce “effetti collaterali” che sta roba sarebbe successa, farsi domande e rispondersi nelle veci di un altro che non esiste.

Se succede anche a te che non prendi farmaci per curarti il cervello allora è grave.

Inutilmente criptico è il primo aggettivo che mi viene in mente.

Poi acqua.
Poi seitan.
Poi fanculo la salute.

Su questa trinità potrei costruirci una mia personale religione, da divulgare alle masse, così da lucrarci e controllarle.
Non dovrebbe essere così difficile; se c’è riuscito quello dei mormoni ci riesco anch’io.

http://www.youtube.com/watch?v=diYVEgDfOws
io e Camillo abbiamo dato vita a questo duo per celebrare la bellezza dei radical chic.

L’apice della genialità in questo idilliaco quadretto dell’universitario di provincia medio è il potere che ha di farti immaginare una fila, tipo al supermercato, di gente che aspetta il proprio turno per potersi fare una canna CON gimmorrison, sulla sua tomba a perlashès.

Perlashès = PER l’ascesso?
Di chi?
Chi ha l'ascesso.

E' la domanda sbagliata.

Perlashès = X l’ascesso.

Se lo moltiplico per zero...
No, ancora matematica personalizzata.
Altamente sconsigliato.

La settimana prossima vado a vedere Antonio Rezza a teatro.
Non vedo l’ora.

Per ora, vado a farmi una corsa, però prima voglio lasciarvi in compagnia delle preziose verità di un maestro illuminato a me carissimo: SALVATORE MARINO.

http://www.youtube.com/watch?v=5dlVbj8yr9A

… e la verità vi renderà liberi.

lunedì 21 novembre 2011

EYES WIDE VENICE







Accedere a word è impossibile, davvero un software del cazzo.
Non dovrei iniziare un post con un giudizio, tantomeno con la fottuta negazione all’inizio di questo periodo sintattico.

Villafranca, posto idelae per invecchiare, per rimanerci, in tutti i sensi.
Favorisce un certo tipo di meditazione motoria (si può fare camminando).

L’altro ieri siamo andati a Venzia.

Gran posto, soprattutto per pagare le cose.
25€ per il privilegio di posteggiare la macchina la dice lunga sul metro di giudizio applicabile ai tutt’altro che ridenti indigeni autoctoni della zona.
In compenso c’è.
L’acqua c’è, quanta cazzo ne vuoi.
La paghi, in vari modi.
Però c’è.

Venezia è una gran città perché ci sono tanti negozi.
Vuoi fare shopping all’aperto perché non hai voglia di rinchiuderti in un centro commerciale?
Tolto il fatto che il mondo è diventato uno stramegaiper centro commerciale all’aperto (per come lo percepiamo noi ottimisti), è davvero come diceva il compianto Bill Hicks: IL MONDO E’ IL TERZO CEN TRO COMMERCIALE DAL SOLE.

Atmosfera è mooolto suggestiva; se guardi ad altezza uomo vedi negozi, cinesi, vie e maschere. Poco poco alzi gli occhi – e te lo concendi – sei catapultato ad almeno 300 anni addddietro.
La bellezza fondamentale di Venezia risiede in una alzata di sguardo, la metafora del perché ci siamo incarnati ora, qui, in questo corpo/veicolo per vivere l’esperienza che chiamiamo “vita”.

All’inizio non puoi non rimanere affascinato et conquistato dalle centinaia di maschere che dolce prepotentemente invadono tutto il campo visivo (181° se non sbaglio).
La vera magia avviene quando non ci fai più caso perché ne hai i coglioni pieni.
Come tutte le cose, è bello per un po’, poi basta, echeccazzo.

Buttandola sulle psicopippe direi: quando non guardi più le maschere, o credi di non vederle più, esse iniziano ad agire sull’inconscio.
Cioè su te.

Siamo abili, semi consapevoli travestimenti.
Chiamiamola maschera, chiamiamolo ego, non cambia niente.
Perennemente mascherati (con gusto, e CHE gusto).
Giriamo, facciamo, diciamo, sperimentiamo, blabla blabla blabla.
L’esperienza è filtrata attraverso i buchi degli occhi, eppure pensiamo E’ COSI’!

A volte ce lo ricordiamo ma… anche il ricordo viene filtrato tra gli spazi di plastica.

Camminare per le strade di Venezia è un promemoria fisico, diretto, semi palese del senso della vita.

Quando credi di non vedere più maschere in realtà le stai guardando, solo che ti illudi di non volerle più guardare, perché le hai già viste, perché sono tutte uguali.
In realtà sono lì, ti guardano.
E le vedi.
Porca troia se le vedi

Ogni angolo, ogni anfratto, un promemoria simbolico diretto.

I simboli hanno il potere di parlare DIRETTAMENTE all’inconscio. L’inconscio è la modalità mentale che ha il sopravvento, sebbene crediamo che sia la mente conscia a fare tutto il lavoro.

Bella illusione nell’illusione.

Venezia è un continuo dialogo diretto con te stesso…
Ance se credi di non accorgertene.
Anche se credi che comprare, bere, guardare, camminare distolga l’attenzione da un fondamentale discorso.
Compra, cammina, osserva, illuditi di rimanere nel “conscio”.
L’inconscio prende il sopravvento, ha tutto il potere di vibrare a ruota libera e, anche se fai quel che fai, fidati che non sei mai sto più conscio di sognare di adesso, che cammini per ponti, nebbia, turisti, canali.

Le voci unite formano un gran boato.
Il boato è il metro di giudizio che hai di te stesso.
Confusionario?
Proprio ciò che pensi di te stesso.
Un ampio specchio.
A cielo aperto.
Tu sei quello.
Io sono quello.
E quando toglieremo il velo della “separazione” (io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete, essi sono) tutto apparirà com’è: il NON essere.

Venezia è pura illusione, come il resto.
Soltanto che è più facile percepirlo, tra un gondoliere, una bestemmia e un negozio di maschere.

Le maschere ti fissano e parlano.
“Guardami, non sono qui, sono una proiezione. Mi vedi sullo scaffale, sull’espositore… ma sono sul tuo viso. IO SONO TE”.

N.d.r. A Venezia ho bevuto ma non stavo sotto cartone, seppur è stato un trip.
Ora che mi sono giustificato, ricomincio quest’altro trip, mentre scrivo sul cesso di casa.
Tavoletta e coperchio abbassati.
… la curiosità di sprofondare mentre tiro l’acqua è tanta.

Per chi legge le mie intriganti cazzatelle, è palese che uno dei miei 409.853. film preferiti (li ho contati) è Eyes Wide Shut.
Immaginate quante volte rivedevo/rivivevo fotogrammi di quel film, un passo dopo l’altro.
Da buon essere socializzato, dotato di inconscio formato prevalentemente da film celluloidei era impossibile non avere davanti le massoniche, rituali scene di quel cazzo di pellicolone.

Io tu egli, noi voi essi, percepiti esterni, incorporei, artificiali, a guardare io tu egli, noi voi essi, dal basso di uno scaffale, dall’alto di un piedistallo.
Una metafora post moderna dell’ego: “io” che mi guardo attraverso me stesso percepito esterno, anche se lo so.
Anche se non so.
Anche se non c’è niente da sapere.
Anche se lo sai.
Anche se non te ne importa.
… ma anche no.
Venezia è la città esotica per eccellenza; il 90% degli asiatici presenti sul pianeta terra vive e lavora a Venezia.
O gestiscono un locale (subire PASSIVO) o vi lavorano (subire ATTIVO).
Il cliente assapora ciò più o meno consapevolmente.
A discrezione dell’usufruitore!
Per quel che significa.

… non significa niente?
La tua vita sì!
Guarda un po’ che presuntuosetti!!!

L’abbondante uso di punti esclamativi è dovuto al fatto che devo sempre, comunque giustificarmi.
Perché non ho le palle di ammettere che sopra al cesso si sta fottutamente bene, anche se non ho le braghe calate.
Sto facendo un uso sconsiderato dell’invenzione comunemente chiamata WC (in realtà, se voglio usare correttamente l’aggettivo “comunemente” dovrei parlare di “cesso” o al limite “luamàr” per rimanere nel circoscritto campo semantico veneto… dipende da quanto sia sporco l’ambiente; per chi non lo sapesse, “Luamàr” significa “Letamaio” in cirillico).

Il cirillico è la lingua di quale popolo?
So un sacco di paroloni nel senso che conosco pronuncia e ortografia ma, all’atto pratico non pratico.
Il buddismo fai da te lo lascio agli schiavi della soka gakkai.
DAMMIOOILRECCHION, DAMMIOOILRECCHION.
Ripetilo cento volte.
E vincerai il premio.
Chiamasi “iperventilazione”.

Un altro parolone che conosco senza saperlo.
Il gioiello della cultura appena pre internet.
La rosa purpurea del Cazzo.

Cammini, ti ritrovi in un vicolo e non puoi proseguire.
Perché c’è l’acqua.
E ci godi.
UAUU, SONO A VENEZIA: DOV’E’ CHE C’E’ IL VETRO?
Devo andare a Murano.
Mur-ano: un muro di culo.
Un muro nel culo.
E c’era tanto di chiesa con piramide con l’occhio che tutto vede.

Gli elementi fondamentali sono TERRA, FUOCO, ARIA, BANCOMAT.
Venezia rappresenta l’acqua, ciò di cui sei fatto al 70%.
Non so se la percentuale è giusta, la scienza ufficiale sostiene che siamo fatti al 70% di acqua.
Venezia è lo specchio nello specchio e il tuo corpo riconosce l’abbondanza di questo elemento riproposto “esternamente”.
Metteteci che era freddo, avevo le mani ghiacciate, sono entrato in un bar, poi in un altro, ero a Venezia ed ero composto al 70% di Vodka, Ceres e Kilkenny (astutamente ne ho ordinata una in due ma l’ho bevuta quasi tutta una in uno).
Non abbiamo nemmeno pagato le patatine al pomodoro, così imparano ad avere cento gusti di patatine tutti alla carne, tipo pollo e limone.

Io sono vegetariano; se mangio la carne Ehret mi si incula.
Sai che dolori?!
No, no, no, non si fa.
E non devi lasciarti fare.
È la sacra legge mistica del culo.

Il nocciolo del discorso è ANDATE A VENEZIA.
Vi consiglio di prendere il treno perché i parcheggi costano come l’affitto mensile di un appartamento al centro di suddetta città.

Suggestioni, simboli, dialoghi diretti col sé, masturbazioni dell’ego a go go.
Venezia è questo e altro.
Un tuffo nel passato che non esiste.

Ad un certo punto ho persino avuto la presunzione di escogitare l’artificioso stratagemma del convincermi di percepire un Deja vu secondo il quale la camminata che stavo facendo l’avevo già fatta circa 300 anni prima, nello stesso posto, sulla stessa strada dove stavo camminando quando ho avuto l’impudente bisogno di escogitare l’artificioso stratagemma grazie al quale mi sono convinto di percepire il Deja Vu, un termine che conosco anche se non so un cazzo di francese.

… perché, i francesi sanno qualcosa del francese?
Presunzione.
Come fai a sapere qualcosa riguardo qualcosa che non c’è?

Non c’è nessun liffuori.
Non c’è nessun io, tu egli noi voi essi.
Non c’è nessun LORO.
Il “c’è” c’è perché ci siamo auto educati affinché esista, così da poterlo percepire e…

No.
Basta dare perle ai porci.
Questo giro mi illumino.
Giuro.
Non posso tornare un'altra volta su questo cazzo di pianeta, mi sono anche rotto i coglioni.
Basta.

Mi aiutate?
Se volete che Andrea si illumini questo giro, telefonate al numero in sovrimpressione o mandate un sms al numero 5432/5435343464.
Vota e vinci.
In palio prendo quello che ha preso quell’altro.

… ci sono ricascato.